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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
Gianfranco Colasante
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Saro' greve / Scuserete se ancora amo gli "infiniti silenzi"

Sabato 22 Luglio 2017

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di Vanni Lòriga

Considerato che questa rubrica è scritta in prima persona vi racconto un po’ di fatti miei e, in particolare, il mio personale rapporto con la velocità italiana. Un tipo di relazione che ebbe inizio una ottantina di anni fa, quando fra i migliori azzurri si distingueva Antonio “Tonino” Siddi. Sassarese, era in Sardegna praticamente imbattibile, salvo quando una volta, sulla pista dell’Acquedotto, fu eccezionalmente superato da un certo Giacomo Tortu, gallurese come me. Avrò modo di riparlarne. I primi velocisti “continentali” che vidi in azione furono Orazio Mariani e Carlo Monti, in un incontro Italia-Germania disputato allo Stadio (allora) Mussolini di Torino il 15 settembre 1940.

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I sentieri di Cimbricus / Alle fonti disseccate della memoria

Sabato 22 Luglio 2017

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di Giorgio Cimbrico

Anni fa, uno storico della cultura scrisse che il cervello umano aveva esaurito la sua potenza creativa, quel che un filosofo chiamava lo slancio vitale. Si riferiva alla letteratura, alle arti plastiche, alla musica. Credo di poter esser d’accordo: la musica è morta con Richard Strauss, la pittura con Francis Bacon, la letteratura tira avanti: Roth, Coetzee e la povera Gordimer non hanno venduto come Dan Brown. Meno male. Un simile disseccamento delle vecchie fonti è stato subito da chi, come noi, ha vissuto, da appassionato voyeur vicende che ormai sprofondano in un tempo che tentiamo di trattare come argenteria di Sheffield, usando i migliori prodotti in commercio. Nel caso, qualche preziosa sostanza: la memoria, la capacità di non dimenticare, di non farsi travolgere dall’onda sporca di chi accusa questi indefessi conservatori a una certa propensione da robivecc.

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I sentieri di Cimbricus / Modeste proposte: il futuro e' adesso

Venerdì 21 Luglio 2017

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di Giorgio Cimbrico

Il nuoto – anzi, le discipline acquatiche – hanno saputo fare il salto di qualità, si sono adeguate, sono moderne, al passo con i tempi. Mica come l’atletica che è vecchia, con le ragnatele, la polvere del tempo, etc. L’altro giorno, cambiando canale (zapping, mai) mi è capitato di vedere una gara in cui si alternavano un tuffatore da un metro e una tuffatrice dai dieci metri. Deve essere l’ultima invenzione che segue le staffette miste, il sincro ambosessi (essendo di una certa età, preferisco ancora i film con Esther Williams) e i tuffi che continuano a moltiplicarsi come i pani e i pesci o il vino alle nozze di Cana. Gesù – per sfortuna sua - non prendeva lo straccio di un diritto tv.
 

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Cinque Cerchi / Nuoto: Federica batte Pietro 33 a 32

Giovedì 19 Luglio 2017

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di Gianfranco Colasante

Tra pochi giorni, con l'inizio dei Mondiali di Budapest, il nuoto italiano valuterà il suo stato di salute del dopo Rio, aprendo nel contempo il dossier Tokyo 2020 che già conta su diversi giovani molto interessanti, come il 17enne ranista Nicolò Martinenghi. Su tutti regna ancora Federica Pellegrini (foto tratta dal suo profilo Istagram) che alla soglia dei trent'anni è a caccia del settimo sigillo mondiale (consecutivo). Arriverà o meno a Tokyo, però non è dato sapere. Ma se il Giappone è ancora lontano, l'occasione iridata è propizia per esaminare quanto hanno saputo fare i 253 nuotatori italiani fino ai Giochi del 2016. L'esordio, se vogliamo chiamarlo così, avvenne nel 1900 all'ombra della torre Eiffel, nelle acque non proprio limpide della Senna. Due furono allora gli italiani presenti: il piemontese Paolo Bussetti, settimo nei 200 dorso, e il comasco Fabio Mainoni, sesto negli insoliti 4000 metri stile libero.

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Opinioni / Il caso Zaytsev e la follia di un paio di scarpe

Mercoledì 18 Luglio 2017

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di Carlo Santi

Con questo articolo inizia la sua collaborazione a sportolimpico.it Carlo Santi, giĂ  inviato del Messaggero e autore di numerose opere sulle Olimpiadi

Un paio di scarpe da non calzare, con tutto quello che ne consegue in termini economici perché di soldi si parla, cambia lo sport. O meglio, cambia troppe regole. Il caso di Ivan Zaytsev, il pallavolista azzurro che non vuole calzare le Mizuno, che sono le scarpe dello sponsor della Federazione, ma le Adidas, rappresenta una vicenda che sa di follia. E di questa follia se ne occupa addirittura il vertice dello sport italiano. Giovanni Malagò, che del CONI è il presidente, tra una riunione di Giunta e un Consiglio nazionale trova il tempo di parlare di scarpe. La Federvolley appare bloccata per Zaytsev, prima cacciato dal ritiro della nazionale prima di tentare un altro disperato modo di farlo tornare.Tutto chiaro, tutto davvero chiaro. Ogni atleta ha il suo sponsor e nelle occasioni che contano - l’azzurro in primis - vuole indossare quell’abbigliamento. Ci sono contratti da rispettare e la squadra passa in secondo piano. Parliamo di squadra per ogni disciplina, anche quelle individuali poiché quando si è in azzurro c’è un team unico e di quel team tutti ne fanno parte.

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