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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

   Direttore: Gianfranco Colasante    info@sportolimpico.it

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I sentieri di Cimbricus / Nel labirinto dei voli senza ritorno

Mercoledì 28 Gennaio 2020

 

cerdan 2 


"Pescando da un archivio in cui la commozione non è appiccicata come un malfermo francobollo, un paio di queste pagine. Lassù nessuno li amava. Quaggiù tanti."


Giorgio Cimbrico

Yves du Manoir, Aleksandr Obolensky, il Grande Torino e Cerdan in quel crudele 1949, il Manchester United, i nuotatori azzurri diventati i Caduti di Brema, la squadra cilena di rugby delle Ande (qualcuno sopravvisse, …), gli olandesi del Suriman, lo Zambia, la Lokomotivi Jaroslav di hockey su ghiaccio, Camille Muft, Alexis Vestine e Florence Arthuad (nuoto, boxe e vela di Francia tutti assieme su un elicottero maledetto), la Chapecoense brasiliana, ora Kobe Bryant: i voli senza ritorno iniziano dal tempo del biplano di uno dei più eleganti rugbysti di Francia, proseguono con il principe russo giustiziere degli All Blacks che perde il controllo dell’Hurricane su cui si allenava per dare una mano alla sua nuova patria, mietono vittime quando l’aviazione si apre al trasporto prima dei privilegiati, poi del grande pubblico.

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Duribanchi / Il ragazzo che faceva invidia agli Dei

Martedì 28 Gennaio 2020

kobe-2 

“Kobe era di tutti. Di quelli che lo amavano e di quelli che ‘sportivamente’ aveva punito. Era troppo bravo, troppo ‘bello’ da vedere, troppo determinato, troppo vincente per non innamorarsene. Che infinita tristezza.”

Andrea Bosco

Cara pallacanestro, te lo sei “ripreso”. Lui ti amava, visceralmente. Ma anche tu divinità del parquet lo amavi probabilmente troppo, per sopportare di non vederlo più protagonista. La vita sa essere meravigliosa e contemporaneamente atroce. E gli dei, come spiega Erodoto, sono sempre lì, corrucciati ed “invidiosi” della fama e del successo degli umani. Ma voglio pensare, cara pallacanestro, disciplina intelligente, disciplina da “scacchisti”, disciplina dove l'impossibile, a volte diventa “possibile”, dove la leggenda possono scriverla anche i Davide come Hickory e non sempre i Golia, tu abbia voluto riprenderti Kobe per troppo amore.

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Fatti&Misfatti / Una notte di pentimento, ma a voi che ve ne fotte?

Lunedì 27 Gennaio 2020

 

kobe 


La morte di Kobe e di sua figlia ci ha rubato la voglia di non guardare più nella bottega dei barbieri di cestolandia, in Italia dove cercano il mago di Oz per qualche dollaro in più e lasciano morire i vivai dove imparò il Bryant delle meraviglie.”

Oscar Eleni

Sperduto in un fiordo islandese per non rispondere alla coscienza sporca che ci ha fatto rifiutare un commento sulla morte dei Kobe Bryant, rubato dagli dei, portato via nel rogo del suo elicottero privato. Eravamo sotto choc quando è arrivata la chiamata dal capo dello sport al Giornale. Non riuscivamo a pensare. Destino infame, ma perché, insomma tutti tormenti che ti prendono quando trovi che la morte ha un suo codice e non rispetta niente, l’età, il censo, insomma la livella. Erano le stesse cose che pensavamo quando ai tempi della Voce montanelliana eravamo stati precettati nel giorno in cui i giornali non escono perché il pilota che amavamo di più, Ayrton Senna, bravo al volante, stupendo come essere umano, era andato oltre una curva maledetta.

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Fatti&Misfatti / Mani di pietra e cuor di gelatina

Sabato 25 Gennaio 2020

 

basket-rete 


"Tira brutta aria anche nel basket Armani che anche fra gli applausi nelle sfilate di Parigi scopre i dolori del suo allenatore presidente che ora è sotto il fuoco alimentato dai ser biss."

Oscar Eleni

Sui bellissimi pony olandesi di Connemara, nella speranza di vedere le cose con gli occhi dello splendido poliziotto Gleeson nelle sue ore felici. Qui, invece, c’è aria grama, quasi più che alla previdenza giornalisti sentendo i candidati, e puoi essere linciato per una chiamata al citofono, puoi tirarti gli stracci a mezzo stampa se il tuo fioretto ti sembra più bello di quello della rivale che ha vinto, battendoti, alle Olimpiadi. Grandi vecchi, giovani fenomeni come la tennista quindicenne che domina a Melbourne dove il tb a 10 salva Federer, ma continua a non piacerci.

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Fuorisacco / C'erano una volta i medaglieri

Sabato 25 Gennaio 2020


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Con lo spegnimento del fuoco non si concludono più i Giochi e tanto meno possono ritenersi definitivi i medaglieri. I casi di Pechino 2008 e Londra 2012 - rielaborati con i nuovi criteri di indagine - sono a dimostrarlo. In attesa di ...


Gianfranco Colasante

 

Il CIO non li ha mai voluti, anche se poi ha finito con l'accettare l'inevitabile. Sto parlando dei medaglieri, croce e delizia di ogni edizione olimpica. Quelli che in breve sintesi promuovono o condannano. Anche se poi sono solo un specchio deformante della faccenda. Considerato che porre sullo stesso piano gli oltre 200 CNO che aderiscono/sono riconosciuti dal CIO (è in arrivo anche la Città del Vaticano, ...) appare esercitazione sconsiderata e staccata dalla realtà. Da qualche tempo c'è poi un altro fattore di pesante instabilità. Mi riferisco a sua maestà il doping i cui casi - in crescita esponenziale - obbligano a un costante aggiornamento. Per capirci qualcosa partiamo dai dati certi, quelli che il CIO ha diffuso a fine anno.


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