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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -
Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)

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ISBN 978-88-909166-0-1
Pag. 352  -  Euro: 20,00



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Atletica / Europei '14: considerazioni finali

Domenica 17 Agosto 2014

Si concludono gli Europei. Qualche riflessione. Ultima giornata all’insegna di Daniele Meucci che vince l’oro nella maratona, alla seconda esperienza sulla distanza, e raddrizza una barca che aveva la prua a fior d’acqua. Una gara esemplare, costruita con passaggi regolari e decisa tra il 30° e il 35° chilometro quando, rotti gli indugi, il pisano ha prima ripreso il battistrada polacco (Chabowski) e poi si è avviato da solo al traguardo tagliandolo con 52” di vantaggio sull’altro polacco Shegumo. La giornata si è chiusa con un quarto posto inatteso, e qualche rimpianto, da parte della staffetta veloce femminile, la gara che ha chiuso la rassegna continentale. Il bilancio presenta tre medaglie complessive, quindi, per l’Italia due delle quali dalla strada. Un po’ poco, ma non tanto da avviare i processi. Piuttosto delle riflessiono, in particolare in direzione tecnica, dove le carenze appaiono pesanti. Siamo molto lontani dalla fine degli anni Ottanta, quando agli Europei gli azzurri vincevano 10 medaglie nel 1986 (ultima edizione di Nebiolo) e 12 nel 1990 (prima di Gola che raccoglieva frutti seminati da altri). Poi, nel giro di pochi anni, partiva una progressiva involuzione tecnica alla quale non poteva dirsi estraneo l’attuale presidente Giomi, per un quindicennio vice di Gola con competenze proprio sul settore tecnico.

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Calcio / Tavecchio, un presidente a sovranita' limitata?

Mercoledì 13 Agosto 2014

(gfc) Bisognerebbe ricorrere a Pirandello per cercare il bandolo della matassa che, in un marasma colloso di (falso) moralismo e di (reali) cattive intenzioni, alla fine ha consegnato la poltrona della FIGC a Carlo Tavecchio. Dopo settimane di recite, dove tutti facevano a gara nell'apparire piĂą indiganati degli altri, una gaffe tira l'altra, lunedì scorso Tavecchio ha raccolto il 63,63% dei voti, ha spaccato la serie A piĂą di quanto giĂ  non lo fosse, ha rafforzato il suo potere tra i dilettanti (si fa per dire) e i Pro, ha messo nell'angolo il CONI, incautamente andato oltre le sue competenze (ma si può sapere chi è che consiglia Malagò?). Tutto secondo il copione dettato dalla logica piĂą cinica, in barba alle banane e ai vari Oswald. Era questo che si voleva parlando di riforme del calcio? Che Tavecchio sia o meno inadeguato a quel ruolo ognuno resterĂ  delle sue idee. Si può però sin da subito affermare che sarĂ  un presidente a sovranitĂ  limitata, schiacciato tra quanti lo hanno aiuto a vincere (tanti) e il risentimento di quanti si sono trovati a perdere (pochi). Quello che stupisce è che quanti lo hanno additato come il nemico pubblico n. 1 erano gli stessi che lo hanno tollerato per quindici anni a capo di quello che dovrebbe essere il serbatoio del calcio nazionale, la Lega Dilettanti.

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Amarcord / Europei 1946: quel lungo volo verso Oslo ...

Martedì 12 Agosto 2014

brera(gfc) Cominciano oggi a Zurigo gli Europei d'atletica. La storia da raccontare ha come sfondo l’estate 1946. E mi piacerebbe la leggessero anche i giovani azzurri volati da Fiumicino a Zurigo. “Erano i giorni – come scrisse Gianni Brera – in cui avere i calzoni malconci non era grosso disonore ancora, perchĂ© l’importante era averli”. Da poche settimane un referendum – dopo due anni di guerra civile – aveva stabilito che l’Italia sarebbe stata una repubblica. L'Europa era un immenso cimitero sul quale era scesa, come la chiamò Churchill, una impenetrabile e grigia cortina di ferro. Era l’agosto del 1946. Ad Oslo si disputavano i terzi campionati europei di atletica (i primi s’erano tenuti a Torino nel ’34). Da pochi mesi nello sport s’era costituito il binomio Giulio Onesti / Bruno Zauli, due personalitĂ  non sempre in sintonia, ma che si rispettavano pur senza amarsi e che ricostruiranno assieme l’intero sport italiano. Il CONI, con diverse federazioni tra cui la FIDAL, era tornato nei malsani sottoscala dello Stadio Nazionale, al Flaminio, appena riconsegnati dagli americani. Il Foro Italico, come si chiamava ora il Foro Mussolini, era stato requisito per ospitare le salme dei caduti americani in attesa del rimpatrio. In quello scenario, grazie soprattutto ai contatti di Zauli e del conte Alberto Bonacossa (membro italiano del CIO), il rientro internazionale dell’Italia sportiva avverrĂ  proprio a quegli Europei. Il solo paese tra gli sconfitti a figurare sulla pista in terra dello stadio Bislet. 

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Vintage / Gianni Del Buono: quando il mezzofondo parlava italiano, ...

Domenica 10 Agosto 2014

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Tra i giovani più attesi a Zurigo della fin troppo affollata squadra azzurra figura Federica Del Buono, vera figlia d’arte: nello specifico di Rossella Gramola – mezzofondista da 4’16” che l’allena con slanci materni – e Gianni, grande protagonista del mezzofondo europeo, in anni nei quali la corsa medio/lunga aveva ancora cittadinanza nel nostro continente. Grazie ai notevoli progressi di Federica, si è così tornati a parlare di Gianni Del Buono dopo un silenzio durato anni e che non meritava. Infatti Gianni è stato tra i primi al mondo nel biennio 1972-73 quando – riscattando la delusione olimpica di Monaco – aveva trovato nuova nobiltà sui 5000, una distanza ch’era parsa sempre troppo lunga per lui. Nato come mezzofondista veloce (secondo i dettami di un fisico solido e asciutto, 1.78x67 il suo standard), nel 1966 Del Buono era approdato dalle Marche alla corte romana di Renato Funiciello che ne aveva affinato le caratteristiche naturali portandolo a buoni livelli.

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Atletica / (3) L'Italia a Zurigo, tra pronostici e speranze

Mercoledì 6 Agosto 2014 



LUCIANO BARRA


 

L’atletica è uno sport individuale e, a differenza dagli sport di squadra, si presta poco ai pronostici. Talvolta può anche sembrare “unfair” nei confronti degli atleti stessi. Ci ha provato in maniera elegante, da giornalista imparziale, Pierangelo Molinaro sulla Gazzetta di lunedì scorso. Io ci provo da tifoso, anche come stimolo a una situazione dell’atletica italiana che necessita di spinte e provocazioni. Sicuramente la stagione non ha offerto momenti esaltanti, se si esclude la seconda giornata dell’Europeo a Squadre e alcune gare degli Assoluti di Rovereto, tanto che l’opinione generale resta abbastanza negativa. Gli stessi Mondiali Junior non hanno offerto grandi emozioni per l’Italia. Non solo per l’assenza di piazzamenti importanti, quanto per il 33° posto nella classifica a punti. E’ vero che avevamo visto di peggio: 59° a Pechino 2006 e 38° a Bydgoszcs 2008, ma soprattutto perché è difficile intravedere fra quelli che hanno gareggiato speranze per il futuro. E’ la conseguenza prima di otto anni di zero assoluto.

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