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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
Gianfranco Colasante
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I sentieri di Cimbricus / Chi sa dirmi dove e' finito l'offside?

Venerdi 19 Aprile 2019

 

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Nel paese delle libere traduzioni – o delle traduzioni libere, fate voi – la realtà molto spesso fa aggio sulla fantasia: tra “pesci” e sfondoni, il giornalismo straccione dei giorni nostri ha finalmente raggiunto il suo potere.

Giorgio Cimbrico

“Legacy”, libro sul rugby neozelandese e sull’influenza che quello stile ha avuto nella storia del gioco, è uscito in Italia con un titolo, secondo le intenzioni espresse a suo tempo dai poeti ribelli Baudelaire e Rimbaud, destinato a sbalordire il pubblico, épater le bourgeois: “Niente teste di cazzo”. La libera traduzione va avanti sin dalle prime pagine: Conrad Smith è un centrale, Dan Carter una mezz’ala. Più o meno come definire Filippo Tortu un podista e Lewis Hamilton un guidatore. Un amico ha osservato che tutto sommato è andata bene: Carter, fly half (mediano di apertura) poteva ricevere l’etichetta di mezza mosca.

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Terza pagina / A ricordo di una persona dolce

Venerdì 19 Aprile 2019

 

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Viveva da tempo appartato, Bruno Cacchi, ma nessuno dell’atletica pre-social lo aveva dimenticato. Né i suoi contributi al mezzofondo, lui direttore d’orchestra di una grande solista che apriva un percorso, fino alla costruzione delle vittorie olimpiche nel pentathlon moderno. Un innovatore, certo, ma soprattutto una grande e bella persona.

Giorgio Lo Giudice

Avevo conosciuto Bruno Cacchi all’Arena di Milano in forma ufficiale, nel 1967, anche se ci eravamo incrociati in precedenza sui campi in qualche campestre. Me lo aveva presentato Alfredo Berra con il quale eravamo andati insieme al campo. Una volta si usava che i giornalisti si recassero sui luoghi del delitto a conoscere i protagonisti e non a fare telefonate astruse, da luoghi astrusi con domande filosofiche e strane per dimostrare di essere bravi. Avere la conoscenza delle persone e dell’ambiente, quella era la dimostrazione di essere bravi. Avevamo parlato di tutto, preparazione e che altro, lui da avversario sincero, era alla Pro Patria e mi chiedevo, e gli chiedevo, come avesse potuto abbandonare Catania per salire lassù.

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I sentieri di Cimbricus / Immortalita', seconda puntata

Giovedì 18 Aprile 2019

 

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Tiger Woods è il golf come Usain Bolt è stato l’atletica, come Roger Federer continua a essere il tennis, come, dopo un altro tipo di esilio e dopo un ritorno che ha del miracoloso, Alì fu il pugilato.

 

Giorgio Cimbrico

I giovani avanzano ma è sempre più difficile liberarsi da chi ha scandito le stagioni della nostra vita. In questo senso gli ultimi giorni sono stati prodighi: Philippe Gilbert il vallone ha vinto la Roubaix a quasi 37 anni e Tiger Woods ha indossato la sua quinta giacca verde (ad Augusta, Georgia usa così) e ha conquistato il suo 15° major a 43 compiuti. Gilbert non è mai uscito di scena e ha continuato a recitare la parte che preferisce, quella del franco cacciatore di classiche: a parte la Sanremo, le ha vinte tutte, alcune, come la Amstel e la Freccia, a raffica. È conosciuto come un finisseur, anzi, il Finisseur. In un finale convulso, il colpo al cuore è quasi sempre il suo.

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Osservatorio / Le amare sorprese dell'uovo pasquale

Mercoledì 17 Aprile 2019

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Fatte le nomine per la governance di Sport&Salute – la società che dirigerà in futuro lo sport italiano –, si aspetta che vengano diffuse le linee di programma. Augurandosi che non si limitino a quanto annunciato ieri dal Sottosegretario Giorgetti.

Luciano Barra


Non c’è bisogno di essere cattolici osservanti per scandalizzarsi quando si sentono delle bestemmie. Ma quando queste vengono pronunciate – per di più dai nostri politici – nella Settimana Santa che precede la Pasqua, c’è il rischio di convertirsi talebani. Questo è quanto mi è accaduto e che ha ispirato l’attuale intervento, anche se a gamba tesa. Questa è la sensazione che ho provato stamani leggendo sul tablet la Gazzetta dello Sport – come tanti non compro più l’edizione cartacea da tempo, per evitare di incorrere in tutte le baggianate sul calcio – l’articolo dell’attento Valerio Piccioni sul primo incontro fra il Sottosegretario Giancarlo Giorgetti e la Giunta del CONI.

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Piste&Pedane / A colloquio con l'uomo che crede (solo) nel lavoro

Mercoledì 17 Aprile 2019

 

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Il futuro del nostro movimento atletico è affidato ad Antonio La Torre, l'allenatore filosofo che scommette nel lavoro di squadra e che teorizza la necessità di tornare a parlare come "noi" e non più come "io". 

 

Daniele Perboni

 

Se Pietro da Morrone, al secolo Celestino V, colui che fece per viltade il gran rifiuto, fu messo da Dante fra gli ignavi. Oggidì in quale antro dovremmo collocare Antonio La Torre che ha rifiutato il posto da Direttore Tecnico quattro volte? A sua discolpa potremmo dire che, grazie a quelle rinunce, quattro tecnici hanno trovato lavoro. Ora, non abbiamo la spudoratezza di assimilarci al sommo poeta e neppure di accomunare il D.T. a quel Papa abruzzese del 1294, ma alcune domande impertinenti le abbiamo volute ugualmente porre.

Professor Antonio La Torre, quando e perché ha deciso di mettersi dall’altra parte della barricata, cioè allenare piuttosto che essere allenato?

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