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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
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Italian Graffiti / A quando la Lega delle Federazioni?

Domenica 17 Febbraio 2019

 

palazzo fsn 


Non sarà l’attesa nomina dell’AD di Sport&Salute a risolvere di colpo i (tanti) problemi dello sport nazionale, ma l’aver svincolato le Federazioni dai lacciuoli (economici) del CONI costituisce un notevole passo in avanti. Uno scenario sfaccettato da completare con una più razionale collocazione dello sport professionistico, ancorato a principi che risalgono a più di trent’anni fa.

Gianfranco Colasante

Vincitori e vinti. L’incruenta guerra tra i due palazzi (Palazzo Chigi e Palazzo H), se mai iniziata – come suggerirebbe Sergio Endrigo – è già finita. Lo ha certificato il sottosegretario Giancarlo Giorgetti – autore e primo firmatario della Riforma del CONI (non dello sport italiano, come ripeto, faccenda che richiederà tempi più lunghi e impegni ben più gravosi, ma inevitabili) – in una recente intervista al Corriere della Sera: “Quando una partita è persa, è inutile continuare a provarci”. Epitaffio che pare non aver del tutto convinto uno stizzito Giovanni Malagò che s’è visto sfilare il controllo della cassa, passata ora all’agenzia governativa Sport&Salute (“nome che pare preso da una spa di provincia”, maligno copyright Aldo Cazzullo).

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I sentieri di Cimbricus / Se anche la Ferrari fa 90

Domenica 17 Febbraio 2019

 

ferrari-19 


"L’Italia si ferma e freme quando viene presentata la nuova Ferrari rossa, carminio o aragosta in quel che un bravo scrittore inglese morto in giovane età, Edward Romilly, chiamava un trionfo delle sensazioni a buon mercato".

Giorgio Cimbrico


La Ferrari e quelli della Ferrari sono molto rispettabili, molto formali, un po’ gesuiti (cfr. il discorso del nuovo Team Principal, dove compaiono l’integrità, il coraggio, la competizione e, ovviamente, l’eccellenza) e, di pari passo, sanno come irreggimentare la passione più popolare e sudaticcia. A questo punto cito un vecchio e stimatissimo collega, Luciano Ravagnani, che ha seguito molti sport veri (rugby in primis, ciclismo, atletica, canottaggio) e che un giorno mi ha detto. “Mai capito come si possa fare il tifo per una macchina”. Forse siamo solo dei maledetti snob, invidiosi di Evelyn Waugh, di Somerset Maugham, di magnifici e oziosi fine settimana in campagna, a chiacchierare di cose maledettamente irrilevanti aspettando che arrivi l’aperitivo. Un gin rosa, un Pimm’s con fetta di cetriolo. Birra non contemplata. Volgare.

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I sentieri di Cimbricus / Addio alla nostra giovinezza

Sabato 16 Febbraio 2019

 

banks

 

Per un gioco del Fato (non del Destino, che non esiste) se ne sono andati a poche ore l'uno dall'altro. Erano inglesi della working class: Finney di Salford, Lancashire; Banks delle Midlands.

 

Giorgio Cimbrico

In un centinaio di ore siamo stati costretti a liquidare un’irripetibile e amata fetta della nostra adolescenza: venerdì è morto Albert Finney, martedì Gordon Banks. Quando al cinema arrivò “Tom Jones” di Tony Richardson avevo dodici anni, quando l’Inghilterra diventò campione del mondo ne avevo quindici. Nell’interminabile e magnifico “coccodrillo” del Guardian c’è un piccolo passaggio che ho invidiato all’anonimo autore: Finney “aveva il volto di un unmarked boxer”, di un pugile non segnato. Gli zigomi alt, l’espressione sparsa di ironia facevano il resto.


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I sentieri di Cimbricus / Una medaglia dalle facce diverse

Mercoledì 13 Febbraio 2019

 

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Nulla di nuovo sotto il sole. Anche una partita di rugby può somigliare ad un massacro, come l'ultima giocata tra mangiarane francesi e pavoni bianchi inglesi. E, senza rispetto alcuno per la Storia, può servire anche ad evocare la piana di Waterloo.

 

Giorgio Cimbrico

Come è bello veder scritte e stampate parole chiare, senza giri attorno, senza slalom, senza acrobazie, senza ricorsi a una di quelle forme (anche se …) che stanno imperando e che sono un buon sentiero per giustificare, rettificare, non giungere mai a un verdetto che alla fine non è una condanna, ma solo un’opinione. Tranquilli, non sto per mettermi a parlare di migranti, di spread, di gilet gialli, di Europa alma mater o matrigna, di Protocolli dei Savi di Sion, di Tav. Parlo di rugby, ma non di rugby italiano, che continua saldamente a impugnare un filo d’Arianna che non porta fuori dal labirinto, ma di quello degli altri, il rugby della tradizione profonda, delle rivalità importate dai campi di battaglia, dei pavoni bianchi e dei mangiarane che da un secolo abbondante ripropongono ogni anno Waterloo.

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Italian Graffiti / 1969: l'anno che cambio' il mondo (e l'atletica)

Martedì 12 Febbraio 2019

 
stadio dei marmi 2 

Niente sarà più come prima. I dodici mesi che hanno chiuso i favolosi anni Sessanta e più di altri hanno inciso sul futuro del nostro Paese. Cambia tutto: ai fermenti della politica e del sindacato si oppone la “strategia della tensione” che sfocerà negli anni di piombo. Cambia anche lo sport e l’atletica che annunciava la stagione dello spettacolo.

Gianfranco Colasante

Cinquant’anni fa. Dopo l’orgia delle celebrazioni che hanno caratterizzato il 1968 (centrate, in chiave sportiva, nella rivisitazione dei Giochi del Messico), pare altrettanto giusto accendere i riflettori sui dodici mesi che ne seguirono. Un’annata straordinaria, quel 1969, che si colloca come cesura tra un mondo antico – in qualche maniera ancora intatto nei suoi principi – e un futuro ancora da immaginare. Basterebbero alcune considerazioni per valutare la portata di quella che segnò – più dell’anno precedente, e forse, proprio in conseguenza dello stesso – una vera rivoluzione. Nel costume, nella politica, nell’economia, nella morale. E che affondò il suo bisturi più in profondità nel nostro Paese che in altri. Elementi che sono stati ribaditi con ampiezza in un libro di Paolo Conti, capo della redazione romana del Corriere della Sera, ristampato in questi giorni da Laterza (titolo: “1969/Tutto in un anno”).

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