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Carlo Lievore

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Storie d'atletica, ... Persone&Fatti

Quel lancio che non si poteva misurare, …


lievore

In questi tempi di sconforto, si può ricordare con piacere che all’indomani dei Giochi di Roma, l’atletica italiana possedeva – in contemporanea – quattro primatisti mondiali: Livio Berruti nei 200 metri, Tito Morale nei 400 metri ostacoli, Abdon Pamich nei 30 e 50 chilometri di marcia su pista, Carlo Lievore nel giavellotto. Quest’ultimo, il più giovane dei fratelli Lievore, quel record l’aveva stabilito all’Arena di Milano il 1° giugno 1961, un giovedì, nel corso di una riunione del CdS, con la misura di 86.74. Ecco, è proprio la misura che qui interessa ricordare. Vediamo. Carlo la raggiunse alla seconda prova, dopo un iniziale 76.91, per confermarla, prima di rinunciare, con un terzo lancio di 85.50. Erano le 17.25.

Il giavellotto, scavalcando il prato, s’era infisso sulla pista, proprio mentre era in corso la gara di marcia sui 10.000 metri. Per fortuna, in quel momento il gruppetto dei marciatori si trovava nella curva opposta. Infisso il picchetto nel punto di caduta (all’altezza della sesta corsia), i giudici lombardi procedettero alla misurazione. Per scoprire, con sgomento, che la fettuccia metrica non era sufficiente. Si arrangiarono alla meglio, stabilendo che l’attrezzo aveva raggiunto 86.71. Ma per le procedure di omologazione non era sufficiente una misurazione “progressiva”. I giudici non si persero d’animo. Mentre due/tre di loro presidiavano il segnalatore, fu lanciata una disperata caccia in città a … una fettuccia da 100 metri. Di per sé non agevole da trovare, tanto più in un pomeriggio pre-festivo, … Ma alla fine la rotella metrica spuntò fuori e la misurazione dette il risultato finale di 86.74. I dettagli dell’attrezzo risultarono 806 gr di peso, 268 cm di lunghezza, con puntale da 25 cm, mentre il vento spirava nella direzione contraria alla velocità di 0,3 m/sec.

Il precedente limite mondiale – fissato due anni prima con 86.04 a Compton – era di Albert “Al” Cantello, un marine dalla curiosa tecnica con tuffo finale. In quella gara Cantello aveva lasciato lontano un altro americano, Franklin “Bud” Held, ormai alla fine della carriera. Era stato proprio Held, nell’agosto 1953, il primo al mondo a superare gli 80 metri (ma per gli americani non aveva senso, per loro si trattava solo di superare i 260 piedi, …) grazie a un giavellotto “veleggiatore”, più sottile e aerodinamico, parzialmente cavo, disegnato da suo fratello Dick. Negli anni seguenti, l’Held e le sue versioni avevano rivoluzionato la specialità, rendendo molto permeabile la barriera degli 80. In Italia quel modello lo aveva introdotto Giorgio Oberweger, riportandolo di ritorno da un giro di conferenze negli USA, quando i nostri tecnici, … ecc. ecc. Più in avanti, quando le misure raggiungeranno i 90/100 metri, minacciando l’incolumità degli spettatori, a partire dall’aprile 1986 la IAAF provvederà a modificare assetto e baricentro, riducendo le gittate. Qualcosa di più farà la lotta al doping, …

Il primo a superare gli 80 metri da noi era stato – nell’ottobre 1958 – il ventiseienne Giovanni Lievore che lanciava (tirava, direbbero i puristi della lingua) col braccio sinistro. Due anni prima era stato sesto ai Giochi di Melbourne, ancora oggi il nostro miglior piazzamento alle Olimpiadi. A insidiarne la supremazia in Italia c’era solo suo fratello Carlo. Il 27 aprile 1958, i due si erano dati battaglia all’Arcella di Padova alternandosi nel superare, per quattro volte di seguito, il primato nazionale: alla fine Giovanni l’aveva spuntata con 79.98 contro i 74.90 finali di Carlo.

Negli anni seguenti Carlo – più giovane di cinque anni, in possesso di mezzi fisici adeguati (1.86x89) e dal carattere riflessivo e pacato, quasi al limite della timidezza – si installò saldamente al vertice, non solo in famiglia ma anche nel mondo. Figurando per quattro anni di fila nei piani alti del ranking mondiale di Track&Field News, partendo dalla sesta posizione del 1959 per arrivare alla terza del 1962. Purtroppo la sua carriera resterà cadenzata dalla sfortuna. Ai grandi appuntamenti di quegli anni, presentatosi sempre come leader mondiale e candidato al podio, era stato sconfitto dagli infortuni: a una caviglia a Roma ’60, a una spalla agli Europei ’62. Non maggior fortuna ebbe ai Giochi del 1964: pochi mesi prima di Tokyo, aveva perso il record, sottrattogli con 87.12 dal norvegese Terje Pedersen (poi primo al mondo a oltrepassare i 90 metri).

Cresciuto alla Lanerossi Vicenza, nel 1956 Carlo era passato alle FFOO Padova. Dopo la delusione di Roma, aveva raggiunto il fratello alla Fiat, pagando con “una inevitabile crisi di ambientamento, la vita della fabbrica” (era segretario d’officina). Poi la ripresa sfociata nel record. Alla crescita tecnica di Carlo avevano contribuito in tanti, in periodi nei quali c’era sintonia tra tecnici sociali e federali. Assieme a Lauro Bononcini e Raffaele Drei, ne avevano affinato le qualità Aristide Facchini e Gino Pederzani, prima di passare con Marcello Pagani, sotto la cui guida aveva ottenuto il “mondiale”. E la tranquillità raggiunta col matrimonio, sposando una ragazza del suo club, l’ostacolista Luciana Sommavilla.

Carlo Lievore, sfortunato primatista mondiale di giavellotto, nato a Carré nel Vicentino il 10 novembre 1937, si è spento a Torino il 9 ottobre 2002. (gfc).

Nota. Il solo merito di questa rara foto del record di Carlo Lievore è il … colore (fu pubblicata sulla retrocopertina del n. 23/1961 de Lo Sport Illustrato), mentre non rende assolutamente giustizia allo stile di Carlo Lievore. Che invece era esemplare per fluidità, elasticità e tecnica, in anni nei quali i pesanti lavori di palestra erano ancora sconosciuti. Almeno da noi.

17 Ott 2014

 

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