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CONI / Anche Malago si candida alla presidenza

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Martedì 24 Luglio 2012

Una conferma di quanto si sapeva più che una novità. Anche Giovanni Malagò correrà per la presidenza del CONI che sta per essere lasciata libera (dopo 14 anni …) da Giovanni Petrucci. L’annuncio è arrivato in occasione della presentazione degli atleti della Canottieri Aniene – storico circolo della Capitale che Malagò presiede dal 1997 e che annovera Federica Pellegrini, Alessandra Sensini, Josefa Idem e buona parte della Nazionale di nuoto – in partenza per Londra: 19 per i Giochi, 6 per le ParaOlimpiadi. Sulla candidatura dello imprenditore romano si erano per mesi rincorse voci e anticipazioni. C’era chi aveva visto nei continui cambi di date per l’elezione fissate dal Foro Italico, un tentativo di anticiparne le mosse. Anche perché lo stesso Malagò era rimasto impastoiato nell’inchiesta sui Mondiali di nuoto 2009. Il suo Aquaniene – la grande struttura costruita nei pressi dell’Acquacetosa – era finita tra i 15 impianti sui quali la Procura aveva imposto i sigilli per violazioni di norme urbanistiche e paesaggistiche. Poi tutto si è chiarito e il 12 luglio scorso il giudice monocratico Marina Finiti lo ha prosciolto del tutto, “perché il fatto non sussiste”.

Senza quella sentenza, come aveva più volte fatto sapere, Giovanni Malagò non si sarebbe candidato, né per il CONI né per altre cariche pubbliche. Ora è tutto diverso. Nato a Roma il 13 marzo 1959, laureato in economia e commercio, Malagò è imprenditore di successo e dirigente sportivo di lungo corso, con esperienze maturate a fianco di diverse federazioni, proprio perché dirige il maggiore club italiano non militare. Figurava anche nel comitato di Roma 2020. Dietro la sua scesa in campo si nasconde un piccolo giallo, svelato dallo stesso protagonista. “Avevo deciso di annunciare la mia candidatura dopo le Olimpiadi, aderendo a una richiesta di Petrucci. Poi, il 5 luglio, Pagnozzi ha presentato la propria. A quel punto Petrucci mi ha chiamato per dirmi che la mia diventava non solo giusta, ma doverosa”. Programmi? “Una pagina ancora da scrivere, non penso a una rivoluzione, ma a massicce dosi di innovazioni, come nel marketing, dove c’è bisogno di molto più coraggio nel cercare strade nuove”. Promesse da fare? “Passione, energia, entusiasmo e competenza”.

Che dire? L’abbiamo già scritto. Pagnozzi, segretario di Petrucci dopo esserlo stato di Carraro e di Pescante, è uomo di apparato. In sala macchine da vent’anni, il CONI lo conosce in ogni piega, se non altro per averlo disegnato a sua misura, scegliendosi collaboratori e stendendo progetti. Mai troppo visibile, lontano da sovraesposizioni mediatiche, sa bene come si muove sul palcoscenico romano, dalla politica all’economia. Ha però superato i 65 anni ed è difficile credere che, da presidente, possa costituire quella novità e imprimere quella scossa, che l’organizzazione sportiva italiana dopo tanti anni pretende. Indipendentemente da quanto potrà accadere a Londra. D’altra parte lo stesso Petrucci, con la valigia ai piedi (direzione federbasket e comune di San Felice Circeo) ha detto di essere contrario a riforme drastiche, “ma se ci sono chance per ritoccare qualcosa perché non farlo?”. Anche se un semplice ritocco non dovrebbe bastare. La stessa Valentina Vezzali, portabandiera a Londra fra tre giorni, si è lasciata scappare: “Mi piacerebbe che le strutture sportive diventassero migliori”. Appunto.

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