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Maspes

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Antonio Maspes [1932-2000]
Ciclismo


              (gfc) Più che i sette titoli mondiali di velocità su pista, che lo hanno consacrato come uno dei più grandi sprinter di tutti i tempi, di Antonio Maspes tutti ricordano quegli interminabili 32’ di surplace di cui fu capace al Vigorelli, opposto all’olandese Jean Derkens: si era nel settembre 1955, quarti di finale del Campionato Mondiale professionisti. Per oltre mezz’ora i due velocisti rimasero immobili, in precario equilibrio, estranei alle urla e agli insulti del pubblico, con i muscoli tesi come corde cercando di intuire ogni piccolo cenno di cedimento dell’avversario. Un record difficilmente superabile al quale, con buona dose di buon senso, mise fine lo starter imponendo la ripetizione della prova. Maspes riuscì a superare sia Derkens, che in semifinale l’anziano l’olandese Arie van Vliet che – quasi vent’anni prima – aveva vinto la medaglia d’argento a Berlino 1936. In finale ebbe poi la meglio in sole due manche sullo svizzero Oskar Plattner, alla vigilia molto più accreditato. A 23 anni conquistava così, davanti a ventimila tifosi esaltati, il primo titolo mondiale di una carriera inimitabile. Al termine, con sette, avrebbe eguagliato l’imprendibile record d’anteguerra del belga Josef Scherens.

              Nato nel milanese, a Cesano Maderno, il 14 gennaio del 1932, Maspes venne avviato giovanissimo al ciclismo dal padre che gestiva una lavanderia. Negli di guerra, da ragazzo, recandosi in bicicletta a San Vittore per ritirare la biancheria dal carcere, aveva conosciuto il duca Enrico di Loewenthal che vi era ristretto per motivi politici. Quando, a guerra finita, il duca dette vita a una società di ciclismo, il sedicenne Maspes fu tra i primi ad entrarvi. Dopo qualche tentativo sulla strada, scelse di dedicarsi decisamente alla velocità su pista debuttando giovanissimo al Vigorelli che resterà sempre il tempio preferito delle sue imprese. Era quello un tempo nel quale il ciclismo su pista (con le mirabolanti “Sei Giorni” e le ricche scommesse che vi gravitavano) viveva anni di grande popolarità, attirando folle e denaro.

              Il giovane Maspes dette da subito prove di eccellente predisposizione, tanto da venire selezionato per i Giochi di Helsinki da dove tornò con una medaglia di bronzo vinta nel tandem in coppia con Cesare Pinarello. Passato professionista, scelto come campo di battaglia la velocità cui lo predisponevano carattere e muscolatura, esordì ai Mondiali di Zurigo del 1953. Dopo il primo titolo iridato del 1955, si confermò campione del mondo l’anno seguente a Copenaghen, rimontando in due manche il grande inglese Reginald Harris, e ancora nel 1959 ad Amsterdam. Dopo quella vittoria poteva considerarsi ormai un re della pista.

              Il periodo più luminoso della carriera lo attraversò comunque tra il 1960 e il ‘62, un triennio di imbattibilità assoluta ribadita sulle piste di tutta Europa e coronato da altri tre titoli mondiali consecutivi. Nel 1963 dovette accontentarsi del secondo posto a Rocourt – battuto in finale da quel Sante Gaiardoni ch’era stato una stella di Roma olimpica e che gli contendeva il favore dei tifosi italiani – per rifarsi poi nel 1964 a Parigi dove indossò la sua settima e ultima maglia iridata. Si ritirò nel 1967 quando – dopo un secondo posto ai campionati italiani e un quarto ai Mondiali di Amsterdam – si convinse di aver definitivamente imboccata la parabola discendente. Aveva 35 anni e poteva ormai appendere al chiodo, senza troppi rimpianti, la leggera bici da sprint.

              Nella capace rete del “Campionissimo della pista” sono rimasti, oltre ai sette allori mondiali, undici titoli italiani vinti tra il 1952 e il ‘65, cinque affermazioni consecutive colte al prestigioso Gran Premio di Parigi e il primato mondiale dei 200 metri lanciati nei quali, – con il tempo di 10”8 dopo un surplace durato oltre 20’ –, il 20 luglio 1960 toccò la fantastica media di 66,666 chilometri orari. Un primato, quest’ultimo, che venne superato solo un quarto di secolo più tardi, nel 1985, dal colombiano Rodriguez, ma con mezzi meccanici ben più sofisticati. Va però ricordato che Maspes, in una gara ufficiosa, aveva ottenuto nel 1962 un incredibile 10”6.

              Sprinter eccelso, Maspes condusse la sua vita, di uomo e di ciclista, sul pericoloso versante del rischio. Conobbe lunghi periodi di declino, come quello vissuto verso la fine degli anni Cinquanta quando le blandizie del gioco d’azzardo e le tentazioni della vita notturna sembrarono averlo per sempre allontanato dallo sport. Si allenava poco, anche se duramente, fidando molto sulle sue doti naturali di esplosività e di potenza. Le sue armi più affilate erano lo scatto improvviso e violento e un senso tattico superiore che sapeva condire con astuzie sottili e inganni sopraffini. Studiava con molta attenzione i suoi avversari, ne misurava le capacità reattive e ne intuiva le intenzioni, riuscendo quasi sempre ad anticiparle. In breve, era un freddo, un calcolatore e un cinico stratega.

              Maspes ebbe a profusione i pregi dell’atleta, ma anche i difetti dell’uomo. Per questo le folle lo amarono, e lo detestarono, con pari intensità. Maspes si è spento il 19 ottobre 2000. Da tempo era ai margini di quello ch’era stato il suo mondo.

(revisione: 11 Marzo 2012)

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