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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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DAgata

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Mario D’Agata [1926-2009]
Pugilato

 
              (gfc) È stato il secondo pugile italiano, dopo Carnera, a conquistare un titolo mondiale. Quello dei gallo. E per un gioco curioso della sorte lo fece nello stesso giorno, il 29 giugno, anche se ventitré anni più tardi. Sordomuto dalla nascita, toscano d’Arezzo, D’Agata seppe trovare nel pugilato gli stimoli e le motivazioni per sopperire alla grave menomazione. La sua boxe era l’espressione fisica del suo carattere, irruente, aggressivo, rabbioso, sempre d’assalto, come se avesse voluto esprimere con i pugni quello che non gli era possibile far intendere con le parole. Il suo era un mondo ovattato, di silenzio assoluto, e solo i suoi occhi potevano cogliere l’urlo delle platee che lo amarono come pochi altri pugili italiani. Gli spettatori, la gente, era partecipe e commossa per le sue vicende: come testimoniò con slancio quando, alla vigilia di un combattimento per il mondiale, vittima di una oscura vicenda di interesse, fu colpito a tradimento con una fucilata. Il ritorno sul quadrato, quando ormai i medici lo davano per finito, resta la sua vittoria più bella.

              Nato il 29 maggio del 1926, D’Agata passò al professionismo solo nel 1950. La sua sarà una scalata rapida ai massimi livelli della categoria delle 118 libbre. Tre anni dopo, proprio nella sua città, conquistò il primo titolo italiano battendo per squalifica il sardo Gianni Zuddas. Una corona che difenderà vittoriosamente due volte prima di abbandonarla volontariamente per tentare a Milano, allo stadio di San Siro, l’avventura europea contro il francese André Valignat conquistando il titolo per squalifica al quinto round. Era il 29 ottobre del 1955. Ma il suo obiettivo restava l’assalto alla corona mondiale. Per quell’occasione, a Roma, gli fu aperto lo Stadio Olimpico e fu allestito un ring nella zona antistante la curva Sud. Avversario il pied-noir francese d’adozione, algerino di nascita, Robert Cohen, di quattro anni più giovane. E in un caldo pomeriggio d’estate, dinanzi ad una folla strabocchevole che lottava contro il riverbero del sole, Mario D’Agata compì il capolavoro della sua vita. Non volle sciupare quella grande occasione. Sempre all’attacco, a testa bassa come d’abitudine, non concesse tregua ad un avversario che voleva tornare in possesso del titolo che era già stato suo. Il combattimento durò solo sei riprese, alla settima un altro deciso assalto dell’aretino mandò il francese al tappeto per il kot del conto finale. D’Agata era campione del mondo!

              La corona iridata dei gallo restò in suo possesso fino al 1° aprile del 1957 quando a Parigi, titolo in palio, venne battuto ai punti sui 15 round dall’altro francese d’Algeria, Alphonse Halimi, di sette anni più giovane. L’esito dell’incontro suscitò vivaci polemiche a causa di una lunga interruzione procurata da un guasto all’impianto elettrico. Per di più Halimi, benché avesse sottoscritto l’impegno a concedere la rivincita, rifiutò sempre di rispettarlo. Il 27 ottobre di quello stesso anno D’Agata dovette ripiegare sul vacante titolo europeo, e lo riconquistò infliggendo sul ring di Cagliari l’unico ko della carriera a Federico Scarponi.

              Furono le ultime luci della bella avventura del “motorino d’Arezzo”, come era stato soprannominato. Un anno dopo, nell’ottobre del 1958, sempre a Cagliari, perse il titolo continentale per mano dell’idolo di casa Piero Rollo. Tentò ancora, a 36 anni d’età, una improbabile riscossa: nel luglio del 1962 affrontò ancora Scarponi per il vacante titolo italiano e ne uscì battuto ai punti sulle 12 riprese. La sua carriera si chiuse praticamente qui. Il bilancio era di sessantasette incontri, dei quali cinquantaquattro vinti e tre pareggiati, in quattordici anni di attività e senza aver mai toccato il tappeto.
              Ritiratosi ad Arezzo, D’Agata uscì dal mondo della boxe e lentamente venne dimenticato. Si ricordarono di lui solo nel 1987, quando – per alleviare le sue condizioni economiche – gli venne concesso il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Il campione del mondo Mario D’Agata ha chiuso gli occhi il 4 aprile del 2009.

(revisione; 3 Febbraio 2012)

 

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