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Piste&Pedane / Iniziata la corsa: a chi tocchera' sfidare Mei?

Giovedì 14 Dicembre 2023


running-23 

Si vanno già schierando le truppe, ma appare lampante che le divisioni si tradurranno in una sconfitta annunciata. Tanto più che la Lombardia non riesce, come spesso è capitato, a far pesare la forza dei risultati che riporta sul campo.

Daniele Perboni

Due fronti contrapposti nella prossima tornata elettorale in casa FIDAL. Uno apparentemente inattaccabile, forte di decine di successi sul campo, grazie soprattutto ad un settore tecnico di eccellenza (anche se inizialmente lo si voleva annullare, sulla spinta della campagna elettorale che inneggiava “Parleranno i curricula”), da un più che disinvolto uso del Consiglio Federale e guidato dall’ex eccellenza mondiale del fondo e mezzofondo Stefano Mei; l’altro cartello… decisamente ancora in alto mare e sull’orlo di una crisi di nervi per le divisioni che aleggiano al suo interno. Almeno così raccontano le nostre fonti.

Copione già visto, si direbbe. Al massimo potrebbe essere candidato ai Razzie Awards (in antitesi agli Oscar) con la certezza di vincerli per il pessimo spettacolo messo in onda. Ma andiamo con calma e proviamo a mettere ordine in questo guazzabuglio. Ad un anno dal rinnovo delle massime dirigenze, Presidente e Consiglio Federale, pare più che normale che i candidati alla successione o alla riconferma si stiano posizionando per intercettare i voti delle società di atletica.

Detto della compagine Mei, ciò che potrebbe stupire, e diciamo potrebbe in quanto è un aspetto che puntualmente si ripete per quanto concerne l’opposizione, sono le divisioni che stanno lacerando, e siamo solo all’inizio, il fronte opposto che per ora si riconosce nei nomi di Sabrina Fraccaroli e Giacomo Leone (nominati in rigoroso ordine alfabetico).

Partiti con l’intento comune di correre per la presidenza, alla fine si sarebbero ricompattati in un’unica lista con Leone a far da Presidente in caso di successo e Fraccaroli vicepresidente vicario. Pochi mesi di sorrisi e strada comune ed eccoli già quasi in guerra un contro l’altro armati. Il pugliese Leone, sempre più sovente avvistato al nord, si sta muovendo come un peschereggio che usa reti a strascico. Dannosissime all’ecosistema marino ma più che fruttuose in quanto a raccolta. E in questo suo perenne tour, come un Salvini ai tempi d’oro del Papeete, sta tessendo questa rete di alleanze in un territorio che dovrebbe essere lo stesso della signora Fraccaroli.

Inoltre pare che, contrariamente agli accordi iniziali, abbia promesso la vicepresidenza ad un lombardo, nella fattispecie l’attuale Presidente regionale Gianni Mauri. Un uomo buono per tutte le stagione il Gianni. Già perché in tempi e modi diversi lo abbiamo visto nelle vesti di sostenitore e avversario dell’allora Presidente Giomi, con e contro Mei. Attualmente pare schierato contro, senza mai prendere chiaramente una posizione. Da buon vecchio democristiano è sostenitore della teoria del sempre meglio tenere i pedi in più di una scarpa...

In tutto questo bailamme l’ex Presidente del Comitato provinciale Milano appare come il classico vaso di vetro in bla bla bla. Ma la signora è una che non molla. Di professione dirigente d’industria, in un mondo prettamente maschile ha saputo ritagliarsi uno spazio a suon di ottimi risultati, dunque giura che non mollerà la presa. Conoscendola non abbiamo dubbi che non rinuncerà facilmente all’osso. Non sembra quella che si accontenta di fare da terzo incomodo. Il triangolo non l’affascina. 

Per come stanno le cose in questo momento, appare lampante che questi signori stanno andando incontro ad una sonora sconfitta annunciata, tanto più se si presentano divisi. E, come sempre, è la Lombardia che non sta al gioco e non riesce, pur essendo la regione con più voti a disposizione per via del suo movimento, a presentarsi unita con un proprio candidato. Negli ultimi trent’anni una sola volta è successo: in occasione dell’assemblea straordinaria di Firenze del 1989 (23 aprile), dove si impose il mantovano delle Fiamme Gialle Gianni Gola. Da allora un velo pietoso di contrapposizioni che hanno avuto come esito l’esclusione della regione dalle massime cariche dirigenziali. Per ora i prim’attori stanno imboccando quella china, regalando così un successo facile facile al signor Stefano Mei che sta a guardare e ringrazia sentitamente.

CARTA ETICA – Alcune decisioni del Consiglio Federale, e non è la prima volta che accade, fanno infuriare l’opposizione e gettano un’ombra sulla reale intenzione della dirigenza federale di combattere il doping: parole gettate al vento? Il problema è nato dopo la convocazione di Valentina Gemetto, attualmente allenata dal responsabile federale del settore mezzofondo Chicco Leporati.

La ragazza, tesserata per la Dk Runners Milano, pur essendosi guadagnata sul campo la maglia per i Campionati Europei di cross, a suo tempo era incappata in una positività (benzoilecgonina), dunque, squalificata per due anni. In uno degli ultimi Consigli Federali era stata apposta una modifica ad una norma della Carta Etica, impedendo la convocazione in maglia azzurra per chi si fosse “macchiato” di una squalifica per uso di sostanze proibite. La norma prevede che si possa rivestire la maglia azzurra solo se il Consiglio Federale, all’unanimità e senza nessun voto contrario e nessuna assenza, votasse per la riammissione.

Ora, stando a quanto dichiara l’opposizione, e non abbiamo nulla in contrario a credere a queste affermazioni, quella votazione per la riammissione della ragazza non è mai avvenuta, e nessun membro dell’opposizione ricorda di averla mai votata. Tutti smemorati come il Totò di Collegno? Oppure più semplicemente si è cercato di portare a Bruxelles un’atleta che in questo momento è in perfetta forma e in predicato per un ottimo piazzamento individuale? 

Sta di fatto che, ancora una volta, si fa un uso strumentale e di parte di uno strumento come il Consiglio Federale per imporre scelte non condivise. Non certo un buon biglietto da visita in vista dei futuri impegni internazionali che attendono l’atletica italiana. Ma, ancora più incomprensibile, almeno per noi, è il comportamento del DT Antonio La Torre. 

 

 

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