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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Atene 2004> Cronaca e Storie

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(gfc) L’assegnazione dei Giochi 2004 ad Atene – cerimonia tenutasi il 5 settembre 1997 sul palcoscenico del teatro Beaulieu di Losanna – ha avuto un duplice responso: la riparazione di un torto, quello perpetrato dirottando i Giochi del Centenario olimpico (1996) dalla Grecia ad Atlanta, la grigia capitale della Georgia e della Coca Cola, e una pesante sconfitta di Roma, tanto più grave quanto i maggiorenti politici e sportivi del nostro Paese consideravano una semplice formalità la votazione dei soloni del CIO. Tanto che, in attesa del voto, era stata allestita un mega festeggiamento a Piazza Navona, con tanto di spettacolo e diretta televisiva. Invece la sconfitta di Roma – appoggiata con larghezza di mezzi dal governo di sinistra di Romano Prodi, e che aveva in Valter Veltroni (all’epoca vice-presidente del Consiglio) il più acceso e convinto sostenitore – fu un vero pugno in faccia per i responsabili di quella candidatura. In specie per il presidente del CONI Mario Pescante al quale, di lì a pochi mesi, la inattesa sconfitta costò la poltrona del Foro Italico.

La sfida tra le due capitali storiche del Mediterraneo – con la Città del Capo di Nelson Mandela a fare da terzo incomodo e ago della bilancia – si presentava densa di suggestioni e di richiami classici. Ma, allo stato dei fatti, le quattro successive votazioni dimostrarono che Atene contava su una salda superiorità di consensi, sempre in testa in tutti i turni, una tendenza che si fece schiacciante in quello decisivo, quando raggiunse 66 preferenze contro le 41 toccate a Roma. Mentre in Grecia, per quella che appariva la candidatura vincente di tutto un paese, scoppiava la festa attorno alla lady di ferro che quella candidatura aveva orchestrato e diretto, Ianna Angeloupulos Daskalaki, la ferrigna e popolare “Kyria”, in Italia si arroventavano polemiche che rasentarono le risse. Se grandi manovre nei corridoi di Losanna c’erano state (presidente del CIO era ancora il discusso marchese catalano Antonio Samaranch), e sicuramente c’erano state, sul banco degli imputati venne trascinato un noto giornalista, Jans Gawronski, reo di aver pubblicato – a poche ore dal voto – un articolo sullo Herald Tribune dal titolo più che eloquente: “Risparmiate a Roma le Olimpiadi”. Potenza e fascino del quinto potere …

In effetti in Italia la volontà di portare i Giochi a Roma, nata e cresciuta nella Capitale, non era mai stata percepita come un obiettivo nazionale mentre, di contro, non erano stati pochi gli opinionisti e le personalità della cultura che avevano apertamente espresso il loro dissenso. Tra loro si distingueva, per eleganza espressiva e contenuti dialettici, un altro giornalista di grande seguito, Ernesto Galli della Loggia che, a bocce ferme, così scrisse sul Corriere della Sera: “Il verdetto del CIO segna una dura sconfitta per l’Italia delle promesse mirabolanti e delle spese dissennate, per l’Italia della demagogia populista, per l’Italia del conformismo politico e giornalistico. È stato sconfitto il maldestro progetto del CONI e del Comitato Roma 2004 (con le sue invenzioni di novanta ospedali nella città eterna, il suo inglese maccheronico, i suoi venticinque minuti per andare da Fiumicino a via Veneto) nonché le sue operazioni di public relations; è stata ridotta al silenzio l’arroganza del sindaco Rutelli, insofferente fin dall’inizio di ogni critica; ha subito uno smacco quell’ambiguo blocco di potere, trasversale in ogni senso, che fin dall’inizio aveva visto nell’Olimpiade un’occasione da non perdere”. In tanto marasma, in pochi ricordarono che Torino aveva già in mente di candidarsi, di lì a due anni, per i Giochi Invernali e che il direttore generale di Roma 2004, Raffaele Ranucci, tra tanto marasma, aveva elegantemente rifiutato il compenso di 250 milioni di lire dirottando la cifra al restauro del Tempio di Vesta.

“Welcome Home”. Ed eccoci ad Atene 2004. “Welcome Home”: dopo 108 anni i Giochi Olimpici tornavano a casa accolti da quello slogan. E non poteva esserci ritorno più felice. “Dream Games” li definì nella cerimonia di chiusura il presidente del CIO Jacques Rogge e on poteva esserci sintesi più efficace. Quella di Atene è stata una straordinaria Olimpiade che – al di là dei riscontri sportivi, comunque di pregio e di soddisfazione anche per l’Italia – ha restituito al mondo l’immagine di una Grecia moderna e dinamica, proiettata verso il futuro, capace di sposare tradizione e cultura con efficienza e tecnologia. In ogni caso, quella edizione dei Giochi resta un autentico successo, tanto più grande quanto inatteso dopo le preoccupazioni e le incertezze che avevano segnato gli anni della preparazione, reso ancora più grande da una corale e calda partecipazione degli ateniesi e dell’intera nazione. Perfino le cerimonie di apertura e di chiusura, di solito ridondanti di retorica, hanno raggiunto elevati standard di gradimento, con fastosità e gusto mai visti prima.

Una Olimpiade dei record, si è detto. Sia per il numero dei comitati olimpici partecipanti (201) che per il numero delle gare in programma (301). Ma anche per il numero degli atleti partecipanti, quasi 11.000, oltre che per l’enorme seguito televisivo che le gare hanno avuto in tutto il mondo, con quasi 4 miliardi di spettatori (esattamente 3,9 miliardi rispetto ai 3,6 di Sydney, e una copertura superiore al 22% rispetto a quattro anni prima). Per la prima volta la torcia olimpica ha toccato i 5 continenti. E per la prima volta – dopo 1611 anni – atleti moderni sono tornati a gareggiare ad Olimpia (dove anche le donne hanno potuto esibirsi infrangendo un divieto millenario, anche se proprio loro hanno profanato il “recinto sacro” con due imbarazzanti casi di doping). Infatti, con una decisione che aveva sollevato perplessità tra archeologi e cultori dell’ellenismo, le due gare di Getto del peso sono state dirottate nello stadio che, a partire dal 776 a.C., aveva ospitato i Giochi dell’antichità. Una decisione discutibile, dettata delle esigenze dello spettacolo e delle TV. La russa Irina Korzhanenko, vincitrice della gara con 21.06, un metro e mezzo in più della seconda, venne colta in peccato di doping (stanozolol) e, con qualche imbarazzo, tolta dalla classifica. Il giorno precedente, dello stesso peccato s’era macchiata la uzbeca Olga Shchukina, eliminata nelle qualificazioni per lo stesso reato (clenbuterol). Il tutto all’ombra della stele sotto la quale è sepolto il cuore del barone de Coubertin. E a proposito di donne, va detto che il loro programma era stato ancora ampliato con la loro ammissione alle gare di Lotta.

Giochi fastosi, ma anche molto costosi. Il budget garantito dal governo greco per la parte sportiva, fissato agli iniziali 2,5 miliardi di dollari, era lievitato fino raggiungere 4,6 miliardi, portando per la prima volta la Grecia fuori dai parametri di Maastricht. Anche se è pnesabile che il costo complessivo dei Giochi non siano stati inferiori a 30 miliardi di dollari. Innescando quel processo economico drammaticamente esploso negli anni 2010-11 che ha portato la repubblica greca sull’orlo del fallimento. Oltre ogni attesa, invece, la vendita dei biglietti, acquistati in misura di 3 milioni e 600 mila. Il Villaggio Olimpico – inaugurato il 29 luglio 2004 – era stato progettato per accogliere 16.000 atleti e dirigenti. Costruito su una superficie di circa 1.240.000 mq, era articolato in 2292 appartamenti ricavati in palazzine a tre piani per complessive 8814 camere. Gli italiani avevano avuto a disposizione nove palazzine per un totale di 486 posti-letto. Il costo per la costruzione e l’allestimento del Villaggio era ammontato a 350 milioni di dollari. A Giochi chiusi è diventato un quartiere a carattere popolare per 2500 famiglie ateniesi.


Grandi cifre hanno richiesto anche gli apparati di sicurezza, specie dopo l’attentato alle torri gemelle di New York (perfino una nave da guerra americana, alla fonda al Pireo, aveva vegliato sulla incolumità della rappresentativa a stelle e strisce). Tanto che il CIO, contro il rischio di cancellazione totale o parziale a seguito di attentati o di catastrofi naturali, aveva provveduto ad assicurato i Giochi ateniesi per 170 milioni di dollari. Una iniziativa estesa in seguito anche a Torino 2006, Pechino 2008 e Vancouver 2010.


Cerimone e simbologia.
Il momento clou della sfarzosa cerimonia d’apertura resta la sfilata delle 201 delegazioni. Ad aprirla la piccola rappresentativa di Saint Lucia, una isoletta dei Caraibi di non più di 160 mila abitanti: le squadre erano infatti ordinate secondo l’alfabeto greco (Santa = Agia). La squadra italiana aveva sfilato come 68ª mentre quella greca, sempre al primo posto in passato, era entrata per ultima nello Stadio. Assieme hanno sfilato gli atleti delle due Coree. Il tedoforo che ha accesso il braciere – collocato su una avveniristica struttura basculante a forma di missile – è stato Nikolaos Kaklamanakis, medaglia d’oro nella tavola a vela ai Giochi di Atlanta.


Caratteristiche comuni a tutte le edizioni resta la simbologia tipica dei Giochi e che, non avendo un riferimento standard, viene di volta in volta riproposta ed elaborata secondo la tradizione e la cultura locale. E Atene non ha fatto eccezione. Quale emblema è stata scelta una corona realizzato con un rametto di olivo intrecciato (“kotinos”), riferimento alle antiche Olimpiadi dove il premio dei vincitori era costituito proprio da una corona di olivo; realizzato un bianco su fondo azzurro a simboleggiare i colori della Grecia. Per la prima volta è stata cambiato il disegno della medaglia rispetto a quella introdotta nel 1928, opera dello scultore fiorentino Giuseppe Cassioli [1865-1942], vincitore dell’apposito concorso indetto dal CIO. Essa presentava al fronte la consueta immagine della dea Nike, ma ridisegnata e vista in volo sullo sfondo dello Stadio Panatinaico; nel retro erano stati riprodotti la fiamma, simbolo dei Giochi, e incisi i primi versi dell’ottava Ode olimpica di Pindaro dedicata alla vittoria di Alkimedon di Egina colta nel 460 a.C. nelle gare di lotta riservate ai giovani; per le scritte è stato utilizzato l’alfabeto greco, come affermazione della continuità dei Giochi nati in Grecia. E per non lesinare con i numeri si può ricordare che per la preparazione delle 3122 medaglie coniate sono stati utilizzati 13 chili d’oro per arricchire il conio di quelle riservate ai vincitori, una tonnellata d’argento per quelle del secondo posto e una tonnellata di bronzo per le 1150 medaglie per il terzo posto.

Le mascotte dei Giochi ateniesi sono state … due, Phévos e Athenà (Febo o Apollo, dio della luce e della musica, e Atena, dea della saggezza e patrona di Atene): la loro immagine si ispirava ad una antica bambola calcidica conservata presso il Museo Nazionale, scelta che intendeva ribadire il forte legame tra la civiltà ellenica e la celebrazione dei moderni Giochi Olimpici. Il disegno della torcia si ispirava a una foglia di olivo (albero sacro di Atene), secondo un disegno che si raccordava armoniosamente con la fiamma che ne scaturiva: alta 68 cm per un peso di 700 grammi, era stata realizzata in metallo (magnesio) e in legno di olivo, proposti nei loro colori originali. Quella del 2004 è stata la prima torcia a viaggiare in tutti e cinque i continenti.

Ad Atene non potevano mancare le manifestazioni culturali e, tra loro, di straordinario fascino ed emotività la mostra allestita al “Museo dell’Arte Cicladica” e dedicata alla civiltà della “Magna Grecia”. Erano stati raccolti, e ordinati per la prima volta, 230 oggetti provenienti dalle antiche colonie greche in Italia e custodite per la maggior parte in musei italiani e vaticani. Inaugurata il 25 giugno, la mostra si è chiusa il 2 ottobre. Per l’occasione il ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, aveva disposto la restituzione ad Atene del solo frammento del Partenone in possesso di un museo italiano, custodito presso il “Museo Salinas” di Palermo.

Medaglie e nuovi record. Ne sono state assegnate complessivamente 929, un record assoluto, così come un nuovo record è stato il numero delle gare, salito a 301. Nella competizione tra americani e russi – in forte ripresa, questi ultimi, dopo il collasso seguito al dissolvimento dell’URSS –, si è inserita con grande autorità la Cina che, con le sue 63 medaglie, ha presentato un importante biglietto da visita in attesa di essere protagonista assoluta a Pechino 2008. Dieci sono state le nazioni a superare quota 30, rinsaldando quello stretto legame che esiste tra elevato reddito nazionale e successi nello sport.

Anche gli atleti hanno fatto la loro parte consegnando alla storia olimpica molti risultati-record. Il nuotatore americano Michael Phelps è diventato il primo atleta a vincere 8 medaglie (delle quali 6 d’oro) in una sola edizione dei Giochi. Sul versante femminile l’olandese Leontien Ziljaard-van Moorsel è diventata la prima donna capace di vincere nel ciclismo 4 medaglie d’oro (sulle 6 conquistate in carriera). Qualche record inusuale lo hanno fornito anche le competizioni a squadre: l’Argentina ha vinto il torneo di calcio senza subire alcuna rete e la squadra americana di softball ha trionfato con un bilancio-record finale di 51-1 su 9 incontri disputati.


Quasi un terzo delle medaglie ateniesi (30,8%) sono state appannaggio di paesi della “Comunità Europea” che, aumentati a 25 dopo il 1° maggio 2004, per la prima volta si sono confrontati in sede olimpica. Le medaglie vinte dagli atleti dell’UE sono state 286 (81 d’oro, 101 d’argento e 104 di bronzo). Non hanno riportato alcuna medaglia Cipro, Lussemburgo, Malta e Irlanda (cui è stata tolta per doping l’unica medaglia, peraltro d’oro, vinta nell’Equitazione). Tra i continenti, come al solito, ha prevalso L’Europa con un totale di 486 medaglie (143 d’oro, 155 d’argento e 188 di bronzo) lasciando a distanza Americhe (178) e Asia (176). Buon ultima, malgrado gli eccezionali fondisti degli altipiani, l’Africa con 35.

I casi di doping. Malgrado tutti i proclami e gli annunci rassicuranti di CIO e WADA, i casi di doping ad Atene sono stati numerosi: non se se sono contati meno di 26. Nei controlli sono incappati quattro vincitori di medaglie d’oro: oltre alla pesista Irina Korzhanenko, colta in fallo ad Olimpia, nella rete sono caduti il discobolo ungherese Róbert Fazekas (per essersi sottratto ai controlli); il martellista Adrián Annus, anch’egli ungherese, tolto di mezzo dopo aver ricevuto sul podio la medaglia d’oro (per aver scientemente alterato i risultati delle analisi); il cavaliere irlandese Cian O’Connor vincitore del Salto ostacoli, la cui squalifica, dopo lunghi ricorsi, è stata ufficialmente ratificata dalla Federazione Internazionale solo nella … primavera 2008. Ritirata anche una medaglia d’argento al sollevatore di pesi Ferenc Gyurkovic per la categoria dei 105 kg e due medaglie di bronzo nel Quattro di coppia all’ucraina Olena Olefirenko (e al suo equipaggio) e nel sollevamento pesi, categoria 62 kg, al greco Leonidas Sampanis. Una terza medaglia di bronzo era stata ritirata nel ciclismo, specialità Corsa a punti, alla colombiana Maria Luisa Calle Williams, ma poi riconsegnata dal CIO nell’ottobre 2005, a seguito di ulteriori indagini.

Un capitolo a parte, poco edificante, ha riguardato i due velocisti greci Konstadínos Kedéris e Ekateríni Thánou, (rispettivamente primo nei 200 e seconda nei 100 m, alle spalle di Marion Jones, a Sydney) resisi irreperibili ancora una volta ad un controllo che la IAAF intendeva eseguire nel loro quartiere di allenamento, ad Atene. I due, con la copertura di alcuni dirigenti greci, hanno inscenato una fantomatica caduta in motocicletta con conseguente ricovero in ospedale. Ne è nato un imbarazzante caso che ha infiammato la vigilia dell’atletica e portato alla decisione, da parte della IAAF, di escludere i due velocisti dalle gare olimpiche. Una brutta storia che ha avuto una coda velenosa quando gli spettatori greci, indispettiti dal verdetto, hanno sfogato la loro rabbia fischiando a lungo Shawn Crawford, Justin Gatlin e gli altri protagonisti dei 200 metri. Solo nell’autunno 2011 un tribunale greco si esprimerà per un “non luogo a procedere” nei loro confronti.

Un caso di doping ha interessato anche la squadra italiana. Riguardava uno dei 13 oriubdi che affollavano la squadra azzurra di Baseball, l’americano David Francia – risultato positivo al norandosterone a seguito di un controllo effettuato a Nettuno il 4 agosto 2004 – il quale, dopo quattro incontri, è stato fatto rientrare in Italia senza molta pubblicità. Si trattava del secondo caso di doping sanzionato a carico di un italiano ai Giochi. Il primo aveva coinvolto il martellista Gian Paolo Urlando, escluso dopo il quarto posto ottenuto a Los Angeles nel 1984. Il torneo di Baseball – privo della squadra statunitense che aveva clamorosamente mancato la qualificazione – è risultato come sempre affollato di giocatori di nascita e scuola americana. Il caso più eclatante ha riguardato la squadra greca, formata direttamente negli Stati Uniti con giocatori di presunta origine ellenica, più o meno recente. La federazione greca si era limitata ad offrire il … passaggio aereo. Anche questi atteggiamenti, in certo qual modo, costituiscono doping.

Il comportamento degli azzurri. Ad Atene sono stati 365 (quattro più che a Sydney). In effetti il loro numero esatto dovrebbe essere di 364 dal momento che il portiere della squadra di calcio, Marco Amelia, non è mai sceso in campo. Ma anche a lui, nel rispetto delle disposizioni emanate dalla FIFA, è stata consegnata la medaglia di bronzo. Secondo i dati resi noti dal CONI, gli atleti sarebbero stati 377 (ma anche considerando infortunati e riserve si raggiunge un totale di soli 374). Sono stati 102 gli atleti che hanno conquistato almeno una medaglia.

Il costo complessivo della spedizione italiana è risultato di 2.641.000 euro. I premi agli atleti erano stati così fissati: 130.000 € per l’oro, 65.000 € per l’argento e 40.000 per il bronzo Per la verità il compenso per le medaglie d’oro doveva essere di soli … 120.000 euro. Ma dal momento che, per un errore, era stata comunicata la cifra più alta, si è risolto di mantenere il premio a 130.000 euro. Rispetto al passato le somme sono state devolute interamente agli interessati e non più in parte accantonate a favore di un fondo-pensione, come era avvenuto per le ultime tre edizioni.


Le medaglie portate a casa dagli azzurri sono state complessivamente 32 e hanno interessato 17 discipline. Un totale che colloca l’Italia all’ottavo posto nel medagliere finale che ha visto atleti di 74 nazioni salire almeno una volta sul podio. La parte del leone l’ha ancora una volta fatta la Scherma che ne ha riportate poco più di un quarto del totale. Le percentuali tra maschi e femmine sono state rispettivamente del 71,9% e 28,1%. Gli atleti piazzati tra il 1° e l’8° posto – con diritto, cioè, al “Diploma Olimpico” – sono stati 77 (48 uomini e 29 donne). Sono state 57 le società che hanno arricchito le proprie bacheche con almeno una medaglia di Atene. In testa figurano i Gruppi militari (otto ciascuno ne hanno conquistato “Carabinieri” e “FFGG”), seguiti da “Orizzonte Catania” che di medaglie ne ha portate a case 6 d’oro grazie alle ragazze della Pallanuoto. Due medaglie, infine, una d’argento nel Basket e una di bronzo nel Calcio, sono finite … in Spagna.

Ancora una volta, sono venuti dagli schermidori i risultati maggiori per azzurri: sette volte sul podio, tre volte primi. Con una grande Aldo Montano che ha rinverdito gli allori di famiglia, sotto i riflettori va la finale del fioretto femminile che ha opposto Valentina Vezzali a Giovanni Trillini, un derby olimpico dal sapore cittadino. Circostanza che ha fatto ancora più deprecare la decisione della FIE di escludere dal programma la gara a squadra del fioretto femminile. Una citazione va ai ginnasti che hanno presentato uno stellare Igor Cassina che, oltre al titolo olimpico, ha ricevuto l’onore di vedere intitolare a suo nome, a livello internazionale, il difficile esercizio presentato. Con lui un inchino al “Signore degli anni” Chechi che è voluto tornare in pedana a 35 anni, non contentandosi del ruolo di porta-bandiera. Infine le grandi prove negli sport di squadra dove abbiamo raggiunto il maggior numero di presenze della storia con 8 rappresentative diverse. In primo piano la straordinaria vittoria delle “tigri” della Pallanuoto femminile; senza dimenticare i secondi posti delle squadre di Basket e Volley (prime in Europa) e il terzo della “olimpica” del Calcio, finalmente tornata sul podio dal 1936.

Ma la vittoria più luminosa per i colori italiani, neanche a dirlo, è stata quella colta da Stefano Baldini nella Maratona conclusa nell’irripetibile scenario dello Stadio Panatinaico. Con 101 concorrenti alla partenza, la gara – che chiudeva l’intero programma di Atene – aveva preso il via alle ore 18 del 29 agosto, muovendo dal villaggio attico di Morussi, seguendo pressappoco la strada percorsa da Filippide nel 460 a.C. Baldini, che era alla 17ª corsa sui 42 chilometri, ha trionfato con un distacco sul secondo di 34” e di 1’16” sul terzo, il brasiliano Vanderlei Lima. Quest’ultimo, mentre si trovava al comando era stato aggredito da uno spettatore che lo aveva spintonato fuori strada. Anche se visibilmente scosso, Lima aveva ripreso a correre, ma veniva superato da Baldini poco prima del 38° chilometro. Il suo reclamo veniva respinto dal CIO, così com’era stata rigettata la proposta brasiliana di assegnargli una medaglia d’oro ex-aequo, in luogo di quella di bronzo.

Infine, una curiosità che, poi, è un segno dei tempi e della rapidità con cui essi cambiano. Quasi un decimo della squadra azzurra (esattamente 23 uomini e 14 donne) era formato da atleti nati e sportivamente formatisi all’estero, a vario titolo in possesso di cittadinanza italiana. Tra loro, almeno sei erano già stati ai Giochi con altre rappresentative nazionali: Juan Carlos Garcia (Equitazione), due lontane presenze con la Colombia ai Giochi del 1988 e del 1992; Josefa Idem (Canoa), due presenze con la Repubblica Federale Tedesca nel 1984 (una medaglia di bronzo nel K-2) e nel 1988; Katarzyna Juszczak (Lotta), una presenza con la Polonia nel 1992, ma nel … Judo; Fiona May (Atletica), in maglia azzurra dal 1996, ma con due presenze nel Lungo per la Gran Bretagna nel 1988 e nel 1992; Bogdan Rath (Pallanuoto), romeno di nascita, ma italiano per matrimonio, già presente con la Romania ai Giochi di Atlanta; Natalia Valeeva (Tiro con l’arco): la sola in gara ai Giochi sotto tre bandiere, vanta una presenza nel 1992 con la Squadra Unificata delle ex-Repubbliche sovietiche (doppia medaglia di bronzo tra individuale e prova a squadre) e una nel 1996 con la Moldova, suo paese di nascita.


Вот как печально кончил этот интеллигент.

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Они были не из приятных, но, "Скачать плясовые песни"как заметил заглянувший в "Клипы скачать для телефон"кабинет во время нашего разговора Онэ, вполне типичных для рудничного лагеря.

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Оба мы думали об одном о завтрашнем аукционе.

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И ни законы, ни общественное мнение меня не остановят.

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Разберетесь с ним попозднее,-сказал я, "скачать бланк расписки"и пинком выставил парня за дверь.

Ei-ei-ne-ne "скачать сборник рецептур для предприятий общественного питания"De-de-de-deck-ke-ke,-стуча зубами, снова попросил кадет Биглер.

И "Большая книга рус. сказок для самых маленьких" немало прошло времени, пока он решился поверить, что зрение "500 оригинальных пальчиковых игр для детей от рождения до 3 лет" не обманывает его.

Хорошо, неожиданно согласилась "Мистер Понедельник" Мальвина.

И ерик был типично дунайский, с крутыми "Клан быка" берегами и серой илистой каемкой у воды, только "Гордость и предубеждение" по берегам росли не верба с "Пушкин в театральных креслах" ольхой, а высоченные, в два-три обхвата клены и вязы.

Может присутствовал "Повелители стихий. Книга 3. Когти ифрита." слабенький токсикон, в такой "Искусство и Путь по-японски 45 дорог к медитации и красоте" слабой концентрации, что об этом и говорить "Афоризмы долголетия Как прожить сто лет" не стоило.

С этими словами Сципион вышел от "Логопедический альбом для обследования звукопроизношения" меня и побежал к дому.

Это была для него счастливая случайность.

 

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