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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Scrivere ad un amico, per distrarsi un po'

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Lunedì 4 Gennaio 2021


basket-rete

 

“Ne abbiamo bisogno tutti di leggerezza, mentre scoppiano botti demenziali, per strada e in politica, nei giorni dove scopri che la solidarietà non conta se devi fingerti felice”.

Oscar Eleni

Con mascherina sulla poltrona platino nell’ottava fila allo stadio bolognese Dall’Ara. Un sogno, un delirio, una promessa a Lucio Dalla come quella che fece Umberto Righi, in arte Tobia, manager del musicista poeta che ci ha lasciato nel 2017, unico bolognese che nel basket amava Milano e Rubini, per continuare a sfottere Lucio e gli amici virtussini quando Dan Peterson e Cappellari avevano trovato la squadra dei sogni con D’Antoni e Meneghin.

Gli auguri di Tobia, che rinnova da sempre come promesso all’amico l’abbonamento a quella poltrona nello stadio di calcio, la sua amarezza guardando questo basket che ha preso già troppe porte in faccia, prima di vedersele chiuse del tutto, ci ha fatto venire in mente che dobbiamo dare ragione a Benedetta Boccoli quando sul Fatto ricorda che Lucio Dalla fa sempre girare la testa e che devi trovare il momento per scrivere ad un amico, così per distrai un po’.

Ne abbiamo bisogno tutti di leggerezza, distrazione, mentre scoppiano botti demenziali, per strada e in politica, nei giorni dove scopri che la solidarietĂ  non conta se devi fingerti felice in una festa affollata, andare in ferie lasciando sul tavolo tutto il resto. Che si fottano i malati, i cittadini, gli studenti, anche gli ambigui che prima a scuola non ci andavano volentieri e adesso si sentono vittime, lo stesso discorso di chi arricchisce sulle epidemie, dei miliardari sempre piĂą ricchi come direbbero quelli che trottano a pochi euro per Amazon.

Mentre un ramo carico di neve cade sbarrandoci la strada senti ululare chi scarica tutto sugli altri. In politica un giochino facile. Basta vedere cosa fanno e cosa dicono, sparando dalle terrazze, rubando e, se presi con le mani nella marmellata, vi dicono che non sapevano, non potevano sapere, comunque se messi in carcere sanno che ci sarà una processione fra le sbarre per sapere che nessuno resta solo se ancora conta, insomma è nella lista di quelli che hanno potere e si mangiano caviale sul materasso del carcere.

Spaventati da troppe cose per non sentire gratitudine nei confronti di gente come Tobia che ti chiama sapendo che neanche i tuoi amici ti ascoltano più e se dici, dal primo giorno, che Milano doveva costruire una squadra diversa al centro e nella scelta degli italiani, ti senti circondato dagli scoiattoli che guidano le piccole tribù del pensiero debole: se non lecchi piedi e altri posti, allora sei nemico. No, i veri nemici sono quelli che ancora oggi insistono nel considerare normale una stagione così balorda. L’abolizione delle retrocessioni ad inizio campionato avrebbe evitato a società già impoverite di andare alla ricerca del maghetto di Oz.

Come se in giro ci fossero fenomeni alla Steve Curry, anche se vi diciamo che visto il nuovo Doncic, faccio tutto io, guardando questi record di segnature, tipo i 62 punti del maghetto di Golden State, ci siamo convinti che il basket che amavamo è nelle tasche di chi vedrebbe volentieri soltanto il tre contro tre alle Olimpiadi, meglio ancora l’uno contro uno. Meno stanze, meno problemi, più spettacolo. Vero che le televisioni quando devono scegliere un’azione da ricordare propongono quasi sempre la schiacciatona, felici e contenti. Il resto cosa conta. Risparmiare su quello che non vedi, risparmiare su tutto e, con la scusa di avere la ghigliottina chiamata retrocessione, nessun sacrificio per mettere in campo giocatori della scuola italiana, talenti rubati a tragedie di altre nazioni e fortunatamente accolti qui. I giornali che danno una pagina ai ragazzi azzurrabili in cerca di gloria negli Stati Uniti, qui si accontentano di una pagina per tutta una giornata di campionato.

L’ultima, a dire la verità, non è stata neppure tanto brutta, salvo per Cantù che ha scoperto di avere più di un buco nello scafo. Ma non interessa a nessuno. C’erano da celebrare le 500 partite in serie A di Messina, commendatore del nostro basket con successi importanti dovunque è stato, allora tutto lo spazio a lui, giustamente, e persino ai suoi prodi che, per la verità, fino ad 1’28” dalla fine stavano sotto con Pesaro 87-88. Gogle, dove trovi quasi tutte le cronache, ci dice che le nobili signore, quelle che hanno il diritto di giocarsi Coppa Italia e scudetto, nell’ultimo turno hanno tutte sofferto fino all’ultimo minuto contro avversarie, come la squadra di Repesa, che hanno costruito i loro brigantini molto spesso con i soldi che servono ad Armani, Zanetti, Brugnaro, forse Sardara e Marino, per pagare tre giocatori.

Brindisi ha trovato lo scalpo della bella Trento nei tiri liberi finali, Sassari si è tolta le catene di Reggio Emilia soltanto nel supplementare, Venezia ha avuto tanta paura a Treviso. Meglio per tutti se le “grandi” lasciano che i loro riccastri prendano gli avversari con una certa superficialità. I vocalist al microfono non chiedono di meglio: offrire “partite vere”, presto si dira clima da play off, ammesso che si possano fare sulla terza ondata del virus annunciata dagli stessi che, qualche tempo fa, dicevano questa paura è una gran minchiata. Lo possiamo confermare sapendo che in un pranzo fra quattro vecchi amici, in un ristorante affollato, uno di loro il giorno dopo è stato trovato positivo costringendo gli altri a cercare un tampone liberatore. Non so dove qualcuno lo ha fatto pure gratis questo controllo, ma nella maggioranza bisogna pagare e non poco.

Nella bufera, però, il presidente di Lega Gandini, sbalordito che i suoi amici varesini siano stati tutti contaminati dal Natale, ha fatto sapere alle associate, alla Federazione, che dall’anno prossimo in serie A ci staranno soltanto quelli che possono garantire una vera organizzazione professionistica, dove, naturalmente, ma speriamo di no, pensando a Venezia che sposa la causa, ma difende il suo patrimonio sportivo Reyer inimitabile fra stivali bucati, il responsabile marketing conterà e costerà più degli allenatori nelle giovanili. Non saranno vere e proprie licenza come in Eurolega, allora cosa?, né spaventa l’idea di una massima serie con 12 o 14 squadre. Non c’è spazio per altre fantasie, figurarsi la passione.

Il professionismo costa. Nessuno farà caso agli assenti, anche se la Lombardia, in questo basket di serie A va quasi peggio della sua sanità: Milano in testa, ci mancava che non lo fosse, Cremona meraviglia a metà classifica quando fino all’ultimo giorno non sapeva se partecipare, ma il resto tenebra: ultima Varese, penultima Cantù, appena sopra Brescia una delle squadre tonificate dal cambio allenatore, ma pur sempre una squadra con dei peccati di costruzione e ora pure bersagliata da infortuni. Se perdi un Burns, o magari Johnson, come Reggio Emilia, non è che hai tante soluzioni. Non sono fenomeni, ma contano.

Leggendo la bella enciclica sullo sport di papa Francesco, anche se la rosea storia di Zaniolo fotografa così bene la cultura sportiva di questo stivale bucato non soltanto dalla malavita organizzata, vediamo di litigare sulle pagelle, un giochino infantile, ma, come abbiamo letto, dal Lego, dai passatempi diciamo infantili, una scusa per dire in faccia a tutti me ne frego e vivo, canto come mi pare, vengono fuori personaggi tipo Pozzecco e Lucchetta che Vanetti ha così bene presentato sul Curierun.

• 10 A Miro BILAN il croato di Sebenico, vi dice niente la città?, che illumina la stagione di Sassari, un 2 e 13 che nel basket sa suonare l’arpa e la tromba, anche se a qualcuno sembra leggero. Forse, ma vederlo giocare rende leggeri noi.

• 9 A Carlos DELFINO per aver fatto davvero sudare Messina nel giorno della cinquecentesima partita in serie A (per Ettorre dieci e lode alla carriera), per aver dimostrato che non esiste età se hai corazon e talento. Pesaro aveva diritto a godersi questo campione e Repesa lo sta portando verso una piattaforma dove ci potrebbe stare anche l’ultima Olimpiade.

• 8 A Leonardo TOTE’, il lungo di Negrar della Valpolicella che sta rianimando la Fortitudo insieme a Dalmonte. Colpa nostra averlo sottovalutato, colpa di Sacchetti averlo lasciato ai margini tanto che sembrava in lista cessione. Colpa della Fortitudo se, vedendo questa squadra nuova nella mente, nello spirito, sicuramente rinforzata da BALDASSO, avesse nostalgie.

• 7 A Gigi DATOME che non poteva negare a Messina la vittoria nel passaggio a quota 500 partite. Con lui non sai mai come regolarti, ma una cosa è certa: ha dentro qualcosa che lo fa un giocatore speciale, un uomo importante per un gruppo.

• 6 A Stefano TONUT che ricorda più lo Shields di Milano che suo padre Alberto. Se devi andare alla carica lui c’è, se devi lottare lui ti aiuta, se devi soffrire lui lo sa fare. Bei progressi dell’uomo e del giocatore.

• 5 A HOMMES, meraviglia di Cremona sfuggito ai sapientoni delle altre società, perché dopo aver ascoltato la sua intervista RAI-sport ci ha fatto pentire di non aver difeso abbastanza chi in televisione si batte davvero per il basket.

• 4 A FORLI’ e NAPOLI, in testa al girone rosso della A2, perché ci fa rimpiangere due città che in serie A ci sono state benissimo, mentre siamo felici che Dell’Agnello e Sacripanti, come allenatori, abbiano trovato la loro felicità.

• 3 A CANTU’ che proprio non vuole far tornare a sorridere Roberto Allievi, che proprio non riesce a trovare la strada per una salvezza sempre più difficile.

• 2 A PETRUCCI se davvero pensa di essere creduto quando ci dice che aveva sempre saputo dell’amore di Papa Francesco per il basket, sport praticato dal padre. Ora stiamo scherzando, sapendo della fede e delle conoscenze presidenziali e della sua capacità di sfruttare tutto ciò che dà luce al cesto e a chi lo dirige, ma sarebbe bene dare ad un appassionato il basket coraggioso che serve in giorni di pandemia, di crisi per le vocazioni dirigenziali.

• 1 A VARESE che, come Trieste, la Milano prima delle trasferte in Russia, ci ha fatto scoprire che questo mostro che si annida in ogni starnuto, gocciolina, renderà precaria una stagione già triste da seguire con quei vuoti di pubblico e di memoria.

• 0 A PESARO, TREVISO, REGGIO EMILIA, TRENTO per averci detto che le nostre squadre più forti hanno dei grandi difetti, per averci dimostrato che con qualche dollaro in più anche loro avrebbero potuto giocarsela al vertice.

O meno alla PALLAVOLO che ha già abolito le retrocessioni e cambiato la formula in una stagione che non può essere come le altre. Ci fanno invidia quelli che alle parole fanno seguire i fatti, quelli che hanno idee e le difendono.

 

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