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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Qualche focherello che illumina (e scalda)

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Martedì 8 Dicembre 2020


surf

 

Programmi olimpici (Parigi ’24) e menù Wanda (DL ’21) sempre più fashion: diamo al pubblico quello che il pubblico brama, per la felicità nostra e, perché no, dei network e dell’industria collegata.

Giorgio Cimbrico

In un periodo in cui siamo costretti a nascondere il nostro volto, la nostra espressione, i moti dell’animo, il consiglio d’amministrazione che siede a Losanna ha gettato la maschera: all’Olimpiade di Parigi 2024 sì alla Breakdance, no alla Corsa campestre, sì All’arrampicata (che debutterà già a Tokyo 2020+1), no alla 50 km di marcia riveduta, corretta, ambo i sessi. Sì alle mode correnti, ai gusti più o meno ondivaghi, no alla classicità, specie se legata a competizioni di lunga durata. La gente si annoia facilmente, dicono.

Non c’entra niente, all’apparenza, ma segnalo che qualche anno fa è uscita un’edizione di “Guerra e Pace” contenuta in 700 pagine. Meglio regalare qualche brivido, magari cosparso di esotismo: nel 2024, Surf a Tahiti, 15.000 km da Parigi, in una baia in cui possono esser partorite onde dai tre ai venti metri. Nel caso più estremo, successo mediatico assicurato.

Bene o male, tra errori di percorso, concessioni alle leggi di mercato (vedi protocolli sempre più generosi per i produttori di superscarpe), formule bizzarre, regolamenti da rivedere (la squalifica immediata per falsa partenza continua a gridare vendetta), l’atletica prova a non deragliare da vecchi sperimentati binari. “Un bel successo ave riportato le specialità escluse”, interviene Christian Taylor che ha avuto l’aiuto e la collaborazione di Valerie Adams, a capo della Commissione Atleti.

Nella Wanda Diamond League che verrà tornano 200, 5000, 3000 siepi, triplo, disco e nei 13 appuntamenti dislocati in 12 paesi e in quattro continenti, con doppia finale l’8 e 9 settembre al Letzigrund di Zurigo, l’esclusione sarà una straniera, così come è stata spazzata l’idea di chiudere tutto in una piccola conchiglia temporale di novanta minuti: due ore sono la durata giusta. Fuori dalla porta rimane solo il povero martello che continuerà ad avere il suo piccolo festival off Broadway e i suoi ferventi aficionados.

Qualche novità naturalmente ci sarà: alla doppia finale di Zurigo sette gare dovranno essere street events, un formato e una collocazione che piacciono molto a Lord Coe: le due aste alla Hauptbanhof, i due pesi in qualche piazza. E le altre tre? Non resta che attendere. L’asta ha ormai una tradizione consolidata e la gara di Losanna – non fossero calate le tenebre e se, in una città così ricca, non avessero risparmiato sull’impianto di illuminazione – avrebbe potuto avere esiti formidabili.

Interventi e novità su lungo, triplo e lanci: prevista una qualificazione con promozione dei primi tre alla Final 3 con cancellazione dei risultati acquisiti nella fase preliminare. È una sfida che al pubblico trasmette eccitazione, dicono gli ideatori. Può darsi ma quelli che tendono a “uccidere” la gara al primo salto, al primo lancio, possono rimanere fregati. Di recente se n’è andato Arnie Robinson che diventò campione olimpico dopo la prima rincorsa e al primo atterraggio e lo stesso era capitato quattro anni prima con Randy Wlliams che, in cattive condizioni fisiche, aveva dato tutto quel che aveva in quel tentativo.

Osservazioni e critiche a parte, è importante che corse brevi, medie e lunghe, ostacoli, salti a lanci tornino tutti e tutte appassionatamente, con ovvia suddivisione appuntamento dopo appuntamento e con copertura televisiva totale di ogni meeting.

Il montepremi complessivo tocca e supera i 7 milioni di dollari e 500.000 saranno riservati ai dieci atleti e atlete che nei cinque grandi blocchi (sprint, ostacoli, mezzofondo, salti, lanci) regaleranno le migliori prestazioni.

Dopo molto buio e molto freddo dell’anima, qualche focherello che illumina e che scalda.

 

 

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