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Piste&Pedane / Schwazer-story, “nessun fatto nuovo”

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Mercoledì 6 Maggio 2020

 

bilancia 


Il tribunale federale di Losanna ha respinto la richiesta di annullamento avanzata dal marciatore che rimane fissata in scadenza all’estate 2024. Proprio tutto concluso?

Daniele Perboni

Giorno e notte, bianco e nero, sopra e sotto. Lo yin e lo yang. Destra e sinistra. Coppi contro Bartali. Tesi e antitesi. Capitalisti e proletari. Sistema eliocentrico e sistema geocentrico. Categorie che ci incasellano, ci legano. Da sempre. Ma piacciono anche. Confortano. Calmano i nervi, come direbbe qualcuno. Lasciano libertà di scelta in quale campo combattere, credere, rispecchiarsi. È così anche per la vicenda di Alex Schwazer. Innocente o colpevole? L’ingenuo che si è fatto trascinare nell’ingorgo del doping (estate 2012, positivo all’Epo) e dopo la confessione colpito alle spalle, lui e il suo mentore Sandro Donati, altro cavaliere (oscuro o Sir Lancillotto, fate voi), oppure il freddo calcolatore che per scalare la montagna non si è fatto scrupolo alcuno?

Sgombriamo subito il campo. Chi scrive si è sempre schierato con i colpevolisti. Mai pensato, creduto, al complotto cosmico che vedeva allineate forze oscure (l’allora IAAF, ora World Athletics, la WADA, …) nell’intento di colpire il “paladino” dell’antidoping (Donati) e, di conseguenza, l’innocente Alex.

Ora eccoci daccapo: è colpevole, è innocente? Sino ad ora i tribunali hanno mostrato pollice verso. Anche nell’ultima, disperata, battaglia portata davanti al Tribunale Federale svizzero che (il 17 marzo, ma s’è saputo ieri) ha detto no alla richiesta di annullamento della squalifica.

Sanzione comminata all’altoatesino in seguito alla positività riscontrata nelle sue urine prelevate il 1° gennaio 2016. Allora, estate 2016, arrivò una squalifica di otto anni per positività al testosterone. Il Decreto della corte svizzera ha fatto seguito all’altra sentenza, pronunciata nel dicembre 2019, in cui si rigettava l’istanza di sospensione della squalifica. “Nessun fatto nuovo” ha sentenziato la corte elvetica, comminando pure 5000 franchi di spese legali, è emerso a favore dell’ex marciatore.

Così sul Corriere della Sera: “Un fatto nuovo – recitano le motivazioni – avviene quando limputato «dopo la pronuncia della sentenza viene a conoscenza di fatti rilevanti o ritrova mezzi di prova decisivi che non ha potuto addurre nel procedimento precedente, esclusi i fatti e i mezzi di prova posteriori alla sentenza», mentre la documentazione acquisita a Bolzano «viene semplicemente utilizzata come elemento a fondamento della tesi secondo cui il campione di urina che ha condotto alla squalifica sarebbe stato manipolato. Ora, la pretesa manipolazione, di cui latleta si era invano avvalso più volte innanzi al Tribunale arbitrale, non costituisce un fatto nuovo. Anche la giurisprudenza più recente esclude la possibilità di avvalersi di referti allestiti dopo lemanazione della sentenza di cui è chiesta la revisione».

Dunque resti la radiazione che terminerà nell’agosto del 2024. Allora Schwazer avrà 39 anni. Tanti, pochi per coltivare nuovi sogni di gloria? L’avvocato Gerhard Brandstëtter, che lo difende da sempre, sostiene che non tutto e perduto: “Attendiamo i risultati del tribunale di Bolzano (il 30 giugno?). E torneremo a Losanna con prove consolidate”. Infatti il gip di Bolzano, Walter Pelino, ha considerato plausibile lipotesi della manipolazione delle urine usate per il controllo antidoping.

Schwazer, sentito dall’agenzia AGI ha dichiarato: “La priorità resta il processo di Bolzano dove mi gioco tutto e poi vedremo quello sportivo che, comunque, passa in secondo piano. L’importante è essere pienamente assolto nel primo”. Poco fiducioso anche Sandro Donati che ha sempre lanciato strali nei confronti di World Athletics, ritenendola la prima e più importante colpevole dell’affaire in cui si è trovato coinvolto. Il tempo chiarirà.

 

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