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Piste&Pedane / Il rimpianto per la generazione perduta

Mercoledì 12 Febbraio 2020

 

fabbri 4 


Ripartiamo dal 21.59 di Leo Fabbri, ma chiediamoci anche perché il movimento nazionale abbia visto sparire quasi una generazione. Atleti mai arrivati alla maturità, letteralmente scomparsi. Chi ce lo spiega?

Daniele Perboni

Forzatamente chiuso da oltre una settimana nel fortino casalingo, aggredito da violenti attacchi di noia, non resta che fare affidamento sulle pagine stampate di una pigna di libri che, disordinatamente, lanciano occhiate maliziose. Ma pur con questa accattivante compagnia l’insofferenza monta sempre più. Così fra una visione onirica e un risveglio improvviso causato dai soliti venditori di Trading online che ti propongono indifferentemente lo scalping, il day-trading, fino ad arrivare agli investimenti a lungo termine, decido che finalmente devo adempiere ai miei doveri verso il timoniere di questo giornale che, dicono i bene informati, è sempre più un’isola serena su cui approdare. Sicuro di poter leggere tutto ciò che la tua materia grigia ha trasmesso alle dita e da queste alla tastiera per giungere miracolosamente ai lettori senza nessun filtro. Finito il consueto elogio al fine editore, eccoci al tema odierno.

Non è successo molto in questa prima decade di febbraio, a parte il Festival di Sanremo che ostinatamente rifiuto di seguire da oltre vent’anni. Sono altri i pozzi a cui mi abbevero se desidero buona musica, … La brevissima stagione sotto tetto è solo agli inizi, specialmente nel Bel Paese, quindi poco o nulla da indicare. Anzi, qualcosa si può e si deve mettere in prima pagina. Come accade da diversi anni a questa parte si segnalano giovani atleti che piano piano si stanno mettendo in evidenza.


Aveva iniziato il toscano Leonardo Fabbri con quel bene augurante 21.32 sudafricano all’aperto. Il gigante ventiduenne ha continuato con un’altra bordata di 21.11 a Ostrava (questa volta indoor), a 43 centimetri dal record italiano del corregionale Alessandro Andrei. Un 21.54 risalente al 1987. Anno che vide il “Gigante di Scandicci” portare a casa l’argento ai Mondiali romani (21.88, battuto dallo svizzero Werner Günthör con 22.23). Insomma, misure che stanno divenendo “normali” per il tifoso fiorentino.

Fino a che, poco prima di “spedire” nell’etere lo scritto ecco la notizia: Leonardo Fabbri ce l’ha fatta. In quel di Stoccolma è riuscito ieri sera a spingersi sino a 21.59. Dunque, nuovo record italiano. Alessandro Andrei ha trovato un degno erede. «Posso lanciare ancora più lontano – racconta Leo – È importante consolidare queste misure, ma è altrettanto importante riuscire a farle nei momenti che contano. E per come ho lanciato oggi, so di poter avvicinare i 22 metri nel corso della stagione». Lo aspettiamo agli Assoluti di Ancona domenica 23 febbraio. «Dove vorrei tanto pubblico in tribuna per sostenere me e gli altri fortissimi atleti che gareggeranno, da Tortu a Tamberi. Mi piacerebbe essere un modello per tanti ragazzi che vogliono cominciare a fare atletica: anche l’allenamento più duro lo prendo sempre con il sorriso».

Motivo in più per tornare sugli stetti anelli di Ancona, sede permanente di buona parte dell’attività invernale, per i tricolori U-23 e U-20. Su tutti e tutte spiccano tre ragazze: Larissa Iapichino nel lungo (6.40), Veronica Zanon nel triplo (13.65) e Dalia Kaddari nei 200 (23”85). Tutti record italiani under 20. Segno evidente che qualcosa si sta muovendo. Nessun movimento tellurico o di portata mondiale, intendiamoci, ma piccoli segnali di un’atletica viva e vegeta. Il mondo è ancora lontano. Spazi siderali ci dividono dall’eccellenza e qui un tarlo rode da tempo.

È vero, lo dicono le statistiche, il movimento nazionale ha visto sparire quasi una generazione. Atleti mai arrivati alla maturità, letteralmente scomparsi. Inutile disquisire in questa sede le eventuali cause. Ma se ora una sorta di rinascimento è in atto evidentemente la corrente ha preso un’altra direzione. Merito di chi? Federazione, Società, nuovi Tecnici più motivati? Gli stessi Atleti che “ci credono” di più in quello che fanno e affrontano le fatiche degli allenamenti con più consapevolezza e serenità? Oppure, più semplicemente, si è allargata la Base in cui pescare il materiale umano?

All’uopo ci è venuto in soccorso un breve articolo, scovato per caso su Internet, riguardante il rugby che qui riassumiamo brevemente. Galles e Scozia, recitavano quelle righe, hanno rispettivamente tre milioni di abitanti (al 2011) e cinque milioni e 250.00 (al 2012): circa due milioni in meno della Lombardia (10.080.54 al 30 Settembre 2019). Eppure i due Paesi anglosassoni sono costantemente nella Top ten del rugby mondiale, mentre la piccola Italia (60.359.546 abitanti) veleggia tenacemente tra il 12º e il 13º posto. Evidentemente, conclude l’articolo, incide enormemente la “profondità” del movimento, oltre all’organizzazione.

Ecco, non è che nonostante le infinite “pippe” che ci facciamo tutti da anni, la povertà dell’atletismo nostrano è dovuta semplicemente alla poca o misera riserva in cui si pesca?

Dimenticavo: la campagna elettorale è in costante aggiornamento. Per ora il più attivo è il gruppo “Insieme per l’atletica”, dove sono confluiti ogni sorta di arrembanti dirigenti antichi, presenti e futuri. Cancellati anni di dissapori e divisioni. Insomma, un crogiolo di pensieri, linee di condotta, teorie, progetti, dottrine da cui potrebbe scaturire qualcosa di nuovo o un fluido mortale. Un “Blob” velenoso. Citazione: “Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi istituisco vincitore”. [Fernando Pessoa, L'educazione dello stoico].

 


 

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