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I sentieri di Cimbricus / L'era degli stivali delle sette leghe

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Lunedì 3 Febbraio 2020

 

eliud 


Compromesso, ultima frontiera. Così la WA (pardon, IAAF) ha provato a mettere ordine nella faccenda delle nuove scarpe che promettono mirabilia. Ma senza urtare troppo chi quelle scarpe le progetta e, soprattutto, le vende.

Giorgio Cimbrico

Sin da giovane Eliud Kipchoge, selezionato dal Kenya per la gara di Sapporo (noblesse oblige), ha sempre mostrato di essere lucido e intelligente. Qualche giorno fa è intervenuto dicendo che quando la gente parla di F1 pensa al motore della Mercedes, non alle gomme. Eliud ci mette il motore, la Nike gli fornisce le gomme. Buone gomme. Riflessioni così, dopo che la commissione istituita da World Athletics (negli ultimi tempi, con l’Integrity Unit ecc., la vecchia IAAF ha creato un sacco di posti di lavoro) non ha messo al bando la superscarpa dei risultati acquisiti, ma ha anche stabilito che per il futuro le calzature devono diventare un bene comune: una scarpa deve essere messa sul mercato, almeno quattro mesi prima un evento che riguardi gli atleti di elite. I prototipi non verranno ammessi.

Così come non avranno via libera solette – in carbonio – superiori ai 40 millimetri. Non sono in grado di capire, e così di amplificare, gli altri aspetti di quanto stabilito dalla commissione e mi fermo alle parole di Lord Coe che assicura che con questi provvedimenti è stata assicurata integrità ed equità alle competizioni. Più che altro penso che con queste decisioni non hanno destato risentimento da parte delle grandi corporazioni. Perché, com’è noto, oltre alla Nike anche gli atri colossi, a cominciare dall’Adidas, si sono lanciati nella ricerca, nella sperimentazione, nella realizzazione di quelli che qualcuno ha chiamato gli stivali delle sette leghe.

La realtà è che fatico abbastanza a orientarmi in queste coordinate governate dal profitto. Ero un bambino quando Bikila vinse scalzo la maratona olimpica di Roma, facevo la seconda media quando Abebe fece il bis a Tokyo calzando scarpe Puma (mica male i bavaresi “secessionisti” di Herzogenaurach che più tardi assicurarono sostegno a Tommie Smith e a un giovane giamaicano colpito da una serie di infortuni, Usain Bolt), ero in prima liceo quando a John Carlos, Vince Matthews e Lee Evans negarono i record del mondo dei 200 e dei 400 centrati ai 2200 metri di altitudine di South Lake Tahoe per via delle shoe brush, le scarpe spazzola a 44 chiodini; ero un uomo fatto, trent’anni abbondanti, quando ebbi in sorte di vedere, più di una volta dal vivo, i piedi (piuttosto lunghi) di Zola Budd che nel natio Sudafrica correva tra antilopi e struzzi.

E così queste batracomiomachie, questi accordi di affari, questi presunti sviluppi della scienza e della tecnica non mi appassionano più di quanto mi appassioni l’ultima frontiera dello smartphone pieghevole a 2500 euro. Se proprio devo spendere – o posso permettermi di spendere - 2500 euro, li impiego per un’ennesima esplorazione nel cuore d’Europa sull’asse Basilea-Colmar-Strasburgo-Bruxelles-Amsterdam o in alternativa Vienna-Praga-Cracovia dove è esposto il più bel quadro del mondo, la Dama con l’Ermellino. E così non posso non essere d’accordo con il vecchio Eliud: senza motore non vai da nessuna parte, senza scarpe chissà.

°°°

DOPING – Sulla Casa Russia non mi pronuncio. Se davvero non ci sarà spazio per loro a Tokyo (neppure per gli Ana, quelli che il Corsera ha battezzato “naturali”, …), proverò solo amarezza. Per quello che hanno combinato, per quello che stanno subendo. Chi è senza peccato, scagli la prima pillola.

°°°

DIVERSO – In Italia l’aggettivo di fresco conio più usato è “divisivo”. Restando allo sport, il croato Goran Ivanisevic allena i serbo Novak Djokovic, per l’ottava volta campione all’Australiaan Open, gli inglesi Andy Farrell e Mike Catt sono gli strateghi dell’Irlanda che, all’esordio del 6 Nazioni, batte la Scozia al termine di una durissima battaglia e Shaun Edwards, anche lui inglese, guru della difesa, raddrizza la Francia che strapazza l’Inghilterra, i Rosbif, come i Ranocchi chiamano i vecchi rivali. Non c’è paura del diverso e il nemico può diventare amico.

 

 

 

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