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Italian Graffiti / L'architrave sbilenco della cosiddetta riforma

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Giovedì 21 Novembre 2019


gold coast


Una lettera al Corriere riapre la questione della mai avvenuta riforma (?) dello sport ad un anno dalla sua emanazione legislativa. Leggi e ti pare che ci sia qualcosa di nuovo: ma è proprio così? 


Gianfranco Colasante


"Il sistema sportivo penalizzato dalla riforma", questo è il titolo con il quale il Corriere della Sera pubblica stamani un sintetico cahier-de-doléances a firma Marcello Marchioni sul tema della riforma dello sport (!) in vigore da quasi un anno. Considerato il corposo curriculum sportivo-accademico di Marchioni, da mezzo secolo al centro del sistema CONI, il suo è un intervento che non si può che approvare e, perchè no, condividere nei toni e nella sostanza. Almeno in parte. Ma va anche detto che la sua lettera rimane la sola seconda voce critica levatasi in un intero anno sull'argomento, dopo l'intervento all'AGI di Francesco Ricci Bitti, integralmente riportato sul nostro giornale. Un po' poco da parte dell'apparato che questa riforma ha subito e sta subendo. E soprattutto subirà. Comunque un segno di discontinuità che va apprezzato.


A proposito delle norme legislative emanate dal defunto governo M5S-Lega a fine dicembre 2018, e che hanno portato alla creazione della bislacca agenzia "Sport e Salute" (che sostituiva la datata sovrastruttura "CONI Servizi" di tremontiana memoria: segno che la supponenza e l'approssimazione non rivestono mai un solo colore politico), Marchioni scrive: "Appare evidente come la nuova architrave burocratica sia di fronte a una situazione dove le strutture territoriali sono incomprese e trascurate e le attività di vertice non affrontate con la competenza e conoscenza dei problemi che hanno contraddistinto la storia del CONI".


Bene. La nostra opinione sulla riforma, o come la si voglia chiamare, l'abbiamo scritta e riscritta più volte, e continuiamo a farlo. Personalmente l'ho espressa anche al "padre" della stessa, Giancarlo Giorgetti - quando mi ha cortesemente chiesto un parere - a cui, se non altro, va il merito di aver raggranellato nelle pieghe dei bilanci altri 60 milioni da distribuire alle federazioni (ma che non ci saranno il prossimo anno). Tuttavia resta che "non basta riformare, occorre trasformare": frase riferita a cose più serie dall'economista Stefano Zamagni, a capo della pontificia accademia delle scienze sociali, ma titolo che potrebbe essere il vero manifesto dello sport prossimo venturo.


Reagire all'insipienza e indicare strade diverse, nel nome di quella società liquida in perenne cambiamento teorizzata da Eugenio Scalfari, tocca "solo" allo sport e alle sue strutture. E va rivendicato. Ma per farlo occorrerebbe valutare gli errori commessi, innovare con coraggio e guardare in avanti con progettualità e senso della realtà. Che non sarà proprio quella che oggi conosciamo, inquadrata com'è in una società priva di giovani (l'Istat ricorda che in dieci anni la popolazione tra i 16 e i 34 anni si è ridotta di 12 milioni) e che somiglierà sempre più ad un gigantesco e appassito gerontocomio.


Certo, non potrà essere Rocco Sabelli - per memoria, l'uomo dell'Alitalia che oggi governa a colpi di fogli di servizio - a interpretare questo sentimento, nè lo potrà aiutare il ministro (dello sport?) Vincenzo Spadafora, secondo il quale lo sport è business (ipse dixit). Nè qualcosa di nuovo potrà suggerire Giovanni Petrucci il cui ingresso al CONI risale al ... febbraio 1966. Le recentissime vicende della Lega Calcio stanno lì a ricordare che i problemi si dipanano e si ingarbugliano ben lontano dal Foro Italico, ma sul Foro Italico ricadono sempre. Come sottolinea il difficile iter della legge olimpica rinviata sine die dopo l'assegnazione dei Giochi di Milano/Cortina che risale allo scorso 24 giugno e con un altro governo. O come testimonia la drammatica condizione della federcalcio il cui sistema affonda in una voragine di debiti quantificabili in oltre 4 miliardi di euro (fonte ReportCalcio-19/Figc, certificato Arel/pwc).


Qualche suggerimento? Superfluo. Li aveva già indicati Giulio Onesti nel "Libro Verde" datato 1971. Basterebbe aggiornare, indicare obiettivi, snellire la struttura (il pianeta CONI/Federazioni, senza le centinaia di "esperti" arruolati a mazzi, annovera oltre 2600 persone: inutile cercarne i nomi, le qualifiche e gli stipendi sul sito, come imporrebbe la legge), classificare le federazioni come il CIO fa con quelle internazionali, definire una volta per tutte il professionismo, e via innovando. Facile a dirsi. Ma, lo ripeto, ci vorrebbero coraggio e soprattutto capacità e inventiva (non certo preveggenza).


Ma in questo quadro desolante richiamato da Marchioni, qualcosa pur ci consola. La inesausta e sempre viva volontà di proporre ed organizzare eventi. Più sono costosi e dalla improbabile riuscita, più ci piacciano e ci stimolano. Un vezzo tipicamente nazionale, come la pizza, come il mandolino, come la mafia. Non per nulla, sarà pura e semplice casualità, la doglianza di Marchioni appare il giorno prima di un convegno da lui stesso organizzato che si terrà domani alla Regione Toscana sulla candidatura ai Giochi Olimpici 2032 dell'accoppiata Firenze/Bologna. Vai a leggere il programma, scorri i nomi degli intervenuti e ti ritrovi di colpo in fondo all'imbuto del CONI che fu, proprio quello che Giorgetti voleva rinnovare (la buona fede è sempre un assunto per tutti). Ti prende la malinconia e spegni il computer.


PS. I Giochi estivi del 2032 si svolgeranno nella solare Gold Coast australiana. Scommettiamo? 



 

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