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Italian Graffiti / Una spartizione da 64 milioni. Salvo intese

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Sabato 19 Ottobre 2019

 

spadafora-sabelli 

 

Alla fine è sempre una questione di soldi e la nuova distribuzione di fondi non pare aver lasciato scontenti. Con qualche finestra aperta sul "sociale" in attesa di capire se ancora ha senso parlare di Riforma. Ma forse siamo noi a non essere in sintonia.  

 

Gianfranco Colasante

Chi l'ha vista? Mi chiedo e vi chiedo: che fine ha fatto la Riforma (o come volete chiamarla) dello Sport? Approvata dal parlamento nel penultimo giorno dello scorso anno, annunciata con squilli di trombe, rullar di tamburi e scorrer di slides l'ormai lontano 31 gennaio all'Acquacetosa, pare ora definitivamente scomparsa dai radar. O almeno questo è quanto si ricava dalla presentazione delle ultime provvidenze - trasformate in "manovra", ... - tenuta ieri a Palazzo Chigi dal ministro suo malgrado della gioventù e dello sport Vincenzo Spadafora e dal manager di lungo corso Rocco Sabelli che, dopo aver sistemata l'Alitalia, sta ora provvedendo ad aggiustare lo sport nazionale. Riepilogo.

Ricorderete che il past-sottosegretario con delega allo sport, Giancarlo Giorgetti, aveva "trovato" una sessantina di milioni in non so quale piega degli astrusi bilanci dello Stato da destinare a più nobili fini a favore dello sport. Sparito Giorgetti, sommerso senza colpa dai flutti estivi del governo giallo-verde (ora ricolorato in giallo-rosso, ma pur sempre con lo stesso premier, misteri insondabili), sul tavolo era rimasta abbandonata questa manciata di milioni. Che poi tanto manciata non sono, visto che rappresenterebbero un quarto dei soldi che da una ventina d'anni le varie finanziarie destinano annualmente allo sport federale e dintorni.

Quindi, se vogliamo, una buona base di partenza per dare corpo a qualche aggiustamento, se non proprio alla deprecata, o auspicata (fate voi), Riforma stessa, che nessuno dei vari personaggi oggi in campo pare in grado di immaginare. Niente di tutto questo. Dopo sette mesi di studio, il manager di lotta (a Malagò) e di governo (nominato dalla Lega al vertice di Sport&Salute è referente oggi dei ministri M5S) Sabelli ha finalmente svelato il suo disegno a voce unica con Spadafora. Voce unica? Non pare proprio.

Come fa notare Luciano Barra, che arriva sempre un po' prima di noi, a leggere i resoconti qualche dubbio sull'unità di intenti permane. Dunque. In merito alla divisione dei 60 milioni (nel frattempo diventati 64), Spadafora afferma: "Criteri oggettivi e trasparenti, una discontinuità netta con il passato". Sabelli replica: "L'assegnazione segue l'algoritmo messo a punto da una commissione contributi CONI e CONI Servizi. Un lavoro davvero ben fatto". Non so dare una risposta, forse non s'erano parlati prima. Né aiuta molto la Gazzetta – per quanto la rosea dell'era-Cairo segua strade tutte sue – che tenta di mediare: "Una miscela di discontinuità e conferme che rivisita [sic!] il vecchio modello 'CONI-centrico' all'insegna della massima oggettività".

Ci avete capito qualcosa? Resta sempre la mia convinzione che qui si prendano tutti un po' troppo sul serio. Comunque, questi sono i termini della divisione dei pani e dei pesci, ovvio tradotti in milioni di euro:

  • Federazioni sportive (olimpiche e no): 44,5
  • Sport "gratuito" per fasce sociali più deboli: 7
  • Premi per "efficienza" alla Federazioni: 4
  • Enti di Promozione: 3,2
  • Scuola primaria: 2,5
  • Digitalizzazione: 1,5
  • Altri e diversi: DSA, Militari, Benemerite: 1,3


È inutile che facciate le somme, vi assicuro che il totale fa proprio 64 milioni. Segue la distribuzione dei fondi alle federazioni: a quanto pare non c'è una che abbia rifiutato. Tanto più che s'è proceduto con i vecchi e cari sistemi a cui (quasi) tutti sono affezionati. Così si va dai 6 milioni e 363.mila andati al Calcio (e Gravina si è subito affrettato a dire all'ANSA che lui è molto soddisfatto, avessi visto mai), ai 2 milioni e mezzo a scalare per Nuoto, Pallavolo, Sport invernali, Atletica, Basket, Tennis, Ciclismo e Scherma, e via distribuendo. La piccola cornucopia pubblica non ha dimenticato neppure Squash e Caccia, gratificate con 250.mila euro, pochi ma buoni. È stato sacrificato solo il gruzzoletto (si dice il 20%) che i detrattori accusavano Malagò di maneggiare a suo piacimento. Come dire: giustizia è fatta.


Ma qui, se mai ne aveste voglia, qualche considerazione a botta calda si imporrebbe. Ad esempio, che gli euro accantonati per digitalizzare – che cosa non sappiamo – siano superiori a quel mix nel quale è inglobato anche lo "sport militare", come dire la quasi totalità della squadra olimpica. Anche lo sport “gratuito” per i meno abbienti, dai ragazzi agli over 64, qualche inquietudine la solleva: anche se non ci si può che compiacere, visto che ad introdurre la provvidenza per gli anziani è un ministro dello stesso partito che ai medesimi vuole togliere il diritto di voto. Fuori dai seggi, dove hanno fatto il loro tempo, ma dentro palestre e piscine. Auguriamoci non a forza.

Fermiamoci qui. Salto a piè pari i 4 milioni di premio di “efficienza” per le federazioni “virtuose”, … (altro gruzzoletto che non è chiaro chi gestirà), ma un’ultima osservazione me la concedo. Parlo della scuola del ministro Lorenzo Fioramonti, l’uomo di Pretoria che ha introdotto una ventata di efficienza nel settore dichiarando guerra alle merendine, alle bibite gassate e ai voli aerei. E, en passant, ai crocefissi. Proponeva la necessità di reperire due miliardi per la scuola: si dovrà contentare dei 2 milioni e mezzo in arrivo da “Sport&Salute”. Con utilizzo peraltro già definito: assunzione di 4000 tutor (deve essere la versione sportiva dei navigator) per avviare allo sport 28.000 classi di quarta e quinta delle elementari.
 
Bello e nuovo, anche se ci avevano provato in tanti a mettere mano allo sport scolastico: l’ultimo era stato il leghista Marco Bussetti, che almeno un po’ ne sapeva essendo stato allenatore di pallacanestro a Gallarate. Ma prima di loro, come ricorda Sergio Rizzo nel suo ultimo libro, andando a ritroso, ad ammodernare la scuola si erano cimentati in molti: Mariastella Gelmini, Fioroni, Letizia Moratti, Luigi Berlinguer, Lombardi, D’Onofrio, e poi Iervolino, Misasi, Galloni, Falcucci, Bodrato, … il solo ad esserci riuscito resta il democristiano Guido Gonella che appose la sua firma sotto il progetto di Bruno Zauli. Ma eravamo nel … 1950 e ancora lo rimpiangiamo.
 
Aspetteremo quindi fiduciosi per vedere i risultati del “vento sociale” che si abbatterà sui ragazzi delle elementari. Il tempo dirà. Mi limito solo a una considerazione a bassa voce: due milioni e mezzo diviso 4000 fa 625. Come dire che per questa cifra, sperando che non sia tassata, i “tutor” dovrebbero farsi carico di 7 classi a testa, per quanti mesi non è noto. Il tutto affidato e coordinato dalle federazioni che dovrebbero avere altre priorità. Per chi ne avesse voglia ci sarebbe da riflettere. Ovvio, salvo intese.



     

 

 

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