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I sentieri di Cimbricus / Quel bombastio al gusto di gelato

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Venerdì 19 Luglio 2019

zio-paperone

Calcio mercato: ovvero bonus, plusvalenze, prestito oneroso, fair-play finanziario, come dire il metadone, il loto da masticare per far dimenticare e per far rincoglionire. Ma forse è tutto un gioco, un piccolo gioco.

 

Giorgio Cimbrico

Paperone era pronto a investire un fantastiliardo per mettere le mani sul bombastio. Cos’era il bombastio? Una palla che, leccata, trasmetteva al senso del gusto il sapore del gelato desiderato. Se il vecchio, ricchissimo papero lo inseguiva ed era pronto a impegnarsi a pagare una cifra spaventosa, aveva le sue buone ragioni.

Anche il bombastio del nostro tempo ha la forma di una palla, pronta per essere leccata da chi cerca il sapore dei soldi, il senso del potere, l’appagamento delle sensazioni a buon mercato che possono essere soddisfatte attendendo nell’afa un giocatore che non li degnerà di uno sguardo o, in caso di estrema benevolenza o se non verrà troppo sollecitato dalle guardie del corpo,, li premierà con un frettoloso selfie.

I tifosi non sanno bene cosa sia il bombastio: si accontentano dell’ombra di un sapore. A gustarlo sino in fondo sono questi nuovi padroni, questi satrapi che neppure l’immaginazione più ricca e spericolata avrebbe potuto creare, questi pascià sovrappeso che controllano un frullare che non è quello dell’allodola o del beccaccino ma delle decine di milioni di euro che loro hanno scatenato e che ogni giorno fa turbinare cifre senza senso.

Un affare da 20 milioni più bonus (sto parlando di trattative medie, …), una forte plusvalenza,  un prestito oneroso, un forte interesse, un’asta, un esercizio di fair play finanziario: è la colonna sonora, è il vento forte che assorda come un ghamzin, è il metadone, è il loto da masticare per far dimenticare e per rincoglionire, è l’ordine che rimbalza tra i piani del potere sino a raggiungere le confraternite degli obbedienti, è il vorticare di tanto denaro che, nella mia ingenuità, non riesco a capire se esiste davvero.

Alle prese con le tasse da pagare entro fine mese, mi domando: come si salda un affare da 75 mliioni di euro? Si fa un bonifico? Si va in banca e si ordina una serie di assegni circolari? Si invia qualcuno con un paio di valigette in coccodrillo con mazzette perfettamente stirate da 500 euro, il taglio preferito da Ruby Rubacuori?

A furia di farmi domande senza mai trovare risposte, ho pensato che è tutto un gioco (non un Grande Gioco: quello lo portavano avanti indomite e callide spie sulla frontiera nord dell’India), che non è vero niente, che serve solo ad alimentare un oceano di parole parole parole che sono quelle di Amleto e di Mina, che è tutta una recita, un Truman Show, uno di quelli che una volta, prima di essere assaliti e presi alla gola dagli anglicismi chiamavamo sceneggiati cheandavano avanti per centinaia di puntate e se non succedeva niente, tanto meglio.

Mino Raiola, ad esempio, l’altro giorno non ha mica guadagnato 10 milioni nell’affare De Ligt: lui continua a gestire la sua pizzeria di Haarlem, a una ventina di chilometri da Amsterdam, e quando gli hanno chiesto: ti piacerebbe interpretare una parte in un reality? ha risposto sì, anzi, ci sarebbe anche mio fratello. E loro sono i descamisados, furbi come volpi. Poi ci sono gli inappuntabili, nell’abbigliamento e nella dialettica, tipo Marotta, o i vecchi campioni (Nedved, Maldini) o i ruspanti alla Commisso che fanno molto commedia dell’arte. Ultimamente nel cast sono entrate, ed era l’ora, anche personaggi femminili, capaci di scatenare una galassia di altre emozioni, di traguardi raggiunti, di emancipazione, di riscatto.

Indomma, ce n’è per tutti gusti, proprio come leccando il bombastio. E’ per questo motivo che la miracolosa palla costa tanto. Un fantastiliardo.

 

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