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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Saro' greve / March, un uomo chiamato coraggio (2)

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Lunedì 15 Luglio 2019

 

fiasco-viso

 

(gfc) Il prossimo 19 luglio il nostro amico Marcello Fiasconaro compirà 70 anni! Abbiamo voluto, sia pure da tanto lontano, partecipare assieme a lui e alla sua famiglia a questa bella festa. Lo abbiamo fatto attraverso i ricordi affettuosi di Vanni, che ha puntualizzato i momenti salienti della sua epopea, e una dettagliata ricostruzione della sua carriera, gara per gara, dal 1970 al 1976. Marcello lo meritava. Pochi atleti hanno saputo scalare il vertice mondiale assoluto in tanto breve tempo come ha saputo fare lui. Riuscendo al suo arrivo tra noi a fare innamorare di sé tutta una nazione che non ha mai dimenticato le sue imprese, le sue grandi doti di atleta e soprattutto di autentica umanità. Auguri di cuore da parte di tutti noi, Marcello! E grazie.


Vanni Lóriga

(Seconda parte)


Nella prima puntata dedicata a Marcello Fiasconaro ho ricordato che il 15 marzo 1972 aveva corso a Genova i 400 indoor stabilendo con 46”1 la miglior prestazione mondiale. Il giorno dopo si spostò a Pavia per farsi visitare dal famoso professor Mario Boni. Aveva problemi ai tendini che resero breve la sua grande carriera di campione. Il 1972 avrebbe dovuto essere l'anno del sogno realizzato dei Giochi Olimpici. Fu invece quello della grande delusione. Quindi già in marzo March avvertiva il riacutizzarsi di un implacabile dolore al piede destro. Lui ha corso per tutta la carriera contro il dolore. È noto che giocando a rugby aveva subito una frattura ed inoltre si aveva l’impressione che la muscolatura fosse più forte dell’apparato scheletrico. Correva contro il resto del mondo e soprattutto contro se stesso. E lo ha fatto senza risparmiarsi mai.


Per quanto tempo ha gareggiato Marcello Fiasconaro e quante gare ha disputato nella sua carriera? Spolverando le “sudate carte” dell'archivio personale del nostro direttore sono emersi dati interessanti e, soprattutto, inediti. Prima corsa in pista (sui 400) il 7 novembre 1970 e ultima (una frazione di 4x400) il 13 giugno 1976. Totale delle gare disputate in pista 175: il link con l’elenco completo e dettagliato – con risultati ed avversari – è pubblicato e visibile all'inizio di questo studio. In realtà March meriterebbe un libro a parte: e chissà che, riunendo le forze, non troveremo il modo di scriverlo.

Gare in pista a cui vanno aggiunte, come diversivo, la maratona di Roma del suo grande amico Franco Fava e la maratona dei Due Oceani, 56 chilometri dall'Atlantico all’Indiano (esattamente: Old mutuant two Oceans marathon).

 

fiasco.malan   Marcello e Danie Malan.

 

Quali di quelle 175 corse mi hanno maggiormente entusiasmato? La più gloriosa fu quella del record mondiale sugli 800, la più commovente il Campionato Europeo del 1974 a Roma.

Quel settembre veramente nero

Sfogliamo il nostro studio. Ritorniamo al 1972 iniziato con superbi risultati, ma contrassegnato da preoccupanti segnali. Dopo aver battuto a Formia il potente Badenski ed a Firenze un certo Juantorena, a fine luglio ad Aarhus cede addirittura a Gianlorenzo Cellerino. Manca praticamente un mese ai Giochi di Monaco e la situazione appare disperata. Si ricorre anche alle magie di Rubens Oliva, diventato poi famoso per aver rimesso in piedi un certo Diego Maradona. Niente da fare. Marcello, pur iscritto nella gara dei 400 (incluso nella terza batteria) non sarà alla partenza. Ho parlato di “Settembre nero” e non mancano i motivi per definirlo così. Il momento più tragico è quello del 5 settembre che registra l’azione dei fedayn (plurale arabo di fida’i, cioè devoto) che si conclude con una strage che conta 17 morti.

È nero, come detto, per March che torna a casa. In via subordinata è poco felice per chi firma queste righe che incorre in un doppio infortunio. Il primo è professionale perchè presento Marcello all’inviato di una grande Agenzia statunitense. Il quale anticipa tutti e per primo dà la notizia del forfait di March. Per cui non solo prendo quello che in gergo si chiama “buco”, ma trattavasi addirittura di “auto-buco!”

Il che è niente rispetto a ciò che succederà il 5 settembre: nel tentativo di entrare nel villaggio, per seguire da vicino i drammatici fatti, cado e mi procuro la frattura esposta di tibia e perone della gamba destra. Operato con 48 punti di sutura porterò il gesso per quattro mesi. Sicuramente un Settembre che insieme a Marcello non dimenticherò mai.

March si ritrova e scopre gli 800

Sui terreni morbidi dei campi da golf di Città del Capo riesce ad allenarsi, ritrova le energie che sembravano smarrite e si trasforma nel miglior ottocentista del mondo. Nell’arco di settanta giorni (dal 17 febbraio al 27 aprile del 1973) disputa 22 gare di cui 13 sugli 800 metri. Sfida grandi avversari e riesce a battere per due volte il fortissimo Danie Malan. Torna in Italia dopo aver migliorato per tre volte il primato nazionale che ha portato a 1’44”7, insidiando il mondiale di Moens e Wottle (1’44”3).

Record destinato ad aver breve vita. Il 27 giugno a Milano Marcello galoppa in 1’43”7 ed il “profeta” Alfredo Berra, in una delle sue ultima cronache, scrive che mai si era vista una impresa del genere, in testa dal primo all’ultimo centimetro. I tempi di passaggio (25”0, 51”2 (26”2), 1’16”5) dimostrano che la terza tratta sui 200, coperta in 25”3, fu quella decisiva. E nessuno si appropriò del merito dell’impresa: ci avevano lavorato in molti, da Banner a Morale e allo stesso Vittori.

Il primato restò in vita per oltre tre anni sino a quando Alberto Danger Juantorena non lo migliorò di due decimi ai Giochi di Montreal. Quando sul tabellone dei finalisti apparve la scritta WR - Fiasconaro ITA 1’43”7 il collega Salvatore Massara la fotografò con il fondato presentimento che sarebbe stato cancellato. Il migliore elogio al Caballo sarebbe giunto proprio da Marcello, osservando che migliorare un primato mondiale in una finale olimpica, e dopo aver vinto i 400, è impresa storica.

Ma Marcello il suo record in realtà se lo godette poco. Già il 5 agosto del ’73, ad Oslo, un killer travestito da starter impugnando un revolver Colt a tamburo gli intimò la squalifica per essersi leggermente squilibrato al momento della partenza. Eravamo in Coppa Europa e successe un po’ di tutto.

 

fiasco-oslo    La delusione di Oslo.

 

Una corsa generosa e disperata

Un anno e un mese dopo, il 5 settembre del 1974, Fiasconaro disputa la gara che più ce lo fece amare. È la finale degli Europei romani e l’Olimpico lo accoglie con un rombo di applausi. Non è in forma, accusa dolori sempre più lancinanti ai tendini ma il suo cuore non trema. È deciso a dare tutto e vuol dimostrare che il coraggio caratterizza un uomo. È un ragazzo italiano nato e cresciuto in un ambiente in cui si osserva il credo di Winston Churchill che lì combattè nella guerra anglo-boera. E che sostenne sempre, e lo dimostrò quando tutto sembrava perduto, che "il coraggio è la prima delle virtù umane perchè è quella che garantisce tutte le altre".

Marcello parte fortissimo, ai 400 metri transita in 50”1, un decimo in meno di un anno prima, ai 600 è ancora primo ma il ritmo è sceso (1’17”6 contro 1’16”5 di Milano) poi lentamente si spegne. Vola al successo Luciano Susanj, un fiumano imparentato con Pamich; March è ancora secondo a 50 metri dal traguardo ed infine si classifica sesto. Esce dalla pista nel silenzio straziato dell’Olimpico che con lui ha corso e sofferto. E che ha compreso il dramma.

Grande venditore, simpatico umorista

Uomo coraggioso, il nostro March, abituato a pagare di persona e contrario ad ogni facilitazione. Una sera a Firenze decidemmo di cenare in un famoso ristorante. Quando arrivammo stavano per chiudere, ma visto che c’era Fiasconaro ci fecero entrare. Lui borbottò che quel particolare occhio di riguardo non gli sembrava giusto. Ed il bello doveva ancora venire perchè un generale dell'Aeronautica che si trovava nel locale si alzò e gli chiese un autografo,... lui firmò e mi guardò con sguardo sgomento, ...

Chiuso il capitolo agonistico Fiasconaro ricopri per oltre un trentennio l’incaricio di rappresentante dell’Adidas e più di una volta venne premiato come miglior venditore del Sud Africa.

Fra le varie doti che abbiamo ricordato possiede anche quella di essere un simpatico umorista. Due episodi. Quando giunse per la prima volta in Italia poco sapeva del nostro paese. Augusto Frasca, addetto stampa federale, gli insegnò le cose essenziali, temendo le domande insidiose dei giornalisti. Fra l’altro insistette perchè memorizzasse il nome del nostro Presidente della Repubblica. E gli fece ripetere decine di volte il nome Saragat, Saragat, Saragat, ... Il bello è che ogni volta che March incontra il Frasca allegramente lo saluta: “Signor Saragat, buongiorno, ...!”

Quando cadde l'apartheid uno dei suoi dipendenti africani gli disse: “Allora Marcello, adesso la tua Mercedes è mia, ...”. E March replicò: “Caro amico, tu non hai capito nulla, ... adesso siamo tutti eguali, ma la macchina è mia e rimane mia, ...”.

Chiudo questo lungo (ma non sufficiente) "Greve" formulando al Cavalier Marcello Fiasconaro, alla deliziosa signora Sally, ai figli Gianna e Luca e alla nipotina i miei più fervidi auguri che gli comunico in lingua sarda: “A kentu e unu annos!”. Cento e un anno, così avrà tutto il tempo di perfezionare il suo amato golf.


fiasco-roma 

Olimpico, luglio 1971: seconda gara "italiana" davanti a 60.000 spettatori.

 


 

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