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Italian Graffiti / Oddio, il CONI e' diventato un quadratino

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Venerdì 31 Maggio 2019

coni-2















Com'è noto, se la temuta Troika non è stata (ancora) mandata dall'UE a vigilare sui nostri disastrati conti pubblici, un'altra ben più agguerrita ha preso possesso del corridoio di sinistra al piano nobile del Foro Italico. E s'è messa subito al lavoro. 

Gianfranco Colasante


Non so quanti se ne siano accorti: ma alla vigilia delle elezioni europee - scelta temporale voluta o meno, non è dato sapere - la società pubblica "Sport e Salute spa" che il traballante Governo M5S/Lega ha voluto in sostituzione della "CONI Servizi spa", ha mosso il suo primo passo. E lo ha fatto con un perentorio Ordine di Servizio col quale ha "ridisegnato" compiti e funzioni, graficamente rappresentato da uno schema nel quale, a colpo d'occhio, risulta che d'ora in avanti il CONI, con la sua storia ultra-secolare, con i suoi mille successi e i suoi non pochi errori, figurerà confinato in un semplice quadratino laterale, neppure tanto in evidenza. Il tutto a firma del dottor Rocco Sabelli, un manager estraneo all'universo sport calato al vertice della SS, della quale detiene in contemporanea i gradi di presidente e AD. Miracoli della competenza. 

Della vicenda - che a mio modesto parere avrebbe meritato un certo risalto - ha meritoriamente riferito solo Il Messaggero (26 maggio) riportando i nomi dei prescelti - non pochi esterni - per i diversi comparti assieme ad alcuni stralci della lettera con cui Sabelli ha trasmesso il suo OdS a CONI, Federazioni e dintorni, informandoli dell'avvenuto riordino. Quindi, con largo ricorso agli anglicismi che fanno tanto autorevolezza, nel rispetto della sua fondamentale "mission", la società ha informato che "il primo passo di questo percorso è necessariamente rappresentato dalla definizione di un assetto organizzativo più funzionale ed efficiente e dalla individuazione di una squadra manageriale responsabile della sua realizzazione". 

Ne prendiamo atto, pur con qualche riserva sullo stile linguistico adottato. Sempre il benemerito quotidiano romano segnala che l'AD Sabelli ha mantenuto per se una serie di incombenze di non secondario rilievo, intendendo "presidiare personalmente, con una responsabilità ad interim, la nuova funzione di Strategia, Sviluppo e Innovazione per imprimere la spinta necessaria a delineare la nuova e più ampia missione della Società". Obiettivi ancora indefiniti, ma che, se vogliamo, a prima vista parrebbero un po' ambiziosi anche per un manager di quella portata.

In attesa poi che ci venga spiegato cosa si intende fare sul fronte "Salute" (in arrivo un nuovo OdS che imponga a madri ansiose e a ragazzini obesi di rinunciare alle merendine?), non riesco a fare a meno di notare l'assenza di qualunque reazione da parte del CONI (ente pubblico) e delle Federazioni (enti privati). Organismi che più di altri, nella accezione comune, dovrebbero fare (ancora) corpo unico con una "mission" unitaria - questa si seria e per di più a rapida scadenza - per affrontare gli imminenti impegni olimpici (2020/2022) con una maglia azzurra addosso.

E invece nessun commento, silenzio tombale. Scelta - se vogliamo - politicamente corretta (mai opporsi al potere, specie se trionfante), ma da un punto di vista istituzionale piuttosto discutibile. Non è che ci aspettassimo una chiamata ai materassi come insegnava Il Padrino, un'occupazione dello scalone della Lupa tanto caro ad Alberto Sordi, un cartello appeso sull'obelisco mussoliniano, ma qualcosa, vivaddio, non avrebbe stonato. Niente di eclatante, ma che so, un segno, un colpo di tosse, uno starnuto, uno sbadiglio. Niente.

Quelli che ne sanno e sono addentro alle segrete cose, dicono che il vero problema - anzi la vera "mission" - è portare a buon fine la candidatura olimpica per il 2026, anno olimpico che si intenderebbe celebrare con grande sfarzo tra i poli opposti di Milano e Cortina. Tra sette anni se tutto andrà per il meglio, un abisso temporale in termini politici, economici, sportivi, quasi una nuova era geologica. Ma tant'è, quel che conta ora è mettere le mani - pardon, il sedere - sulla poltrona di presidente del Comitato Organizzatore. A Dio piacendo, tutto il resto è noia. Anche il nuovo organigramma del CONI.

















 

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