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I sentieri di Cimbricus / Spazio all'eta' della narcosi

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Giovedì 24 Gennaio 2019

 

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"I vecchi modelli hanno sceso i gradini e, dall'umano, siamo passati al distacco dalla realtĂ , alla nascita di una realtĂ  sospesa, a una cappa pesante che la gente non sembra avvertire".

 

Giorgio Cimbrico

Una volta avevamo i nostri luciferi: George Best che aveva trovato il diavolo nella bottiglia, Diego Armando Maradona che qualcuno ha paragonato a un moderno Eliogabalo (Artaud ne sarebbe stato deliziato), Ben Johnson che venne marchiato a vita con il ferro rovente della vergogna, Mike Tyson che veniva dalla Pentola dell’Inferno. Ora gli angeli plastificati o quelli fintamente naif vengono condannati a 23 mesi per evasione fiscale (a carico anche un’accusa per stupro) o transano tranquillamente con l’agenzia delle entrate per una quarantina di milioni.

I luciferi venivano condannati da improvvisati predicatori che tuonavano usando toni che sfioravano l’apocalittico: un campione deve dare l’esempio, deve essere un modello per i giovani. Giusto: non è bello e non è sano ubriacarsi sino allo stremo, farsi di coca, gonfiarsi di steroidi e, nel caso di Iron Mike, proporre un cocktail di quasi tutto, sesso estremo compreso.

Ma oggi, va meglio? I modelli proposti, imposti, accettati hanno sceso i gradini e dall’umano troppo umano che può riportare ai baffoni di Nietzsche siamo passati al distacco dalla realtà, alla nascita di una realtà sospesa, a una cappa pesante che la gente non sembra avvertire. Il simbolo per un viaggio che non porta da nessuna parte è Cristiano Ronaldo, sempre in forma perfetta come Jude Law, l’androide di Intelligenza Artificiale, elegante, non un capello fuori posto, lucido, ben rasato, con un’espressione sul volto che non è un sorriso cordiale, non è un ghigno minaccioso. Forse solo un rictus, la posizione dei muscoli facciali imposta dal Grande Demiurgo che crea gli idoli che devono essere adorati.


Non invidiati per i soldi che hanno e continuano a raccogliere come da una cornucopia senza fine e senza fondo, per le limousine, per i guardaroba strapieni, per i posti esclusivi dove vanno in vacanza (si dice resort, lo so …), per le donne che possono avvicinare. No, adorati e basta, come il simulacro meta di un pellegrinaggio, come una reliquia non rinsecchita ma pulsante, come l’oggetto di un affetto che deve essere gregario, sottomesso.

Best era il demone che tutti avremmo voluto avere al fianco per la notte di un difficile giorno, fidando nella mano che avrebbe pescato nelle tasche le sterline stropicciate da porgere al barman, un locale dopo l’altro. A occhio, Ronaldo, nato in un’isola vinicola, non deve aver mai assaggiato il sapore sprigionato dalla sua terra, preso sin dall’inizio in questa brama diventata perfezione asettica, inodore, troppo assoluta per piacere a chi ha assaporato odori da corridoi che portano in campo, puzze da spogliatoi puliti con due secchiate d’acqua, afrori da bordo ring.

Era il minimo che potesse accadere dopo che gli anni della libertà hanno lasciato spazio all’età della narcosi.

 

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