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Fatti&Misfatti / In fila per dieci, a piedi nudi nel parco

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Lunedì 8 Ottobre 2018

 

basket-poff 2

 

Di italiani nei quintetti base se ne sono visti davvero pochi nel Paese ”sportivo” che litiga per una Olimpiade da assegnare.

 

di Oscar Eleni

Al buio su una carrozza della metropolitana verde di Milano fra le stazioni di Famagosta e Assago Nord. Panico senile su una fermata brusca mentre un bambino chiedeva all’accompagnatore altre storie sull’Olimpia dei 28 scudetti. Maledetta sfortuna, ci siamo detti, perché avremmo voluto essere al giardino dei giusti di Verona per sentire il canto argentino dei milanisti, quello tutto speciale dei tifosi Fortitudo che, involontariamente, si sono gemellati con quelli della Virtus pure lei a Nord Est: da questa settimana la stella del calcio e di Pippo Inzaghi resta sola. Le due sorellastre del basket bolognese esordiscono vincendo, si fotta lo straniero che aveva promesso un Bologna football club da sballo come diceva il presidentone Dallara quando i cronisti gli rimproveravano di non avere abbastanza rossoblu nella seconda maglia.

Meglio del metrò sarebbe stato essere a Parigi per festeggiare la vittoria di Dettori nell’Arc ricordando la sua visita a San Siro quando ci chiesero di intervistare lui e, molto più tardi, per fortuna, Varenne, credendo di essere geniali e non ricordando che già l’immenso Luigi Gianoli aveva parlato con Ribot.

Saremmo stati felici anche a Perugia per il ritorno vittorioso in Italia di Julio Velasco, il vero maestro che ha dato a Modena la supercoppa. Lui e Rudic hanno ancora tanto da insegnare e non hanno bisogno di medici senza frontiere.

Niente, era l’ora del basket, magari si giocasse sempre a fra le 17 e le 18, nel solito Forum infido dei cerberi che chiudono cancelli e non aprono mai il cervello. Bisognava esserci come gli 8000 che hanno applaudito Giorgio Armani al centro del campo, fra gli otto trofei vinti nella sua medicea gestione, davanti ai bambini ignari del passato non tanto lontano quando la squadra accettava qualcosa che va contro lo slogan felice del momento, anche se scritto in inglese (why?): Noi, non io. L’avessero detto tanto tempo fa avrebbero risparmiato abbastanza. Non nei soldi, quelli nella nobil casa non sono mai mancati, anche per pagare chi non gioca o non allena più, quest’anno sarà così per Theodore, ma nelle arrabbiature e avrebbero pure passato giornate migliori senza cercare nemici fuori visto che il fuoco amico era tutto della casa.

Parete tricolore fatta con cartelli e telefonini. Tenerezza sotto la curva del tifo brindisino che quest’anno non sarà deluso vista la partita d’esordio al Forum contro chi può arrivare a 100 punti anche in terza marcia, nascondendo le paturnie di questo o quello. Come ha detto Vitucci dove la trovi un a squadra che fa 51 punti con il quintetto titolare e 52 con quelli della panchina. A proposito di quintetti base il Pianigiani belli capelli, in fibrillazione europea e anche per il palio straordinario del 20 ottobre dove correrà la sua Lupa vincitrice ad agosto, ha mandato un messaggio a chi lo considera nel clan Erode a proposito di giocatori italiani. Lui ha infilato il Fontecchio, quasi ignorato in supercoppa, fra i 5 di partenza.

Anche con questo “sacrificio”, cara gente, di italiani nei quintetti base se ne sono visti davvero pochi nel Paese ”sportivo” che litiga per una Olimpiade ancora assegnata dove chi faceva lo smorfioso per accettare si è poi arrabbiato tantissimo perché lo hanno lasciato fuori. Purtroppo questi sono i tempi delle parole e mai dei fatti. Siamo soltanto all’inizio adesso che al Coni tremano perché non capiscono dove arriveranno con il “nuovo” quelli che non hanno un tempo cronometrato di buona politica e gestione.

Ma torniamo al basket che temeva di non vedere in campo, fra i primi cinque, più di 10 italiani. Sono stati 11 considerando l’argentino Filloy che gioca però in Nazionale.

SOCCORSO - In fila per dieci a piedi nudi nel parco giochi italiota scosso dal memoriale di una che in America dice di essere stata violentata dieci anni fa dal divino Ronaldo, anche lui avrebbe bisogno della forza per avere quello che 99 su 100 donerebbero col sorriso? Il dieci numero imperfetto va bene anche all’atletica affidata al “Che” La Torre. Saranno una decina quelli mantenuti e accompagnati dalla FIDAL verso il mondiale di Doha. Gli altri sono fuori gioco per mancata prestazione. Cara gente se passa questa linea, non soltanto in atletica, sai che code nei centri di primo soccorso per chi non ha diritto a niente, neppure a quello misterioso di cittadinanza. Nel calcio rose ridotte della metà. Ma anche in altri sport professionistici. Magari è una strada. Rigorosa, ma una strada e chi dice che hanno pagato soltanto gli atleti si sbaglia, anche se un po’ è vero, ma i dirigenti, cari amici, lo fanno senza stipendio, vivendo di note spese, magari non proprio compilate come si deve, ma sull’argomento sono tante le categorie in difetto. Si, certo pure i giornalisti.

Il buio del tunnel verso Assago Nord senza sapere ancora che dall’osservatorio Pea, quello bombardato anche da chi diceva di essere vero amico (non esiste pace fra certi ulivi e stupirsi è infantile) del creatore di un sito divertente che dice spesso anche verità e anticipa la pigrizia del sistema, avevano azzeccato una previsione: Brown se ne andrà da Torino. Nel titolo era in compagnia anche di Esposito che non sarebbe in sintonia con il sistema Dinamo, ma ci auguriamo che non sia vero, per il bene della società e del progetto. Su Brown quasi centro: la separazione è avvenuta per motivi di salute. Capiamo anche se siamo avviliti per questa denuncia indiretta: in Italia non poteva curarsi? Sembra di no. Ma capiamo anche lo stress dopo aver visto Torino in finale di super coppa, dopo due sconfitte ai supplementari in trasferta fra Europa e la Venezia che dovrà ragionare su questo successo ai supplementari con stonature che hanno fatto tremare il ponte di Rialto.

La via breve delle pagelle

Adesso direte che con questo tunnel senza sentimenti vi siete rotti e volete andare alle pagelle che sono la via piĂą breve per sentirsi fratelli sotto le retine e nei giardini dello sport invasi dalle cimici che stanno facendo tagliare le palme anche nella Liguria infelice con la dolorosa spesa di quasi 1500 euro ad abbattimento:

10 Ad EUROSPORT per la dolce invasione televisiva, ma, soprattutto se confronterà le telecronache in singolo e quelle in coppia, se noterà, cosa che a SKY si sono rifiutati di fare da troppo tempo, che in RAI non pensano neppure di prendere in considerazione, la differenza fra la verbosità radiofonica e l’esigenza di informare il telespettatore non su quello che già vede, ma su quello che aggiunge informazioni all’immagine.

9 A TRIESTE per come ha accolto la serie A nel Pala Rubini, ci scusino gli sponsor, ma per noi quell’arena sarà sempre del Principe come avrebbe dovuto fare anche Milano. Grande atmosfera, peccato il risultato, ma si pensa che una volta risanato il gruppo non mancheranno soddisfazioni.

8 Alla MILANO in piedi per Giorgio Armani in mezzo ai suoi 8 trofei del decennio, ai ragazzini he devono essere il futuro della società, Peccato che altri non seguano l’esempio e non abbiano ascoltato il presidente di questa Olimpia nella presentazione di Brescia: “Abbiamo investito tanto, ma il ritorno come immagine è stato due volte superiore”. Già e dal Simmenthal, quando il marchio era squadra e non carne in scatola, in su, potrebbero testimoniarlo in tanti che ora stanno fuori con nostalgia spinti da figli “furbetti” che volevano tenere tutto in casa.

7 A La STAMPA di Torino che con Mirco Melloni ha presentato il nuovo campionato nella maniera giusta puntando sulla separazione in casa fra societĂ  e giocatori di scuola italiana senza dimenticare che in un campionato professionistico giocano quelli che valgono, non i passaporti.

6 A PIANIGIANI per l’ennesimo trionfo italiano, per come sta pilotando Armani verso grandi mete, ma, soprattutto se proibirà a tutti di dire che questa Milano può arrivare fra le otto in eurolega. Deve arrivarci e l’obiettivo è la finale a quattro. Altro che profilo basso.

5 A Romeo SACCHETTI per aver ingannato tutti con i suoi tormenti per Azzurra Fremebonda, quasi si fosse distaccato da Cremona. Nella prima a Trento ha dimostrato di avere una squadra che può andare lontano seguendo la stella cometa del colonnello Travis Diener.

4 Agli ITALIANI entrati in quintetto e quelli che hanno fatto comparsate: cara gente rivedetevi i filmati e poi capirete perché i vostri allenatori preferiscono non capirsi con certi stranieri piuttosto che soffrire per cercare di interpretare certe facce, certe giocate da oratorio.

3 A Fabio BIGAZZI, artista completo, perché nel film “Il Vegetale”, opera curiosa, sembra fotografare il nostro mondo di oggi. Anche quello dello sport. Dire la verità fa malissimo.

2 A Lorenzo SANI, vincitore del premio CONI per la narrativa con il suo meraviglioso ”Vale tutto” perché ci fa venire in mente, con rabbia, che il basket aveva davvero una bella generazione di giornalisti che lo stesso sistema, con le sue stupide liste nere, ha mortificato e continua a mortificare.

1 A TORINO non tanto per queste sconfitte ai supplementari ma per non aver convinto Larry Brown che in cittĂ  ci sarebbero stati medici e cure adatte a fargli passare questo momento difficile.

0 Al Pino SACRIPANTI, giustamente orgoglioso per l’esordio Virtus a Trieste, per essersi “sarrizzato” con la tuta sociale al via del campionato. Se lo ha fatto per ricordare il grande allenatore che ora guida il Chelsea bene, lo dica, altrimenti preferiamo la regola della giacca se proprio le società si rifiuteranno di valutare il metodo Berlusconi per il nuovo Monza, quello Sacchetti per la Nazionale.

 

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