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Osservatorio / Candidature e altro: un paese fantastico l'Italia

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Lunedì 9 Aprile 2018

duomo 2

A margine della nuova (triplice) proposta olimpica, qualche riflessione sul valore delle nostre organizzazioni internazionali.

di Luciano Barra

Bisogna dirlo: noi italiani siamo fantastici. Riusciamo sempre a capovolgere regole, realtà e prassi con una facilità impressionante. Altro che popolo di Santi, Poeti e Navigatori (frase del Duce in un famoso discorso a difesa dell’Italia, condannata dalla Società delle Nazioni per l’invasione all’Abissina): siamo e restiamo gli Artisti della fantasia. Questo sta accadendo a voler seguire la storia della (eventuale) nostra candidatura olimpica del 2026 e tutte le nostre avventure di organizzazione di manifestazioni sportive. Il tutto condito da un “mantra” assoluto rilanciato dai media: le nuove regole approvate dal CIO sotto l’etichetta delle riforme varate per l’assegnazione dei Giochi del 2020 e anche 2024/2028. Dietro questo “mantra” presto si spaccerà che i 100 metri dell’atletica vanno corsi all’indietro e quelli del nuoto tutti in subacquea.

Stiamo leggendo di tutto. Prima abbiamo appreso che sarebbe stato il CIO a scegliere fra Milano o Torino; poi il CIO ha dovuto fare chiarezza e ha spiegato che sarebbe stato il CONI a dover scegliere. Ma chi aveva dubbi al riguardo? Ma come avrebbe potuto essere il CIO a fare questa scelta? Ora leggiamo una dichiarazione del Sindaco di Milano, davanti alla platea della Confcommercio, agghiacciante:

“Ho scritto al CONI che qualora il nuovo Governo e il CONI fossero interessate alla candidatura di Milano, noi potremmo considerare la cosa. Ma ribadisco il mio punto di vista: Milano non ci può mettere un Euro. Il progetto deve essere finanziato dallo Stato. Se ci sono queste condizioni, prenderemo in considerazione la candidatura”.

C’è solo da credere che a Losanna, al CIO, faranno i salti di gioia nel sapere quanto Milano ambisca di organizzare i Giochi. Almeno a Torino la sindaca dei Cinque Stelle, Chiara Appendino, ha avuto il coraggio di dichiarare che i Giochi aiuterebbero Torino, differentemente da quanto gli stessi Cinque Stelle avevano dichiarato per Roma 2024. Dimenticando che le opere strutturali, comunque, rimarrebbero alla città e permetterebbero a Milano di uscire dal tunnel di città da terzo mondo nell’impiantistica sportiva.

Questa è la prima regola che in Italia si sta ribaltando. Non è la città che ambisce ad organizzare i Giochi , no, sono gli organismi centrali (nel nostro caso CONI e Governo) che devono decidere chi si deve candidare. A me pare una follia. Altri fanno referendum o consultazioni fra le varie comunità e popolazioni, rischiando il più delle volte di perderli, ma comunque le candidature partono dal basso. Da noi è tutto rovesciato. Dispiace perché nonostante ci siano state sette richieste di candidatura, la situazione mi pare veramente deboluccia.

Mentre imperversa questa commedia tutta italiana che avrebbe esaltato Peppino De Filippo e Totò, ci tocca leggere cosa sta accadendo con i Mondiali di Sci di Cortina e con le Universiadi di Napoli. A Cortina, che ha ottenuto i Mondiali alla terza candidatura, e quando era rimasta la sola a presentarsi, mentre c’è “un OK per gli impianti sportivi", si legge che "aumentano i timori per le infrastrutture”. Quindi, se arriva la neve bene, non c’è problema, ma per il resto stiamo al palo. E pensate che Cortina si è pure messa pure in coda per i Giochi del 2026!

A Napoli invece c’è già chi dice apertamente che sarebbe meglio rinunciare all’organizzazione delle Universiadi per non fare una brutta figura. Se ne saprà di più prima dell’estate. Come diceva Emilio Fede? Nel frattempo siamo in attesa di capire cosa accadrà con la Ryder Cup di golf e le altre manifestazioni previste in Italia cui si vorrebbe aggregare anche il basket.

Ma questo avviene proprio perché da noi non c’è alcun rispetto per l'insieme di regole che tutti gli altri rispettano: candidature che partono dal basso, studi di fattibilità economici ed urbanistici, evitando il “Monopoli” fantasioso di collocare gli impianti sulle cartine del territorio e poi analizzare le richieste delle città interessate. Qui la piramide è rovesciata. Pensate cosa accade negli Stati Uniti dove il Comitato Olimpico bandisce per tempo una “gara” fra chi vuole candidarsi e poi esamina e decide. Per di più, facendo di tutto ciò un lucroso business.

In tutto questo non capisco la posizione del CONI che rischia di nascondere solo una nuova brutta figura. Tra l’altro sto ancora domandandomi chi ha finanziato Casa Italia a PyeongChang (costata circa 4 milioni) e chi finanzierà la Sessione del CIO a Milano (quanti milioni costerà?). Anche lì il Comune di Milano ha fatto capire di non volerci mettere “un euro” al punto che si è arrivati a dire che il soggiorno dei Membri del CIO sarà a carico del CIO stesso.

Io ho il dubbio – che spero sia presto smentito – che il CONI utilizzi per queste operazioni “internazionali” le quote che il CIO – per contratto – versa ogni quattro anni al CONI quale quote-parte dei diritti di marketing concessi per l’Italia ai propri sponsor. Quote-parte, sia detto per inciso, che il CONI incasserebbe egualmente, anche se non allestisse Casa Italia o organizzasse la Sessione del CIO. Boh?

 

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