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Italian Graffiti / Il ministro Lotti in campo per il fine di lucro

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Domenica 29 Ottobre 2017

lotti

di Gianfranco Colasante

Non so se sull'appassionata luna di miele tra il ministro dello sport Luca Lotti e il presidente del CONI Giovanni Malagò - tra loro in sintonia d'intenti oltre ogni ragionevole dubbio - sia calata un'ombra. Ma di certo qualche dissapore potrebbe averlo creato la proposta che lo stesso ministro ha appena fatto circa una riforma delle Società Dilettantistiche, aprendole allo "scopo di lucro". Proposta che in positivo, ma sarebbe una forzatura, potrebbe essere letta come preambolo a un più ampio disegno di riscrittura delle regole dell'intero comparto sport (che non toccherà però a questo Esecutivo, in scadenza di mandato). Tornando alla proposta, se i due maggiorenti l'avessero concordata, non è dato sapere, ma si può intuire che dopo i mugugni registrati in Consiglio Nazionale CONI dello scorso martedì, qualcosa nel meccanismo potrebbe essersi inceppato.

In dettaglio, non è proprio piaciuto che la disposizione di riforma "lucrativa" - senza discussione alcuna e che va a incidere profondamente sul cosiddetto modello italiano che da sempre si basa sul volontariato, anche se un po' annacquato dei giorni nostri -, la si voglia inserire nella Legge di Bilancio, come dire blindandola contro qualsivoglia parere contrario. Un po' com'era stato fatto lo scorso anno con le garanzie finanziaria della Ryder Cup di golf da far disputare al Marco Simone della famiglia Biagiotti.  

Che non sia poi proprio un buon momento per il giovane ministro, è sotto gli occhi di tutti. L'aver disertato il recente consiglio dei ministri che riconfermava Ignazio Visco al vertice della Banca d'Italia, uno schiaffo al premier Gentiloni che il 12 dicembre 2016 (suo 34.mo genetliaco) l'aveva nominato al ministero dello sport, non depone a favore della popolarità di Lotti. Scelta scellerata non dettata però, come si è malignamente sentito dagli schermi della LA7, perchè impegnato in un torneo di Burraco, ma perchè in visita istituzionale (assieme a Malagò) ad un salone sugli sport invernali (come disertarlo a tre mesi da PyeongChang?).

Da una decina d'anni membro autorevole del Giglio Magico renziano, già messo a dura prova dai giudici napoletani che, per le vicende legate all'inchiesta CONSIP, lo hanno indagato, a trarre d'impaccio Lotti era dovuto intervenire il Senato che a marzo aveva respinto una mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata dai 5S. Da quei giorni, rinvigorito, il ministro ha ripreso slancio dedicandosi con maggior impegno ai suoi compiti sportivi e dintorni. Ma mai era andato oltre le parole di circostanza e, come dire, di un certo bon ton istituzionale.

Fino a che le voci che giravano da qualche tempo hanno trovato conferma in una lettera che il ministro ha inviato alla Gazzetta dello Sport di mercoledì 25 ottobre rivendicando la sua riforma e scrivendo che "questo nuovo soggetto [la nuova società lucrativa, l'aggettivo è dello stesso ministro, NdR] non altera il rapporto tra sport e volontariato, nè mette in discussione i valori fondamentali del dilettantismo". E per convicere i più riottosi - con colpo da maestro - ricorda che la sua legge eleva i compensi esenti da prelievo fiscale per gli addetti da 7500 e 10.000 euro. Concludendo: "Molte delle norme che abbiamo introdotto vanno a sanare un vuoto che si è creato in questi ultimi 20 anni. Sappiamo che c'è ancora molto da fare, ma siamo altrettanto certi d'aver preso la strada giusta". Quale?

Circa il vuoto di cui sopra, va ricordato che la materia è oggi regolamentata dalla Legge 27 dicembre 2002, n. 289, che istituiva "provvedimenti in favore delle società sportive dilettantistiche", prevedendo facilitazioni fiscali e detrazioni d'imposta fino a 200.000 euro per i contratti di sponsorizzazione. Tanto che tra i più accessi oppositori alla normativa Lotti, in CN, si è levato proprio Mario Pescante che porta la paternità di quella legge di epoca berlusconiana. Trovandosi in questo in buona compagnia, se è vero - come riferiscono le cronache - che interventi molto critici si sono sentiti anche da parte di Tavecchio, Chimenti e altri presidenti federali.

Ma perchè Lotti ha voluto mettere mano ad un comparto che, in qualche maniera, sembrava ancora funzionare? In un Paese come il nostro - che ha fatto della cancellazione delle memorie il suo credo - qualcuno si è ricordato di un convegno tenuto a Rimini e organizzato nello scorso giugno dall'ANIF-Eurowellness. In quell'occasione l'onorevole Daniela Sbrollini - responsabile dipartimento sport del PD - aveva presentato la sua proposta di legge intitolata "Una riforma dello sport dilettantistico", auspicandone una rapida approvazione in Parlamento. Aprendo di fatto l'iter del riconoscimento sportivo agli oltre 12.000 centri benessere e fitness/wellness italiani aderenti all'ANIF.

Presente al convegno in video-conferenza, il ministro Lotti aveva sottolineato il suo personale sostegno all'iniziativa e quello del Governo. "La proposta di legge - aveva detto - non ha trovato ostacoli in Parlamento, pertanto, nonostante il clima politico generale non sia certo favorevole, ritengo possibile che la Riforma possa andare in porto entro la fine della legislatura". Maggiori dettagli si trovano sul sito www.fitnesstrend.com.

Chissà se esiste un reale nesso tra la proposta Sbrollini e quella del ministro. Ce lo dirà il tempo o, più credibilmente, l'approvazione della legge di stabilità. Con buona pace del CONI e delle federazioni. Abbiano concordato o meno.

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