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Italian Graffiti / Giochi Invernali? Ideona: facciamoli a Milano, ...

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Sabato 17 Giugno 2017

duomo 2

Gianfranco Colasante

Chi si aspettava qualche straccio di progetto dal discorso programmatico del presidente Giovanni Malagò (stando alle norme, appena rieletto per il secondo e ultimo mandato) in vista del nuovo quadrienno - Giochi di Pyeongchang 2018 ed edizione "monstre" di Tokyo 2020 compresi, tanto per gradire - può dirsi moderatamente deluso. Soliti toni salottieri e tante parole in libertà, ma con i giusti accenti. Come se i problemi sul tavolo del CONI non mancassero: dalle tragicomiche vicende dei diritti TV della Lega calcio (sarà possibile commissariare il commissario?) ai pasticci elettorali nelle federazioni. Tanto che per dare un senso al nuovo inizio, ecco spuntare un ipotetico dossier di candidatura olimpica. Mentre ancora nelle redazioni gli ultimi soldati giapponesi si aggirano nelle jungle giornalistiche sparacchiando sulla Raggi, il vulcanico Malagò lascia filtrare una nuova idea. Candidare Milano ai Giochi Invernali del ... 2026. Neanche il genio di Zavattini s'era spinto tanto avanti.

Chissenefrega se il CIO dell'immaginifico Bach (abbandonato adesso anche da McDonalds) si è messo di traverso con quella doppia assegnazione 24/28 tra Parigi e Los Angeles. Maltrattati sui Giochi estivi, ecco spuntare la candidatura invernale. Tanto più che il modello Expo, come si ripete nei salotti che contano, è largamente vincente, altro che Roma che non ci merita. Peccato che poi si viene a sapere che il sindaco Sala ignorasse tutto, anzi parrebbe un po' perplesso della proposta. Ma che soprattutto il mitico Cantone (lo stesso che avrebbe salvificamente vigilato su Roma 24) ha da tempo messo sotto la lente ben 18 appalti della predetta Expo, modello italiano di successo ora applicabile anche allo sport olimpico.

Ideona insomma, quella di una Milano innevata, subito cavalcata dai soliti noti accorsi a supporto: volete mettere lo sviluppo, le pedemontane a sei corsie stese verso tutte le direzioni e i milioni di turisti in Moon Boot che si riverseranno tra piazza del Duomo (le avranno poi tolte le palme?) e gli alberghi cinque stelle di Bormio? Insomma, rispunta quel paradigma modello Italia 90 e Ryder Cup che tanto bene fa al Paese innervando la sua economia traballante.

La solerte Gazzetta che gioca in casa si porta avanti col lavoro e ci informa che tanto gli Invernali 2026 "dovranno per forza di cose finire in Europa". E noi, referendum abrogativi o meno, in Europa di siamo ancora. Quindi, già questo è un valore aggiunto, volete mettere. Tanto più che siamo già candidati ad ospitare nel 2019 la Sessione del CIO proprio a Milano, ... Sessione che ci assegneranno di certo, potete scommetterci. E come potrebbero diversamente, visto che siamo gli unici ad essersi proposti. Un segnale inequivocabile in direzione 2026, in attesa di ripartire per l'edizione estiva del ... 2032.

L'Ippodromo? Spostalo un po' più là ...

Chi di Raggi ferisce, di Raggi perisce. Dal NO alle Olimpiadi (meglio, alla candidatura olimpica bocciata: ancora oggi c'è chi favoleggia di due miliardi offerti dal CIO alle periferie romane e balordamente rifiutati) al SI allo stadio della AS Roma a Tor di Valle. Il tutto tra veti incrociati, delibere annullate e riscritte, sedizioni e colpi bassi, tanta confusione e soprattutto un mare di sospetti. Ma non si parli di interessi, giammai, si fa tutto per il bene del tifoso e per rendergli la vita più facile.

Raccontare in poche righe la vicenda del terzo stadio di Roma, a partire dalla delibera 132 del 2014 a firma del sindaco Marino, è impresa superiore alle nostre forze. Limitiamoci alle ultime ore (14 giugno), quando l'assemblea capitolina a maggioranza M5S con 28 voti ha riconosciuto il "pubblico interesse" per il predetto Stadio (non so se era mai accaduto prima per un impianto sportivo). Quindi, tagliate le tre torri, ridotti alcuni milioni di metri cubi di cemento, aumentato il numero di treni sulla direttrice Roma-Lido di Ostia, aggiunto o meno qualche ponte per afflusso e deflusso dei predetti tifosi (qui la cosa non è proprio chiara), tutelate le zone di nidificazione delle rane, ecco accendersi il semaforo verde.

Ma non c'era di mezzo il vincolo sulla zona posto a febbraio da Margherita Eichberg per tutelare l'ippodromo costruito nel 1959 dall'architetto spagnolo Julio Lafuente de Gedda e soprattutto conservare quella ardita tribuna sospesa? Si, c'era ma non c'è nessun problema. Ci pensa il nuovo soprintendente Francesco Prosperetti che "svincola" il predetto vincolo e trova la soluzione vincente e risolutiva.

Lo stadio si farà. L'ippodromo che s'è messo incautamente di mezzo verrà fatto saltare con la dinamite (ne deve essere avanzata dall'estate 2008 quando con lo stesso mezzo venne fatto brillare il Velodromo Olimpico) per ricostruirlo qualche centinaia di metri più in là. Tale e quale all'originale, si presume. In fondo siamo un popolo di sportivi, e ci teniamo.

Anche se non sapremo mai cosa ne avrebbe detto il progettista, opportunamente scomparso quattro anni fa.


 

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