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Saro' greve / Stadio della Roma: perche' non al Circo Massimo?

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Lunedì 13 Febbraio 2017

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di VANNI LĂ’RIGA

Come al solito “Sarò greve”: Questa volta, considerato che parliamo del nuovo stadio della AS Roma, è però necessario essere molto calmi e documentati. A titolo personale ritengo che lo stadio di Tor di Valle si farà. I motivi sono molteplici. Sotto il profilo politico so che saranno decisive l’ apertura dei 5 Stelle (prima contrarissimi); l’auto-siluramento di Paolo Berdini; il non trascurabile particolare che James Pallotta nutra dichiarata, e ricambiata, simpatia per Donald Trump; le relazioni ricche di empatia fra Luca Parnasi, proprietario dei terreni, e Paul Tudor Jones. Gli aspetti che molti reputano incompatibili con quanto previsto dal Piano Regolatore, su tutti un milione di metri cubi di grattacieli, saranno studiati e superati, anche perché l’insuperabile Chicco Testa (professione manager ...) li ha decantati come audaci torri, in grado di qualificare un intero quadrante della città, … (se vogliamo, di parere assolutamente contrario, Paolo Portoghesi).

A chi fanno paura 500 miliardi?

E che problema sarà mai la realizzazione delle “opere strettamente funzionali allo stadio”, quali il prolungamento della Metro B dalla Magliana; l’adeguamento delle vie Ostiense e del Mare; il raccordo all’Autostrada Roma-Fiumicino; gli interventi per annullare i rischi idrici di fosso Vallerano. Al massimo ci vorranno, come calcola Vittorio Emiliani sul Fatto, 266 milioni di euro, che tradotti in lire danno 500 miliardi, … cioè bruscolini. come si esprimono quelli che usano il greve linguaggio pre-europeo.

Infine va considerato che mentre al popolo romano poco o nulla interessava della Candidatura Olimpica 2024, almeno al 70 per cento dei Capitolini la attività calcistica dei giallorossi di Francesco Totti piace molto. Dopo quanto esposto (“Questo Stadio s’ha da fare e si farà!”) ritengo quasi doveroso ricordare la lunga storia degli altri grandi impianti sportivi della capitale.

Gli stop di Giolitti e Natham

Il primo progetto risale addirittura agli albori del secolo scorso. Preso atto che il barone Pierre de Coubertin, nella settima Sessione del CIO tenuta a Londra il 22 giugno 1904, aveva assegnato alla Città di Roma i Giochi della IV Olimpiade il professor Bruno Amante, presidente dell’Istituto Nazionale per l’incremento dell’Educazione Fisica, propose di ridare vita al Circo Massimo. Ammiratore della civiltà greca, voleva emulare le iniziative degli Ateniesi che, per la prima edizione dei Giochi dell’era moderna, avevano ricostruito lo stadio Panathinaikos ad imitare quello antico di Licurgo.

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Al motto di “Ellade e Roma” incaricò gli architetti Giulio Magni e Giulio Podesti, sulla base degli studi di Rodolfo Lanciani, di ridare vita all’antico Circo di Roma e ne sortì un progetto che vi viene proposto e che con le dimensioni di 560 metri per 90 sarebbe stato il più grande del mondo. Costo molto alto ed il Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti, dopo l’eruzione del Vesuvio del 4 novembre 1906, ritirò la candidatura romana.

Ma Bruno Amante non rinunciò al suo sogno e lo rilanciò quando nel 1911 venne deciso, per celebrare i 50 anni dell’Unità d’Italia, di costruire due grandi stadi, uno a Torino e l’altro a Roma. La soluzione del Circo Massimo fu sostenuta anche da Gabriele D’Annunzio, dallo storico Aroldo Venturi e da uno dei figli di Giuseppe Garibaldi. Per l’alto costo dell’impresa non fu però d’accordo il sindaco Ernesto Natham, che affidò il problema ad una qualificata Commissione (Ernesto Basile. Antonio Fogazzaro. Ugo Ojetti, Ettore Ximenes). Fu scelto il progetto Marcello Piacentini (architetto), Vito Pardo (scultore), e venne inaugurato, in via Flaminia, con il nome di Stadio Nazionale, l’11 giugno 1911.

Caduto presto in disuso, venne ristrutturato nel 1927; assunse il nome di Stadio Nazionale del Partito Fascista; ospitò il mondiale vittorioso nel 1934; ridivenne Stadio Nazionale nel dopoguerra; fu dedicato al Torino nel maggio del 1949 dopo la tragedia di Superga. Completamente ricostruito nel 1956 su progetto di Pier Luigi ed Antonio Nervi divenne Stadio Flaminio. Ora è in stato di completo abbandono, ma si parla (da tempo) di prossimi lavori di recupero.

L’Olimpico e le torri di cartapesta

Anche la gestazione dello Stadio Olimpico non è stata breve. Tutti sanno che fu inaugurato il 17 maggio 1953 con la funesta partita di calcio Italia-Ungheria terminata 0-3 e con i magiari che alla fine ci risparmiarono. Io c’ero e non vidi palla, come peraltro i nostri calciatori. In quel giorno Bruno Zauli decise di aprire la Scuola d’Atletica di Formia. Ma non lo sapevo, mentre ero perfettamente al corrente che i lavori di quello che inizialmente si chiamava Stadio dei Cipressi (avrebbe in seguito adottato il nome di Stadio dei Centomila) s’erano iniziati nel 1932. Lavori a rilento tanto che nel 1938, durante la visita di Hitler a Roma, parte delle tribune e le 24 torri troneggianti sull’impianto, vennero realizzate con pannelli di paglia pressata … per questo precedente nutro un certo sospetto per le “torri audaci..”

I lavori, interrotti durante la guerra, ripresero nel 1951 e l’ Olimpico ospitò anche i Giochi della XVII Olimpiade. Certo il momento più felice nella sua storia che sta per compiere gli 85 anni. Tutto questo per ricordare come le realizzazioni romane richiedano, almeno in campo sportivo, tempi talora lunghissimi. Che possono diventare eterni se si parla di linee metropolitane.

Ed a proposito mi torna in mente che nella Capitale esiste già un impianto dedito allo sport che sorge in pieno centro, che è servito dalla Metropolitana e dai mezzi pubblici, che è vicinissimo alla rete ferroviaria. Si chiama Circo Massimo. Dobbiamo chiedere informazioni al famoso Giulio Magni? Forse ne varrebbe la pena, …
 

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