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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)





TrentaRighe / Da Berruti a Berruto: una ricetta per l'atletica?

Martedì 6 Settembre 2016

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(gfc) Che fine abbia fatto "Destinazione Sport", il progetto che doveva elaborare la legge-quadro sullo sport (già mortificato da due sciagurate riforme in fotocopia prodotte a cavallo del 2000), per me resta un mistero. Venne lanciato in pompa magna al CONI dall'allora presidente del Consiglio Enrico Letta, scortato dai ministri Del Rio (Affari regionali) e Lorenzin (Salute): correva il lontano novembre del 2013. A capo del pensatoio venne posto l'allenatore della nazionale di pallavolo Mauro Berruto. A dargli man forte Michele Uva, allora D.G. della CONI Servizi, e Diana Bianchedi, già vice-presidente del CONI di Petrucci. Che strade abbiano in seguito seguito gli ultimi due, certo con soddisfazione, è notorio. Un po' più accidentata fu quella di Berruto che ora - parole del presidente uscente (e rientrante) Alfio Giomi - viene proposto alla FIDAL per un rilancio dell'atletica di vertice.

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Fatti&Misfatti / Gnocchi crudi sul burrone (se vi pare, ...)

Lunedì 5 Settembre 2016

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di OSCAR ELENI

Sul lago Smeraldo, a Fondo, nella Val di Non, che era regno di Franco Grigoletti, nel giorno del ricordo, con amici, non tutti, ma il tempo fa dimenticare, divide, impone di cercare scuse per mancare al brindisi, e badanti, che almeno regalano libri per cambiare il punto di vista sul mondo intorno a noi. Nel caso “l’arte della vittoria” di Phil Knight, l’uomo che ha fatto diventare la sua idea folle lo splendore dello svoosh Nike. Sono sorprese come sarebbe piaciuto a Grigo che, invece, di questo giornalismo educato con “Il Discorso della servitù volontaria” di Etienne de la Boetiè, non sarebbe mai andato d’accordo. Badate bene non è il solito rimpianto, la rabbia verso la ganasseria dei piccoli padroncini di oggi che ridacchiano sulle memorie, ma una dolorosa constatazione.

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Piste&Pedane / La guerra intestina che si poteva (doveva) evitare

Lunedì 5 Settembre 2016

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di DANIELE PERBONI

Giovedì 1 settembre, ore 18,30. Sono lì, spaparanzato sul divano di casa, quando il fedele MacBook mi segnala che ha scaricato qualcosa dalla posta elettronica. Finisco la pagina del libro appena iniziato (“54” del collettivo Wu Ming), leggo la mail, è un comunicato stampa della FIDAL Lombardia, e mi incazzo. E non poco. Già l’umore non era di quelli giusti pensando al “pasticciaccio” combinato con il cambio d’allenatore di Alessia Trost: da Gianfranco Chessa a Marco Tamberi.

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Giochi / Australia: futura candidatura olimpica docet

Venerdì 2 Settembre 2016

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di LUCIANO BARRA

Scuserete se parto da Adamo ed Eva. La mia memoria sull’Australia è strettamente legata allo sport. Dei Giochi di Melbourne 1956 ho memoria solo grazie ai racconti di Vanni Loriga, che se non ricordo male andò a Melbourne con l’incrociatore Monteccucoli, comandante Gino Birindelli che - con Durand de la Penne (predecessore di Barelli alla FIN) - fu tra i primi ad utilizzare i siluri a corsa letta, detti "maiali", violando i porti di Gibilterra e Suez. I racconti di Vanni Loriga su Melbourne meritano tutti di essere ascoltati. Lui e Roberto Quercetani sono gli unici giornalisti in vita di quella trasferta. Divertente il fatto che per rientrare in Italia Montecuccoli impiegò quattro mesi in più essendo obbligato a passare per Panama poiché il Canale di Suez era stato chiuso causa la guerra del 1956.

Melbourne, 22 novembre 1956, l'apertura della XVI Olimpiade (foto CIO),

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Fatti&Misfatti / La pietra rossa del guardiano del silenzio

Martedì 30 Agosto 2016

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di OSCAR ELENI

Dalla foresta pluviale del fiume Hoh, seduto sulla pietra rossa sistemata nell’Olympic park di Seattle da Gordon Hampton, il guardiano del silenzio, l’uomo che vorrebbe far ascoltare il jukebox della terra senza rumori umani. Difendersi dall’oasi dei frastuoni. Ecco uno da ingaggiare. Lo diciamo alle varie Leghe sportive che sono prigioniere del rumore a pene di segugio, che accettano, nel nome di una modernità paleolitica, le “ideuzze” dei vari animatori dello spettacolo sportivo. Una resa verso l’essenza del concetto che dovrebbe dominare: al centro del palcoscenico, con tutti i loro difetti, anche adesso con l’orgia dei separé, quelle cazzate di tatuaggi, pettinature da zoo di Berlino, con quelle facce lombrosianamente catalogate per spaventare bambini più che avversari, ci devono stare soltanto gli atleti. Ascoltiamo il suono del campo, volendo, con tanto studio della vicenda, si potrebbe pure fare il vero coro al gesto, all’azione, alla prodezza.

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