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IAAF / L'atletica nel deserto: ovvero i Mondiali 2019 a Doha

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Lunedì 24 Novembre 2014

iaaf

LUCIANO BARRA


La storia dello sport, e più che mai la storia dell’atletica – disciplina dove secondi/centimetri, e specifiche prestazioni, scandiscono le imprese dei campioni – rimangono segnate da alcune date. Così è stato nel 1936 con le 4 medaglie d’oro di Jesse Owens, nel 1948 con le 4 medaglie di Fanny Blankers-Koen, nel 1954 per il primo Miglio “sub-4“ di Roger Bannister, nel 1968 per i salti di Dick Fosbury, le 4 medaglie d’oro di Lasse Viren negli anni 70, le 4 medaglie di Carl Lewis a Los Angeles o i record e le medaglie di Usain Bolt nel 2008 e 2012 e così via. E’ da prevedere che Novembre 2014 rimarrà nella storia dell’atletica – i posteri diranno se in maniera positiva o negativa – per la recente decisione della IAAF di far svolgere i propri Campionati del Mondo in Ottobre, cioè fuori stagione, e ad una latitudine ben poco consona alle gare all’aperto.

La cronaca. Quanto accaduto a Montecarlo la settimana passata deve essere commentato e non può passare sotto silenzio, se non altro per tramandare ai posteri quanto è accaduto. La cronaca è nota: tre città si erano candidate per i Mondiali all’aperto del 2019: Barcellona, Doha e Eugene. Il Consiglio della IAAF ha deciso per Doha che ha proposto come data la prima settimana di Ottobre. Qualche commentatore ha diligentemente ricordato che già nel 1956, ai Giochi di Melbourne e a Tokyo nei Giochi del 1964, le gare di atletica si erano svolte altrettanto tardi nella stagione, dimenticando che 50 e più anni fa il calendario atletico era ben altra cosa.

Doha si era recentemente candidata per i Giochi Olimpici del 2016 e del 2020, ma il Comitato Esecutivo del CIO l’aveva esclusa dal ballottaggio finale per due fondamentali motivi: la data indicata dal CIO per lo svolgimento dei Giochi doveva intendersi Luglio/Agosto e, in quel periodo, a Doha era proibitivo gareggiare causa le alte temperature.

L'esempio del calcio. Successivamente la FIFA decise di assegnare i suoi Campionati del Mondo del 2022 a Doha. Una volta scelta la sede, ci si è resi conto che in Giugno/Luglio, a Doha, le temperature non permettono di giocare un torneo così dispendioso come quello di calcio. Sono cronaca di questi giorni le polemiche e gli scandali nati sull’assegnazione a Doha e il dibattito sulla data di svolgimento degli stessi Mondiali.

Ora la IAAF, incurante di queste avvisaglie, e contrariamente a quanto indicato nelle proprie normative che prevedeva lo svolgimento dei Mondiali nel mese di Agosto, ha deciso di seguire la strada della FIFA ed ha assegnato i suoi Mondiali a Doha per la prima settimana di Ottobre del 2019. Con clima sicuramente migliore di quello di Luglio/Agosto, ma comunque con temperature fra i 35 e 40 gradi (all’ombra), come indicato nel rapporto presentato al Consiglio della IAAF. Tutto questo dimenticandosi che nel 2020 sono in programma i Giochi Olimpici a Tokyo, e questa volta con inizio a fine Luglio.

Un assegno da 30 milioni. Ovviamente le cronache si sono sbizzarrite nel raccontare come Doha, al fine di vedersi assegnare i Campionati 2019, abbia messo sul tavolo, all’ultimo momento e in maniera molto irregolare, alcuni “incentivi aggiuntivi”, fra cui un assegno di 30 milioni di dollari quale sponsorizzazione da parte della propria Banca Nazionale. Ingenuamente, molti hanno pensato che quell’asso nella manica abbia permesso alla capitale del Qatar di vedersi assegnati i Campionati, battendo così la “mecca” dell’atletica americana, Eugene, e una delle capitali dell’atletica europea, Barcellona.

Chi si trovava nei giorni scorsi a Montecarlo ha capito perfettamente che l’assegno di 30 milioni non è stato il vero motivo che ha convinto 15 consiglieri della IAAF a votare per Doha e 12 a essere per Eugene. Quanto accaduto con la FIFA aleggiava nei corridoi, ma ovviamente non vi sono prove concrete in materia. Perché allora i 30 milioni del Qatar non hanno smosso i voti? Perché grazie al contratto che la IAAF ha con l’agenzia giapponese Dentsu, solo il 30% di quella cifra va alla IAAF, pari quindi a 12 milioni di euro. Il resto va a Dentsu che copre così il suo minimo garantito. D’altra parte la IAAF rischia ora di perdere, nel rinnovo del contratto con l’Eurovisione, una larga parte degli 80 milioni che l’EBU al momento versa alla IAAF. La EBU avrà certamente grandi difficoltà a “digerire” un Campionato del Mondo in calendario ad Ottobre. Quindi c’è un rischio reale che il “saldo” per la IAAF risulti negativo.

Le veritĂ  di Doha. Ma quello che stupisce piĂą che mai, sono i motivi, scolpiti per iscritto, con cui Doha ha fondato la sua candidatura e che sono stati digeriti dalla IAAF come veritĂ . Li elenchiamo:

a)       Le condizioni atmosferiche

b)       Il calendario sportivo Internazionale

c)       La potenzialitĂ  degli ascolti televisivi

d)       La possibilitĂ  per la IAAF di estendere la stagione 2019


Si tratta, evidentemente, di quattro bugie che avrebbero fatto diventare il naso di Pinocchio lungo chilometri. Le condizioni atmosferiche? a 35 e più gradi? Il calendario sportivo internazionale con le Leghe Nazionali di Calcio, la Champions League e le qualifiche per gli Europei 2020 di mezzo, oltre ai tornei professionistici americani della NBA e della NFL? La potenzialità degli ascolti televisivi per l’atletica ad Ottobre? E la possibilità di estendere la stagione 2019? Quasi che qualcuno ne sentisse la necessità, con i Giochi di Tokyo previsti 10 mesi più tardi.

Eppure di fronte a queste bugie, la IAAF non ha fatto una grinza ed ha votato per Doha. Allineati a favore di Doha tutti i membri del CIO presenti nel Consiglio della IAAF, quelli stessi – fra cui due che siedono nell’Esecutivo del CIO – che hanno escluso Doha dal corsa finale dei Giochi 2016 e 2020. Che poi il Qatar sia assurto alle cronache dell’atletica più per le campagne di acquisto di atleti dal Kenya e dalla Nigeria, e per non per la capacità di organizzare, per mancanza di atleti, i propri Campionati Nazionali, resta una quisquiglia. Lasciamo ad altri, come Amnesty International o alle Associazioni che difendono i diritti delle donne, commentare gli aspetti politico-sociali più profondi e sensibili.

Crollo degli ascolti TV. La IAAF, a causa del crollo degli ascolti televisivi degli ultimi anni (8° sport per numero di ore e 16° come ascolti, secondo i dati della stessa IAAF), ha già perso oltre 10 milioni nella distribuzione dei fondi CIO di Londra 2012, raggiunta da Nuoto e Ginnastica. Ora si parla di riduzione del programma gare dell’atletica da parte del CIO per far posto ad altre discipline. Chi scrive ricorda che un non lontano presidente della IAAF, Primo Nebiolo, davanti a questi affronti sarebbe andato a Losanna ed avrebbe aperto la porta dell’ufficio del presidente del CIO con i piedi, con quel che ne consegue.

Cosa dobbiamo pensare? E’ proprio solo un caso che l’annuale Gala della Fondazione IAAF si sia svolto, quest’anno, sotto un tendone da Circo? Ai posteri l’ardua sentenza.

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