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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
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Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)





CONI / La scomparsa di Arrigo Gattai

Martedì 25 settembre 2012

Il 21 settembre scorso è morto a Milano l’avvocato Arrigo Gattai. Nato a Milano il 17 aprile 1928, soffriva da tempo di un male incurabile. Va qui ricordato per essere stato il terzo presidente del CONI del dopoguerra, dopo Giulio Onesti e Franco Carraro. Fu quest’ultimo, suo amico di lunga data per comuni trascorsi calcistici, l’uno sul fronte Milan, l’altro sul fronte Inter, a sceglierlo per la sua successione alla quale concorreva – con unanime favore per capacità e inventiva – Primo Nebiolo, il riconosciuto capo dell’atletica. Si era nel 1987, anno dei grandiosi mondiali di Roma e – a partire dalle dimissioni di Carraro, chiamato al governo in quota socialista, presentate il 29 luglio 1987. Gattai, ch’era stato opportunamente eletto vice-presidente, assunse la reggenza del CONI. Le elezioni definitive si tennero il successivo 12 novembre. Nebiolo, entrato del salone del Foro Italico come presidente in pectore, ne uscì battuto e attonito. Gattai, che quasi nessuno conosceva al di fuori dello sci, fu eletto capo del CONI, anche grazie a rapidi voltafaccia politici.

La sconfitta segnò l’inizio della parabola discendente di Nebiolo, che non si sarebbe mai più ripreso, anche per le conseguenze – dilatate oltre misura – dello scandalo legato al salto truccato di Giovanni Evangelisti proprio ai mondiali. L’inchiesta condotta con vigore insolito da Gattai e da alcuni organi di stampa, portò – il 7 febbraio 1989 – alle dimissioni di Nebiolo anche dalla FIDAL. Con conseguenze protrattesi fino ai giorni nostri. Cominciava, di contro, una gestione del CONI da parte di Gattai che è passata agli archivi della nostra storia olimpica come una delle più opache ed anonime. Coincidente, non a caso, con le grandi delusioni olimpiche di Seoul e, almeno in parte, di Barcellona. Maggiori soddisfazioni, in chiave olimpica, Gattai ricevette dallo sci – contando in quegli anni su Alberto Tomba e Deborah Compagnoni –, che lo aveva visto presidente della federazione a partire dal 18 giugno 1976, dopo aver conosciuto casualmente gli sport della neve seguendo i suoi figli che lo praticavano. In particolare, il secondogenito Bruno che, dopo aver fatto parte delle giovanili azzurre, conobbe una certa popolarità come telecronista di TMC.

La carriera di Gattai ebbe inizio nel 1955, quando la sua strada incrociò quella di Angelo Moratti che gli aprì le porte del CdA nero-azzurro. Qui conobbe e si legò al senatore missino Franco Servello, leader della destra milanese, che lo convinse anche a candidarsi per alcune tornate elettorali con il MSI. Poi, a partire dal 1970, l’ingresso negli sport della neve fino alla presidenza raggiunta sei anni dopo, in sostituzione di Omero Vaghi, quando già si andavano spegnendo i bagliori della “valanga azzurra”. Un periodo di transizione non facile da gestire, per di più segnato dalla tragedia di Leonardo David, accaduta nel 1979 sulla pista di Lake Placid con i lunghi strascichi anche giudiziari. Personalità difficile, è stato scritto, ma anche di più: con l’intransigente Gattai era difficile interloquire da posizioni diverse, con quel timbro di voce che intimoriva e sapeva usare. Con scelte spesso azzardate e testarde. Il suo periodo al vertice del CONI si concluse il 30 giugno 1993, quando venne battuto da Mario Pescante, fino a quel momento segretario generale (a sua volta, nello stesso giorno, sostituito da Raffaele Pagnozzi, rientrato al CONI dopo il lungo periodo trascorso al seguito di Carraro).  

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