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Duribanchi / Le tante facce (sporche) delle scommesse

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Martedì 17 Ottobre 2023
 
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La ludopatia può essere curata. Chi ne soffre, tende a riempire “vuoti“ causati da “altro“. La speranza di arricchirsi velocemente incide relativamente. E' la “scarica“ che produce il “rischio“ ad incidere. Anche nel calcio.

Andrea Bosco

John Dillinger, era un gangster che negli anni della Grande Depressione americana terrorizzò gli Stati Uniti, Ma che divenne una sorta di eroe popolare visto che le sue rapine alle banche e agli uffici postali prevedevano anche la distruzione delle cartelle esattoriali che tartassavano i contribuenti. Il personaggio ha affascinato Fabrizio Corona che ha chiamato il suo sito Dillinger-news.

Una vita, quella di Corona, di eccessi e di regole calpestate. Alimentata (fino alla galera) con il “mito“ dello scavezzacollo che guida automobili da sceicco, vive in case da Abitare, ama ed è amato da donne bellissime, frequenta celebrità e vip, scialacqua fortune. Nella velleitaria idea di vivere “una vita spericolata alla Steve McQueen“. Prima delle sue rivelazioni sulle scommesse dei calciatori, il suo sito era frequentato da 12.000 follower. Una settimana dopo, il sito è arrivato a quota 130.000. E secondo Corona, oggi, “vale un milione di euro“.

Cinquantenne, una moglie (pare affascinante) di 23 anni, ad Andrea Pasqualetto del Corriere della Sera, ha spiegato che la sua inchiesta sta “spaccando l'Italia“. Da una ventina di giorni Fabrizio Corona, pregiudicato con sette anni di galera scontati (si rammenta, tra le altre cose, l'estorsione ai danni di Trezeguet), ha terminato di saldare il suo debito con la giustizia. Di lui si possono dire molte cose. Anche ipotizzare che la storia dello zio di un ex calciatore dell'Inter di Mourinho che lo avrebbe informato sulle scommesse illecite di molti giocatori italiani, sia una “bufala“.

Corona (che non è un giornalista), comunque, ha annunciato che il “nome” del misterioso zio lo farà nella trasmissione “Avanti popolo“ alla RAI. Per queste rivelazioni, Corona percepirà dalla Tv di Stato 30.000 euro. Ovviamente l'uomo che ha avuto una relazione sentimentale con Belen, non sarà portato negli studi della tv di Stato in catene: lo hanno invitato. Questo, complessivamente, denota i problemi dell'informazione italiana: le inchieste – al posto dei media – le fa uno come Corona, “affiancando“ la Procura di Torino. Ascoltato in Questura come “persona informata dei fatti“, Corona ha ironizzato: “E' la prima volta che mi trovo dalla parte giusta della giustizia“.

Corona ha fatto i nomi di Fagioli, Tonali, Zaniolo. Ha fatto anche quello di un calciatore della Roma che ha smentito, annunciando querele. E' uscito (da una chat) anche il nome di Bonucci. Che non giocava, ma pare “sapesse“. Ha spiegato Corona che nella “zuppa“ ci sono una cinquantina di persone: con i calciatori , anche dirigenti. Fagioli si è autodenunciato e benché Corona si impalchi a giudice “la Juve sapeva, io avevo annunciato la ludopatia di Fagioli ad agosto, la Juve deve essere retrocessa per omessa denuncia“. La Juventus (che con un comunicato – cosa rara – ha replicato) nulla – pare – arrischi.

Corona che fa il giudice neppure è un ossimoro: è altro. Detto questo, pur con un ego smisurato, Corona sta facendo il lavoro che i grandi media non hanno fatto. O non hanno voluto fare. Perché di calciatori scommettitori si vociferava da almeno un anno. Oggi tutti sono a “rimorchio“ di Corona. E delle informazioni che (al solito) qualche “infedele“ fa uscire dalla Procura.

Considerazione: non si può violare la privacy dei calciatori. E quindi né le società, né la Federazione possono essere messe nel tritacarne per questo. Ma le società dovrebbero far sottoscrivere, al momento del contratto ai propri tesserati, regole che consentano la rescissione immediata del medesimo in caso di violazione delle norme federali. Quanto alla Federazione, quando si deciderà a fare delle vere “riforme“, sarà sempre troppo tardi. In ogni caso, chi ha sbagliato (giocatori e mondo che gravita attorno ai giocatori) dovrà pagare. Non si può minimizzare. I calciatori non possono scommettere, per norma federale. Si tratta di reati gravi, oltre che di una piaga che non investe – va detto – solo il mondo del calcio. Ha spiegato sempre Corona che Fagioli “aveva alle calcagna gente serba“. Un modo per dire che il giocatore della Juventus era finito in un brutto giro.

C'è un aspetto che tocca anche il governo. Le società abilitate alle scommesse muovono montagne di denaro. Per gli editori (che ormai le accolgono nei loro programmi) e per lo Stato. Parlo di società che giocano “pulito“. Il governo dei Cinque Stelle con il “decreto dignità“ (ancora in vigore), mise un freno alle attività degli scommettitori. Con il risultato, però, di incrementare le scommesse sui siti illegali. E' un gatto, quello delle scommesse, che si morde la coda. In molti paesi scommettere è legale. Oggi lo è anche in Italia. E' illegale scommettere su siti pirata: quelli che “annunciano“ vincite eclatanti. E quindi – benché proibiti – sono tra i più appetiti. Ci sono nel sistema, infiltrazioni malavitose. Ed è impensabile che il fenomeno (peraltro antico) si sia realizzato “solo“ negli ultimi mesi. La Guardia di Finanza in Italia è efficace. Ma le maglie di queste criminali attività sono, evidentemente, ancora troppo larghe.

C'è un aspetto culturale da non sottovalutare. Lo Stato che “dà le carte“ con le lotterie, veste i panni del biscazziere. E' inquietante vedere al mattino all'edicola dove vai a prendere i giornali, anziane signore che compulsivamente sfregano le cartelle del “gratta e vinci“. Si è sempre “tentata“ la fortuna. Ma una volta accadeva con la Lotteria Italia, una volta all'anno. Con il Totocalcio una volta alla settimana, alla ricerca del “tredici“ milionario. Oggi si “tenta“ tutti i giorni. Anzi: ogni ora. Si sovvenzionano le casse dello Stato e si svuotano le proprie.

C'è, infine, l'aspetto umano. Il solo Fagioli pare abbia bruciato nelle scommesse un milione di euro . Qui entrano in ballo le famiglie. Vigilare sui figli è oggi difficile. I figli hanno in mano un'arma micidiale: lo smartphone. Una propaggine che ogni individuo, ormai, consulta ventiquattro ore al giorno. Uno scienziato canadese ha preconizzato generazioni con gravi problemi di cervicale, causa telefonini. Strumenti che dovrebbero garantire la “libertà“ individuale. E che in realtà sono diventati una galera. Con la geo-eccetera puoi sapere dove siano in ogni momento moglie, figli, amante. Puoi fotografare (si può in un luogo pubblico) chiunque. E arbitrariamente divulgare la sua privacy. Le sanzioni conseguenti, del resto, sono minime, quasi ridicole.

La ludopatia, è una malattia sociale. Nel 1992 ero a Las Vegas, stupefatto per la vasta umanità che con secchielli di gettoni, continuava a spingere la leva delle slot, per ore, a volte per giorni. Accade, ormai, in tutto il mondo: anche in Italia. La ludopatia può essere curata. Chi ne soffre, tende a riempire “vuoti“ causati da “altro“. La speranza di arricchirsi velocemente incide relativamente. E' la “scarica“ che produce il “rischio“ ad incidere. Il ludopatico è un malato, non un criminale. Ha ragione Corona: il vizio del gioco è come l'assunzione di cocaina. Però si può smettere: bisogna volerlo. Senza cercare scorciatoie che non ci sono. Le scorciatoie terminano quasi sempre in qualche precipizio.



 

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