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Terza pagina / "Perche' dico no alle Olimpiadi"

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Martedì 23 Novembre 2021


roma-2024


(gfc) Mi rendo sempre più amaramente conto che le più giovani generazioni, da noi, non hanno solo smarrita la memoria: l’hanno cancellata, sostituendola con un febbricitante presente fatto di like e di followers. Come dire, quanto di più labile possa esistere. Scelta di vita, direbbero coloro che hanno il dono di saper guardare avanti. Più prosaicamente, appartenendo ad un’epoca culturalmente lontana assai, ogni tanto mi rassicuro andando a sfogliare qualche pagina del passato, quando il bianco era bianco e il nero era nero. Più semplicemente, quando ciascuno cercava di fare al meglio il mestiere che s’era scelto o che il caso gli aveva imposto. Così, a proposito delle candidature olimpiche, ad aprire questa nostra nuova rubrica, vi propongo un vero “pezzo” da antologia apparso sulla prima pagina del Corriere della Sera. Da leggere senza pregiudizio e casomai conservando quel mirabile neologismo di olimpiòfili. Sempre attuale, anche se coniato un quarto di Secolo fa.

Indro Montanelli

“Non ci siamo mai fatti soverchie illusioni sulla ricettività della classe politica (e non soltanto di quella attuale) ai suggerimenti della logica e dell’esperienza. Ma non credevamo che osasse sfidare gli umori, o meglio i malumori popolari come sembra che si appresti a fare il 5 settembre quando dovrà pronunciarsi pro o contro l’assegnazione a Roma delle Olimpiadi del 2004: umori manifesti, e niente affatto esclusivi di una minoranza intellettuale, come sembrano credere e voler far credere i componenti del Sinedrio sia di destra che di sinistra.

Chi scrive non è un esperto e non ha nessuna intenzione di entrare nel merito di una diatriba, anche se il suo contenzioso non ha più segreti per nessuno. Mi limito a ricordare le lezioni del passato. I miliardi stanziati, in occasione dei “Mondiali” del ’90, che dovevano servire a costruire 12 stadi in 12 diverse città, e non bastarono nemmeno a costruirne due, di cui uno – quello di Torino – è oggi in predicato di demolizione per via della sua inadeguatezza.

Saltiamo pure tutti gli altri sprechi e sperperi che la voce popolare chiama sommariamente “la grande abboffata” e che oggi costituiscono, presso la Corte d’appello, materia di processo contro gli eccellenti abboffatori, effettivi o presunti che siano. Noi, di questo processo, conosciamo – e ci basta – un solo dato: che i 3.000 miliardi stanziati dal governo, diventarono, alla resa dei conti, 6.500.

E veniamo alle macroscopiche menzogne che lardellano i tre ponderosi tomi in cui il Comitato “Roma 2004” ha elencato le endemiche delizie che l’Urbe offrirebbe ai milioni di olimpiòfili, di cui si dà per scontato l’afflusso da ogni parte del mondo: oltre 500 mila posti-letto in aggiunta ai 120 mila di cui oggi la città dispone; palazzine (il presidente del Comitato se ne intende per ragioni ereditarie) per oltre un milione di metri cubi, convertibili, a festa finita, in un villaggio universitario, in vista del quale nessuno si è preso la briga d’interpellare le tre Università romane. Gli ospiti potrebbero fin d’ora disporre dei 91 ospedali già in esercizio, di cui ci piacerebbe tanto conoscere nome e indirizzo; della rete telefonica “più efficiente del mondo”; dei trasporti più celeri e sicuri; nonché del traffico cittadino più ordinato. E via barzellettando.

Il patrono più ardente della candidatura di Roma è il suo sindaco, cui non possiamo esimerci dall’esprimere anzitutto un sentimento di profonda gratitudine. Fu lui infatti il più tenace e veemente oppositore della candidatura di Milano. La sua causa trionfò anche perché a Milano di olimpiòfili ce n’erano pochi.

Ma insomma se Milano non è rimasta più sfregiata di quanto già non sia, e se i suoi imprenditori ed aziende sono sfuggiti alla tentazione di un altro e più promettente bagno nel pantano delle tangenti, lo si deve anche a Rutelli e all’eloquenza con cui illustrò sia i pericoli delle richieste “strutturazioni”, sia l’impossibilità della loro conversione a migliorie permanenti dei servizi e dell’urbanistica cittadina. Solo, vorremmo sapere con quali acrobazie dialettiche è riuscito a rovesciare il favore di Roma tutte le tesi argomentate contro Milano.

Rutelli assicura di avere con sé tutta l’Urbe. Credeva di averla – e forse l’aveva – anche Cola di Rienzo quando dall’alto del Campidoglio rievocava le glorie dell’Impero riscuotendo gli applausi anche di Francesco Petrarca. Ma Rutelli non ha motivo di preoccuparsi. Fin quando può promettere, e probabilmente mantenere, abboffate, la sua incolumità è sicura, e forse anche la sua rielezione.”

Corriere della Sera, 28 Agosto 1997
(foto originale archivio GFC)

 

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