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Considerazioni / La vera sfida del presidente

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Mercoledì 15 Settembre 2021


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(gfc) Si può, in tutto o in parte (questo è almeno il mio caso), condividere o meno quanto scritto da Massimo Magnani sulla sua pagina FB (10 settembre 2021), valutazioni che lascio volentieri ai lettori, ma un dato è assolutamente insindacabile: queste riflessioni portano un pacato contributo a ridare corpo e forma a quel “dibattito”, a quello scambio di idee e di opinioni che dovrebbero costituire l’anima (stavo per scrivere la religione) delle organizzazioni sportive. Da anni scomparsa da questi scenari, tanto della federazione d’atletica quanto del CONI, sostituito da imbarazzanti silenzi o, peggio ancora, da interessate acquiescenze.

Massimo Magnani*

Bisogna prendere atto che ormai l’house organ del presidente Mei è Atletica Live; nulla da dire, ma nei fatti il presidente non considera il sito federale il suo punto di riferimento per le proprie esternazioni. Sulla base di quanto il presidente Mei ha dichiarato ad Atletica Live, mi permetto qualche considerazione, perché il presidente, pur non nominandomi direttamente, fa riferimento ad un tema che, in queste settimane, sono stato l’unico a sollevare: un piano di comunicazione istituzionale che valorizzi e capitalizzi gli ottimi risultati ottenuti a Tokyo e più in generale durante la stagione.

Premesso che avevo scritto che non è semplice predisporre un piano in poco tempo; sottolineavo, soprattutto, che tutto può diventare meno efficace se prima non viene definita una strategia. Compito della Federazione è quello di promuovere il proprio sport, posizionando e valorizzando il proprio brand e la propria attività istituzionale, soprattutto in un periodo come questo che segue grandissimi risultati, così da offrire strumenti alle società che possono poi sfruttare questa opera di promozione globale sul proprio territorio. Operazioni che richiedono tempestività, progettualità, competenze, risorse.

Ad oggi, dopo Tokyo, il CF non si è ancora riunito per confrontarsi su questo (ed altri temi) e il presidente, fra l’altro, ha confermato ad Atletica Live che l’ambito della Comunicazione Federale ha subito tagli, quindi diventa difficile capire come sostenere un piano editoriale vero e proprio, che non si limiti ai semplici, seppur importanti, social network e che consenta di comunicare bene, in modo efficace e a 360° il proprio valore e quanto fatto a Tokyo. Per una penetrazione reale del mercato, fra l’altro, servono una batteria completa di mezzi e strumenti, nonché una tempistica adeguata, altrimenti non viene colpito in modo davvero decisivo l’immaginario collettivo e l’effetto comunicativo perde di efficacia.

I media televisivi, privati e pubblici (che ragionano per palinsesti, dei quali molti già definiti almeno fino a giugno 2022), la carta stampata, sono solo una parte degli strumenti da utilizzare; per coordinarne un’azione efficace serve un piano strategico chiaro, preciso, fatto di iniziative, di contatti e rapporti che non tutti hanno e che non si costruiscono in poco tempo. E’ sicuramente vero che il telefono del presidente è subissato di telefonate di imprenditori che vogliono i nostri medagliati, ma è altrettanto vero che se non si è pronti con un piano, gli imprenditori dirigono le loro attenzioni (soldi) in altre direzioni. E ad oggi, il presidente non ha risposte da dare, tanto che lui stesso si è rivolto a chi gestisce gli atleti chiedendone la disponibilità (non temo smentite almeno su certi nomi). Non servirà fretta, come dice Mei, ma se i tempi non saranno brevi, i rischi di un effetto comunicativo smorzato sono reali.

Uno degli strumenti che il presidente Mei aveva detto che sarebbe stato messo in campo, in ambito strategico-programmatico-comunicativo ed economico è il Team di Sviluppo, del quale non vi sono più notizie, anzi risulta che qualcuno che avrebbe dovuto farne parte, abbia rinunciato, perché dopo aver scritto un documento (interessante, secondo me), ha preso atto della mancanza di concretezza e di linee precise. Insomma, il presidente continua a lasciarsi andare a dichiarazioni di buone intenzioni e buona volontà (stiamo pensando, stiamo vedendo, faremo, etc …), ma senza elementi reali e solidi.

E questo traspare anche nell’attività delle società, che ad oggi, non hanno certezze per il presente (zero contributi) e per il futuro (nuovi regolamenti e nuove formule per le gare che le riguardano, oltre alle forme di sostegno promesse in campagna elettorale). Fra i principi della managerialità efficace, il senso dell’urgenza e della rapidità esecutiva sono temi centrali, che valgono per ogni azione, compresa la riorganizzazione degli uffici federali e la gestione del quotidiano.

Il presidente può ironizzare fin che vuole su quello che succede negli uffici federali, ma le lamentele del personale, da tempo, sono uscite dai muri di Via Flaminia Nuova, 830 e vedono anche il Segretario sotto esame, in scadenza dei 6 mesi di prova. Segretario voluto dal presidente, non si sa bene in base a quali criteri di meritocrazia, visto il passato e alcune azioni di questi mesi che non hanno certo evidenziato troppo merito (su tutte la inopportuna lettera inviata ad atleti medagliati, prima ancora che finissero i Giochi, compito che non spetta al Segretario, ma che è prerogativa del presidente e del CF).

Il presidente si è anche compiaciuto dell’esito del Golden Gala, che anche secondo me non è stato male, ma il Golden Gala ha perso 4 posizioni nel Ranking (dal 4° del 2020 è scivolato all’8° posto del 2021) e questo non si può non considerare, visto che al Ranking sono vincolati anche i contributi che vengono dai diritti televisivi della Diamond League…

Mi è piaciuto quanto detto dal presidente a proposito dell’interpretazione del suo ruolo a Tokyo; sono certo che Stefano Mei conosce bene ciò che prova un atleta e sono altrettanto convinto che si sia ben speso per questo. Lungo il percorso non vi è sempre stata congruenza nei i messaggi del presidente a proposito della struttura tecnica, ma è più che mai coerente che Mei reclami un suo atteggiamento positivo che lo ha visto ben allineato, poi, a sostenere il lavoro della Struttura Tecnica Federale. Uno dei meriti che il presidente attribuisce alla sua gestione è quello delle spedizioni allargate, ma solo per dovere di cronaca, a proposito della loro ampiezza, se nelle ultime dichiarazioni del presidente Giomi si è letto della volontà di portare a Tokyo una squadra ridotta, va ricordato che nel periodo, che mi ha visto ricoprire il ruolo di DT, iniziò quel percorso di internazionalizzazione di atleti e tecnici, che spesso aveva fatto dire che le convocazioni erano troppo allargate (esistono atti, report e delibere che indicano numeri e motivazioni delle convocazioni).

Così come mi piace ricordare che almeno fino a che io ho fatto il DT, la linea individuata con Paolo Camossi e le FFOO era che Jacobs si dedicasse allo sprint, proprio per le difficoltà fisiche che incontrava ad affrontare la preparazione da saltatore. Se poi, nel corso del tempo qualcuno ha cambiato idea, questo è un altro paio di maniche ma, ripeto, fino al 2016 la strada della velocità era ben delineata.

Il presidente ha dichiarato di avere in mente un suo modello di gestione tecnica e credo si corretto provare ad applicarlo, senza dimenticare il principio della meritocrazia e della compatibilità coi i nomi disponibili. Un modello che dovrà tenere conto dell’esistente e che provi a colmare quel gap che ancora ci divide dall’eccellenza mondiale in diverse discipline. Credo vada fatta un’analisi seria dei riscontri di Tokyo, che è vero essere stati molto postivi, ma al di là di tutto, troppi atleti con assistenza federale non si sono nemmeno qualificati per Tokyo, altri hanno avuto contro-prestazioni e altri ancora, pur nel rispetto della spedizione allargata, forse, non avrebbero dovuto nemmeno partire. Alcuni dei risultati più interessanti, invece, sono venuti da atleti/e senza alcuna assistenza federale e questo non potrà non essere considerato nella realizzazione del modello che il presidente ha nella sua mente.

Vi sono, poi, settori da rifondare e principi tecnico-metodologici da riaffermare, oltre che da mettere meglio a fuoco la gestione degli atleti di alto-altissimo livello e soprattutto lo sviluppo dei giovani talenti, che dovrebbe vedere impegnati tecnici a tempo pieno, oltre che meritevoli. Per esempio, tanto per citare un ambito che credo di conoscere, il mezzofondo-fondo in generale, ha bisogno di nuova progettualità e di modelli di sviluppo diversi da quelli applicati negli ultimi anni e Il presidente viene dal mezzofondo, quindi…

E’ vero che il presidente è stato votato dalle società per produrre un cambiamento nel modus operandi, ma è altrettanto vero che le società hanno votato un certo numero di Consiglieri che non appartengono all’area del presidente; in questo senso l’arte di governare dovrà essere davvero fine, così come molto alti la capacità di ascolto e di mediazione, altrimenti lo stallo è garantito!

Il principio del confronto e della condivisione e non dell’imposizione, in nome della vittoria elettorale, dovrebbe essere la strada maestra, ma fino ad ora non è stato così, per stessa ammissione del presidente e i temi di divisione sono ancora tanti, in primis la Fondazione Roma 2024.

Se la candidatura per gli Europei 2024 è stata posta (e assegnata) sulla base di certi documenti ed impegni, oggi diventa complesso e complicato trovare strade diverse, come vorrebbe Mei, soprattutto se devono essere rispettate le garanzie che EA chiede e che la Fondazione, così come composta, aveva dato. E’ vero che la Federazione deve firmare il contratto con EA, ma la firma va accompagnata da garanzie scritte (non parole), dove l’impegno istituzionale a sostegno dell’evento deve essere dichiarato, esplicito e forte! Chi ha già firmato un sostegno garantito, lo farà anche in presenza di un cambio dello statuto e dei soggetti che compongono la Fondazione.

SarĂ  questa la vera sfida del presidente, che su questo tema si gioca molto del suo mandato.

*Fondatore di BUONATLetica

 

 

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