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I sentieri di Cimbricus / Una martellata per la storia

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Mercoledì 15 Settembre 2021

              sedikh 

A poche ore dalla scomparsa di Yuri Sedykh riproniamo questo ricordo dell'uomo di Rostov, di certo uno dei maggiori, se non il maggiore, interpreti del martello. Non soltanto per l’86.74 con cui per 35 anni ha sventolato la bandierina del primato mondiale.

Giorgio Cimbrico

Quarant’anni dai dieci giorni che sconvolsero il miglio ritmati da Coe-Ovett-Coe, trenta dal duello Powell-Lewis che produsse, dopo quasi un quarto di secolo, il passaggio di consegne di Bob Beamon e due salti – uno legale, uno no – appena oltre quell’incursione nel futuro. A metà strada tra l’uno e l’altro degli anniversari – trentacinque anni appena raggiunti – può esser collocato il ricordo di un altro record che, come quello di Powell, attende ancora di esser migliorato: la martellata a 86.74 di Yuri Sedykh. Curiosamente, la stessa misura di un record mondiale che di anni ne ha compiuti sessanta tre mesi fa: specialità, il giavellotto, autore, Carlo Lievore: luogo, l’Arena di Milano.

Quella sera del 30 agosto 1986, al Neckarstadion di Stoccarda, che nel frattempo ha perso il suo romantico nome e la pista, Sedykh confessò di aver ben chiaro che per vincere sarebbe stato necessario spingersi molto lontano: “Non molti giorni fa, in allenamento, Sergei ha lanciato a 87.30”. Sergei era Litvinov, russo del sud come lui (Sedykh è di Rostov sul Don, il rivale di Krasnodar), scomparso tre anni fa a Sochi per una stupida e fatale caduta in bicicletta.

I due avevano cominciato a battagliare nell’80: Sedykh, che aveva avuto l’insegnamento di Anatoli Bondarchuk, aveva 25 anni e a 21 era diventato campione olimpico; Litvinov, 22: Yuri non si spinse mai alle quattro rotazioni (“alla terza raggiungo la velocità giusta”), Sergei ne fu uno dei primi adepti e la portò verso la perfezione: aveva la statura e la solidità giuste, 1,80 per 106, per un incremento dei “giri”, sino a fulminei rilasci.

Sergei fece da … spettatore (terzo, appena sotto i 79 metri) quando a Leselidze, sul Mar Nero, Sedykh si impadronì per la prima volta del record del mondo permettendo all’estone Juri Tamm di sedersi per venti minuti sul trono: all’80.38 di Yuri, Tamm aveva risposto con 80.46 per arrendersi di fronte all’80.64. Era il 16 maggio 1980: tre record nella stessa gara non erano una prima volta. Cinque anni prima, a Rehlingen, Karl Hans Riehm aveva spinto in avanti il limite in tre tappe, sino a 78.50.

Otto giorni dopo, a Sochi (dove avrebbe perso la vita) Litvinov diede un primo forte strappo: 81.66, vincendo una gara memorabile: Boria Zaichuk, il primo a spezzare il muro degli 80, fu secondo con 80.48, Sedykh terzo con 79.98. Il settimo lanciò oltre i 77. Il 31 luglio Sedykh aggiunse un … piccolo palmo, 81.80, e diventò per la seconda volta campione olimpico. Litvinov rimase vicino ai suoi massimi, 80.64, e prese l’argento. Il terzo posto di Tamm regalò alla scuola sovietica la seconda tripletta dopo quella di Montreal.

Due anni di “pace” vennero interrotti dalla terribile botta che Sergei fece esplodere ai campionati dell’Armata Rossa, nello stadio moscovita dalla Dinamo: 83.98, due metri e 18 di progresso. Mai capitata una cosa del genere. Ma la solidità agonistica di Sedykh risultò determinante agi Europei di Atene: vittoria con 81.66 e Litvinov terzo, battuto anche da Igor Nikulin. Si rifece l’estate successiva alla Spartakiade incrementando ancora: 84.14. Sedykh finì quarto e lontano, a cinque metri e mezzo.

Ma se qualcuno aveva pensato a una deposizione, stava per ricevere tremende martellate in testa. Il 3 luglio 1984 Sedykh riservò alla terra d’origine della specialità un doppio omaggio: a Cork portò il record del mondo a 86.34 togliendo a Litvinov sia il primato sia il margine di progresso, portato a 2 metri e 20. Come si dice in questi casi, Sergei si arrese a testa molto alta: 85.20, record personale e secondo di tutti i tempi.

Due anni dopo Tallinn ospitava una classica, URSS-DDR: Sedykh diede una severa lezione a Haber e Rodehau, portò il record a 86.66 (con un 86.00 nella serie, come era capitato anche a Cork) e Litvinov, ancora un volta, gli fece da delfino: 84.36.

E infine Stoccarda, Europei. Quel che Yuri raccontò dopo era vero: Litvinov era in una forma così superba che gli permise di portare il record personale a 85.74, ma inferiore alla media dei sei lanci di Yuri, 85.78. I picchi vennero nei tre turni finali: 86.74, 86.68, 86.62. Due anni dopo, a Seul, e a otto da Mosca, gli stessi atleti avrebbero occupato il podio, ma con una variante: vittoria a Litvinov davanti a Sedyh, 84.80 a 83.76. Una rivalità con pochi uguali: nove record mondiali (6-3 per Sedykh), un oro olimpico a testa (Litvinov a Montreal non c’era), tre titoli europei, tutti di Sedykh, una massiccia presenza nelle migliori prestazioni di sempre. 17 su 20, con Yuri che guida 10 a 7 su Sergei.

Dopo la dissoluzione dell’URSS, Litvinov ha allenato i bielorussi e proprio uno dei suoi allievi, Ivan Tikhon, giunse a un centimetro da Sedykh. Qualcuno azzardò che la “curiosa” misura fosse venuta o per eccessiva serietà dei misuratori o per evitare il controllo antidoping. Tikhon in effetti finì in una nota retata che spazzò quella florida colonia.

Sedykh ha un altro record difficilmente uguagliabile: ha sposato due campionesse olimpiche, Lyudmila Kondratieva, oro nei 100 a Mosca, e Natalya Lisovskaya, oro nel peso a Seul e, come il marito, padrona da 34 anni di un record, 22.63, che nessuna ha battuto o lontanamente insidiato.

Trasferitosi in Francia dove ha allenato e insegnato tecnica, Sedykh è stato accusato da Grigori Rodchenkov di aver fatto largo uso di steroidi. Ha sempre negato.

 

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