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Giovedì 26 Agosto 2021

 

         rossi-enzo


Già svegliati dal sogno delle cinque medaglie d’oro di Tokyo? Parrebbe proprio di sì a voler dar credito a tutto quello che non sta accadendo. Occasioni sprecate o mancanza di fantasia? Fate voi: ricordiamo almeno la tripletta di Stoccarda ’86.

Luciano Barra

Ce ne è voluto a recuperare dopo le alzatacce e le emozioni vissute per i Giochi di Tokyo particolarmente per noi dell’atletica. Comunque credo di aver rivisto almeno 30 volte quanto accaduto in quei 15 minuti del 1° Agosto e le altre medaglie, le due della marcia e quelle della 4x100. Ho tutto registrato e credo che le rivedrò ancora perché sono cose che non possono essere dimenticate facilmente. Fanno indubbiamente parte della storia, non dell’atletica, ma dello sport.

Personalmente avevo vissuto in prima persona le altre due scorpacciate olimpiche, quella di Mosca 1980 e di Los Angeles 1984. Là le medaglie d’oro erano state “solo” tre anche se alcune altrettanto storiche. Le vittorie di Pietro Mennea, Sara Simeoni, Maurizio Damilano, Alberto Cova, Gabriella Dorio ed Alessandro Andrei sono lì scolpite sulla pietra, confermando il detto che si è campioni olimpici per sempre. È vero che a Los Angeles pur essendo “solo” tre le medaglie d’oro, in totale furono 7.

Anche per queste medaglie, ancora oggi, grazie alle nuove tecnologie è possibile rivedere i video che le hanno immortalate. Confesso che allora dopo l’80 e dopo l’84 non ho rivisto tante volte le medaglie vinte come è avvenuto ora dopo Tokyo. Non è stato solo perché allora la tecnologia non lo permetteva. No, fu perché al ritorno da Mosca e da Los Angeles la Federazione di allora guidata da quel visionario di Primo Nebiolo ci mise alla frusta inventandosi delle cose (come la prima edizione del Golden Gala con 60.000 spettatori) inimmaginabili. L’obbiettivo era quello di sfruttare immediatamente il traino delle medaglie. Si sa gli italiani, ed anche i media, hanno la memoria corta, soprattutto quando incomincia ad imperversare il calcio.

A questo pensavo in un momento di relax gustandomi uno dei nuovi vini bianchi che hanno inventato di recente in Toscana, ammirando il panorama della Valdichiana. Sarà che avrò abusato con qualche bicchiere di troppo e mi sono, come si dice a Roma, appennicato. Poco prima, avevo riletto un WhatsApp ricevuto da Tokyo proprio il 1° Agosto da uno molto importante (non sono autorizzato a citarne il nome) che mi diceva “Cosa avrebbe pagato Primo per essere qui questa sera?”. E quindi mi ero assopito pensando a cosa avrebbe fatto lui dopo 5 medaglie d’oro.

Lo vedevo riunire tutti noi, indipendentemente dal caldo e dalle ferie di ferragosto, per lanciare qualcuna delle sue folli idee. Sicuramente avrebbe messo sul tavolo la possibilità di richiedere al Santo Pontefice, quello di allora, di emettere un’Enciclica ad hoc per istituzionalizzare la data del 1° Agosto nel calendario dei miracoli da santificare regolarmente ogni anno. E poi la pari richiesta al presidente della Repubblica Italiana ed al presidente del Consiglio di far sì che dal 1° al 7° di Agosto di ogni anno vengano celebrate le “6 giornate di Tokyo”. Nel dormiveglia vedevo anche Franco Carraro infastidito da questi scavalcamenti istituzionali. Lui d’altronde abitava vicino al Vaticano e quindi avrebbe dovuto avere la precedenza.

E poi, anche se in modo molto confuso, sentivo le istruzioni che Primo ci dava per tutte le iniziative da mettere in campo per far sì che giornali e televisioni non smettessero di parlare dei medagliati e dell’atletica. Meeting celebrativi, premiazioni varie, proposte di intitolare piazze ai nostri campioni, gare nell’intermezzo delle prossime partite della Nazionale di calcio ed altro.

Il risveglio fu poi molto duro non solo perché il bicchiere era ormai vuoto ma perché sfogliando i giornali post Tokyo, nonostante fossero passate solo due settimane, non si leggevano notizie federali di celebrazioni, iniziative od altro. Anzi, ormai tutto appariva dimenticato. L’unica cosa che mi ha colpito è stata un’intervista su Secolo XIX (non del nostro Giorgio Cimbrico) del presidente federale Stefano Mei che non sentivamo da quell’ultima frase pronunciata fuori onda da Tokyo (“avete capito perché mi hanno votato, perché parlo bene”). Lui era ormai alle meritate vacanze sarde. Era a Cagliari per vedere le “sue” aquile giocare contro il Cagliari dopo aver già visto lo Spezia in Coppa Italia a Lignano Sabbiadoro contro il Pordenone.

A parte qualche banale commento sulle medaglie di Tokyo, di notevole il dettagliato commento su Formeau, Amian, Colley, Maggiore e Bastoni. Ma più importante quanto dichiarato, e che ha fatto oggetto del sottotitolo, “Di Thiago Motta mi è piaciuto il discorso sulla maglia dello Spezia che trasmette valori e grinta. Ha capito già tutto della nostra città e della tifoseria”.

Qui nasce la domanda spontanea: ma l’atletica è veramente uno “sport minore” come ci aveva annunciato il “puparo” federale? No, solamente questo passa il governo federale. Chissà se si ricorderanno che oggi sono 35 anni dalla tripletta di Stoccarda Mei/Cova/Antibo. Brutta cosa, non ricordare.
 

 

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