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Tokyo 2020+1 / (3) Un argento che vale piu' dell'oro

Lunedì 26 Luglio 2021


4x100sl-tokyo


Continua a muoversi il medagliere: altri quattro podi, tre d'argento e uno di bronzo, portano il totale a nove. La strada è lunga, ma già ci sono i primi verdetti: il nuoto è da prima grandezza, la scherma va agli esami di riparazione (a squadre).


CLASSIFICA A PUNTI (10-8-6-5-4-3-2-1) - 50 GARE SU 339

1. Stati Uniti 172

2. R.P. Cina 167,5

3. Giappone 145

4. C.O. Russo 118,5

5. Italia 105

6. Gran Bretagna 95,5

7. Francia 91,5

8. Corea del Sud 84,5

9. Canada 54

10. Ungheria 52


RED.

 

I podi di Tokyo e i risultati degli azzurri

 

Se è  vero, come si sente spesso ripetere, che le medaglie (olimpiche o meno) si dovrebbero "pesare" e non solo contare, quella d'argento vinta in piscina nella 4x100 stile ha indubbiamente un valore che non si limita all'oggi, ma si proietta in avanti. Perchè l'impresa, tale deve ritenersi, che porta la firma di Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzari, Manuel Frigo e della new-entry Santo Condorelli sacrificatosi in batteria, resta una bella pagina di storia. Non eravamo mai stati troppo fortunati con le staffette, le due prestazioni attorno ai 3'11" parlano di continuità e ci ripagano di molte delusioni.


Un argento di un valore che va oltre il piazzamento - colto alle spalle degli imprendibili (per ora) statunitensi, ma davanti ai fenomeni aussie e al resto del mondo - e che ribadisce anche in campo mondiale, dopo i successi agli Europei, la sostanza del nuoto azzurro e la consistenza del suo parco talenti. Dal quale è uscito con prepotenza, dopo qualche inciampo di crescita, un monumentale Nicolò Martinenghi, 22 anni da compiere, che ha strappato un bronzo incredibile nuotando tre volte attorno ai 58". Lode sia quindi a Butini che senza clamore alcuno ha saputo coordinare e mettere a frutto il grande lavoro delle società sul territorio e complimenti a chi da vent'anni è al vertice di questo movimento, il discusso Paolo Barelli con i suoi conflittuali rapporti con il potere centrale.

Forse proprio per questo, l'ambiente del nuoto pare un universo a parte rispetto a quel composito e chiassoso cortile che è diventato lo sport italiano, uno scenario dove impera l'annuncite, dove tutti si ergono a censori e ognuno è depositario delle verità rivelate. E dove volentieri ci sia strattona cercando di prevaricare l'uno sull'altro. Ecco, il mondo del nuoto - che pure più di altre discipline ha pagato un prezzo altissimo alla pandemia - pare rispondere a logiche diverse. E i frutti si vedono con questa continua fioritura di giovani campioni. Che non può certo essere frutto del caso o di circostanze fortunate.

Quanto questo rallegri o meno il presidente Malagò non è dato sapere. Non sappiamo neppure se si sia fatto vedere in piscina ad assistere alla finale dopo che la batteria aveva scoperto le carte. Abbiamo visto delle foto che lo ritraggono sul poligono di tiro avviluppare in un abbraccio soffocante la bravissima Diana Bacosi - una che non tradisce mai -, altro argento di giornata che, con grande serenità, ha voluto dedicarlo agli italiani tutti e alla loro - usiamo una parola che non piace - resilienza in quest'ultimo anno e mezzo. Una bella prova di serenità e distacco.

Discorso più composito quello che riguarda la scherma che il rinvio di un anno dei Giochi ha messo di fronte a un cambio di mangement con la rinuncia del presidente Scarso, l'uomo dei successi ininterrotti. Che qualcosa si sia inceppato nella catena di montaggio della fabbrica delle medaglie, sembrerebbero suggerirlo i risultati negativi delle gare individuali: due sole medaglia vinte sulle 18 disponibili non appare un bilancio cui eravamo abituati. In ogni caso va riconosciuto il grande valore dell'argento di Daniele Garozzo - la 127. medaglia della scherma ai Giochi - che in qualche maniera, malgrado l'assalto dei crampi, è riuscito a confermarsi non lontano dall'oro di Rio. Da domani toccherà alle prove a squadre: ci sarà tempo e modo per rifarsi.

 

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