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Lunedì 12 Luglio 2021


sabbatini 


Tra sbornie di medaglie e finalisti, ricordiamo sempre che l’atletica dei più giovani ha bisogno di continue riprove. Non è infatti tanto importante trovarli, i talenti e futuri campioni, quanto conservarli per il futuro.


Daniele Perboni

Se dobbiamo scegliere un’immagine per questi Campionati al limite dei 23 anni, personalmente togliamo dal mazzo il momento in cui Gaia Sabbatini, dominatrice dei 1500 una decina di minuti prima, balza al collo di Simone Barontini festeggiandolo con un abbraccio per il freschissimo oro negli 800. Un successo, quello dell’anconetano, giunto più che inaspettato, dunque degno di essere celebrato ancora a caldo.

Celebrazioni più che meritate per tutta la compagine azzurra che mai aveva raggranellato un simile bottino: prima nel medagliere grazie a sei ori (equamente divisi fra uomini e donne), cinque argenti (2/3) e due bronzi, davanti a Germania (6/4/2) e Repubblica Ceca (4/1/0).

Senza contare un altro piccolo record: i trenta finalisti totali che hanno permesso all’Italia di salire al terzo posto (17 uomini e 13 donne), alle spalle di Francia e Spagna, nella speciale classifica, quella dove si assegnano 8 punti al primo, 7 al secondo, 6 al terzo e così a scalare sino ad 1 punto per l’ottavo classificato. 


Tutti felici dunque? Siamo diventati una “piccola” potenza in ambito continentale? Finalmente possiamo guardare senza soggezione i vicini di casa? In parte.

In primo luogo perché ben 44 punti ci separano dai transalpini (in compenso 3,5 dagli iberici) che, pur essendo “solo” quinti nel medagliere, han collezionato ben 17 podi e 41 finalisti; in secondo occorre non scordare, mai, che si tratta pur sempre di Campionati “under”, cioè giovanili, anche se diversi protagonisti, azzurri e non, sono stati selezionati per Tokyo e qualcuno di questi salirà quasi sicuramente sul podio. Per tutti rammentiamo il discobolo sloveno Kristjan Che, 70.35 a giugno, quest’anno secondo al mondo, … Insomma l’atletica “dei grandi”, come viene ora nominata, è ben altra cosa. Terzo, stiamo viaggiando nella vecchia Europa. Continente che non è più la guida dell’atletica mondiale.

Detto questo, nulla toglie ai ragazzi e alle ragazze azzurre qualità, capacità, tenacia, perseveranza, intelligenza tattica dimostrate sul campo. Un plauso, più che doveroso, va agli allenatori personali e alla struttura tecnica federale che ha saputo lavorare magnificamente senza lasciarsi condizionare e fuorviare dalle future strade che ha in testa di tracciare il Gran Visir ligure. C’è chi si spinge a denominare questi nuovi attori “generazione Baldini” (Bragagna dixit), volendo mettere l’accento su quanto seminato negli anni passati. Quando, appunto, l’ex re di Atene 2004 guidava il settore tecnico in accordo con l’attuale responsabile, Antonio Andreozzi. Giovani lasciati in buone mani. Sino ad ora. Poi, in autunno, si vedrà.

Alla luce di quanto osservato sino ad ora, da sottolineare che l’Europa, pur non essendo più la capolista in termini di risultati ai massimi vertici, riesce a sfornare continuamente giovani di puro talento che devono confrontarsi, per emergere, con un movimento ampio e “profondo”, derivante da oltre quaranta Federazioni, di cui 45 presenti a Tallin. Ancora una volta sono i numeri a venirci in soccorso: 27 le nazioni medagliate; 34, invece, quelle andate a punteggio, cioè quelle che hanno piazzato almeno un atleta fra i primi otto nelle 44 gare del programma ufficiale.

Sezionando i vari settori se ne può ricavare qualcosa di interessante, sempre a livello azzurro naturalmente. Delle 13 medaglie, sei sono targate fondo/mezzofondo/marcia. Nuovo Rinascimento? Troppo presto per cantar l’alleluia, anche se come finalisti in questo settore si contano sei donne e 4 uomini (marcia compresa). Note dolenti nella velocità. Vuoto pneumatico fra gli uomini (100, 200, 4x100), con il solo Scotti nei 400; ben 4, invece, le ragazze, dove brilla l’oro della Kaddari nei 200.

Parti invertite nei salti. Nessuna donna fra le otto e tre i colleghi, con due medaglie (oro nel triplo, argento nell’alto). In questo settore brilla in negativo l’asta. Sei i convocati, il massimo possibile, nessun rappresentante oltre lo scoglio delle qualificazioni, a parta la sola Gherca, ma qui è andata incontro a tre miseri nulli alla misura di entrata. Settore da rifondare? Non proprio, ma qualcosa ci si dovrà pur inventare.

Lanci. Tre gli uomini “forzuti” in finale, nessuno nel giavellotto, e la sola martellista Desideri, unica convocata, fra le prime otto. Prove multiple e ostacoli un mondo a parte. Sibilio stratosferico, ma è l’unico in grado di sollevarsi oltre la soglia della mediocrità europea, così come Dester nel decathlon. 

Materia per festeggiare se ne può trovare a josa, ma anche contenuti su cui meditare, cercando correttivi e rimedi. Fra una settimana vanno in scena gli Europei Juniores, al limite dei 19 anni. È lì che si stanno covando i futuri campioni. Almeno quelli che riusciranno a sopravvivere (atleticamente parlando) e diventare maggiorenni. Perché, come da più parti si è sempre sottolineato, l’importante è ritrovare e, soprattutto, mantenere questi campioncini in perfetta salute anche negli anni a venire.

 

Foto: Anssi Makinen/FIDAL

 


 

 

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