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I sentieri di Cimbricus / La favola di Erriyon ed altre meraviglie

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Martedì 29 Giugno 2021

 

mclaughlin 


La straordinaria epopea dei Trials – che noi scoprimmo negli anni Sessanta, tutti a scuola dal Maestro RLQ – anche quest’anno ha lasciato basiti. Difficile che ai Giochi di Tokyo si possa fare meglio, anzi escluso.

Giorgio Cimbrico

Qualche giorno fa accennavo ai modi di “smazzare” i risultati dei Trials, per goderli sino in fondo: partire dalla vetta e scendere per captare prodigiose profondità, spillarli come le carte che possono regalare un piatto ricco, puntare la lente sugli esclusi. Utilizzando quest’ultimo canone, esamino Fred Kerley, diventato il terzo uomo della storia, dopo Wayde van Niekerk e Michel Norman, ad esser sceso sotto i 10"0, i 20"0 e i 44"0 e a non trovar un posto tra gli Orazi dei 200. Quarto in 19”90, dietro al prodigioso ragazzino Erriyon Knighton che in 19”84 ha continuato a far progredire due vecchi feudi di Usain Bolt: i record mondiali under 18 e under 20 sono proprietà del giovanissimo professionista di Tampa, messo sotto contratto dall’Adidas il giorno del 17° compleanno, il 29 gennaio.

Erriyon ha “fatto la squadra” come dicono loro, giorno più giorno meno alla stessa età di Jim Ryun che si qualificò per la prima Olimpiade ospitata da Tokyo, nel 64. Risalendo la classifica, Kenny Bednarek secondo in 19”78, Noah Lyles primo in 19”74. Può essere il podio dei Giochi 2020+1. Anzi, lo sarà. Noah è andato a abbracciare il ragazzo volante dalle braccia sottili. Agli americani la figura dell’Atteso, dello Scelto, piace molto.

Knighton è un mostro di precocità ma anche tutti quelli che hanno sparso polvere di stelle nella calura forte di Eugene non sono dei veterani. Athing Mu ha appena compiuto 19 anni, è figlia di rifugiati del Sud Sudan, studia a College Station, Texas, e al suo debutto nelle selezioni non ha voluto strafare scegliendo gli 800 che sente molto suoi e rinunciando a 400 che si presentavano molto promettenti per chi è scsa agevolmente sotto i 50”0 e alla sua università ha regalato una frazione sub 49. Mu ha sbrigato la faccenda con 5.5 alla campana e 58.5 nella seconda parte per un mondiale stagionale portato a 1’56”07, trascinando Raveny Rogers e 1’57”66 e altre tre sotto 1’59”.

Non resta scalare alla classe ’99 e trovare il secondo record del mondo che rappresenta anche il superamento di una barriera, quella dei 52”0 nei 400H. A infrangerla, per toccare 51”90 è un’altra Attesa, Sydney McLaughlin, figlia d’arte (il padre Willie era un 400ntista da 45”30), ora affidata alle cure di Bob Kersee che con la moglie tuttofare, Jackie Joyner, fece meraviglie. Gara bellissima: Dalilh Muhammad all’attacco e testa a testa sino al nono quando “Syd” ha vinto la resistenza di chi stava per abdicare dal titolo di primatista del mondo. “Sapevo che stava arrivando”, ha detto Dalilah che ha combattuto e vinto la battaglia contro il Covid e si è arresa con l’onore delle armi di fronte a chi ha imboccato un percorso scandio da apparizioni invernali sui 60H e da esordi all’aperto sui 100, sino a un 12”65 eloquente. Per “Syd” fortissime prospettive di una doppietta: la 4x400 a lei non può rinunciare.

Stesso anno di nascita, JuVaugh Harrison, agli esordi di carriera conosciuto come “Blake” e ora, per tutti Mister Jumps. Primo e unico americano a qualificarsi per alto e lungo (oltre che per pentathlon e decathlon), Jim Thorpe, mitologia pura. Ora, lui, altissimo e sottilissimo (1,96 per 75), nato in Alabama come Jesse Owens e Carl Lewis, mamma di Barbados (Teofilo Stevenson aveva il padre originario di quell’isola), stella della Louisiana State University, doppiettiste NCAA indoor e outdoor in due specialità così diverse. In stagione, 2.36 e 8.44, ai Trials, 2.33 e 8.47, nuovo record personale. “Ho avuto fortuna: il gran caldo ha fatto ritardare il lungo, così ho avuto più tempo a disposizione”. In molte altre parti del mondo, per dare un aiuto a un talento del genere, l‘orario sarebbe stato modificato a priori. In America sono stati necessari i 40° piombati su Hayward Field.

I Trials hanno costretto a una riscrittura delle posizioni di vertice, con quattro atleti e atlete saliti al secondo posto di sempre: Grant Holloway 12”81 (un centesimo dal record del mondo di Aries Merritt), Rai Benjamin 46”83 (cinque centesimi da Kevin Young a Barcellona 1992: poche chances che il record tocchi i trent’anni), Gabby Thomas 21”61 (soltanto Flo Jo corse due volte più veloce, nella semifinale, 21”56, e nella finale, 21”34, di Seoul) e DeAnna Price, martellata a 80.31, due metri e mezzo da Anita Włodarczyk. Per tutto il resto rinvio alla lettura dei risultati, appassionante come un buon Simenon.   

                                                    ooOoo

Qualche post scriptum per veri aficionados, praticando scelte che vogliono essere raffinate. Senza muggiti, senza urla.

• A Kuortane, piccolo meeting dai grandi risultati, Johannes Vetter ha lanciato a 93.59, il nuovo record su suolo finlandese (particolare non trascurabile quando di mezzo c’è il kehjas) ottenuto nello stesso luogo e nello stesso giorno in cui 22 anni or sono Aki Parviainen portò il record nazionale e All comers a 93.09. Se al sassone fosse riuscito a Turku avrebbe vinto un’isola dell’arcipelago sparso di fronte alla città di Nurmi.

• Ancora a Kuortane: il 70.35 dello sloveno Kristjan Ceh (’99, 2,06 per 118) non è la miglior misura perdente della storia. Lo svedese Daniel Stahl, appena più basso e molto più pesante (2,04 per 150), ha lanciato a 70.55. Nel 2007 a Kaunas l’estone Gerd Kanter spedì il disco a 70.92 ma venne battuto dal lituano Virgilius Alekna, 71.56. Tre anni prima, a Rethimno, Creta, Alekna aveva piegato di stretta misura, 70.97 a 70.83, l’ungherese Robert Fazekas che ebbe il suo momento di imbarazzante notorietà all’antidoping di Atene olimpica. Al Memorial Barrientos dell’83 non servì a Juan Martinez centrare i 70 metri esatti: vittoria al connazionale Luis Mariano Delis con 71.06.

 

 

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