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I sentieri di Cimbricus / Il giro del mezzofondo in 80 giorni

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Venerdì 25 Maggio 2018


rono 2

La splendida e oscura parabola di Henry Rono, l'uomo che si librò molto in alto prima di finire molto in basso.



di Giorgio Cimbrico

Per chi non si è fatto travolgere da una memoria trasformata in una lavagna reduce dalla vigorosa azione del cancellino (ma esistono ancora le lavagne, esistono ancora i cancellini?), è il momento di ricordare che siamo nel pieno delle celebrazioni della primavera e della prima estate del ’78, il giro del mezzofondo in 80 giorni di Henry Rono, l’uomo che calò il poker sulle distanze, che si librò molto in alto per finire molto in basso, perseguitato dal diavolo che abita nella bottiglia, prima di riuscire a liberarsi di quel demone.


Rono non era più giovanissimo, aveva 26 anni, veniva dalle Nandi Hills, per un po’ si era allenato da sé, poi era riuscito a strappare una borsa di studio per l’università dello Stato di Washington, a Seattle. Il simbolo è il cougar, quello che noi chiamiamo puma. Il tecnico che individuò la qualità della stoffa era John Chaplin. Nessuna parentela con Charles.

Recitando in ordine cronologico, si parte con il 6 aprile per concludere il 27 giugno 1978: è la parentesi in cui il kenyano centrò e firmò i record mondiali dei 5000, dei 3000 siepi, dei 10000 e dei 3000. Un’impresa unica e irripetibile. Sovrumana è un aggettivo di moda. Rono era umanissimo. Henry, tre volte campione NCAA nel cross, lasciò un segno indelebile: i risultati hanno ancora una consistenza contemporanea e vennero ottenuti con progressi drastici, per non dire violenti, sui primati in vigore.

8 aprile 1978, Edwards Field di Berkeley, California: 5000 in 13'08”4, quattro secondi e mezzo sul record del baffuto neozelandese, di radici olandesi, Dick Quax, 13'12”9 nove mesi prima a Stoccolma. Il primo km è lento, 2’42”, il secondo veloce, 2’36”, il terzo medio (2’39”5) ma assicura un passaggio in 7’57”5. Gli ultimi due sono da dinamitero: 2’37" e soprattutto 2’33”9. Il secondo. Joshua Kimetto, arriva a 50”, Samson Kimobwa, a 55”. Il tempo stimato sulle tre miglia, 12’42”9, sarebbe stato record mondiale.

13 maggio 1978, Shoreline Stadium di Seattle, Washington: 3000 st in 8’05”4, due secondi e sei sul record dello svedese Anders Garderud, 8’08”02 nella finale olimpica di Montreal. Rono non c’era per il boicottaggio dei paesi africani. Henry è un metronomo: 2’42”, 2’42”8, 2’40”8. Il secondo, l’americano Jim Johnson, arriva a 31”. Undici anni dopo Peter Koech avrebbe concesso un impercettibile progresso, 8’05’35.

11 giugno 1978, Prater di Vienna, gara a inviti: 10000 in 27’22”4, otto secondi sul record di Samson Kimobwa, 27’30”5 un anno prima a Stoccolma quando Franco Fava finì terzo in 27’42”65. Il secondo, il colombiano Domingo Tibaduiza, arriva a 30” abbondanti. Per otto giri e mezzo tiene allegra l’andatura l’olandese jos Hermens, diventato il più influente procuratore sull’attuale scena. Sei anni dopo Fernando Mamede avrebbe estirpato sette secondi e mezzo.

27 giugno 1978 Bislett di Oslo; 3000 in 7’32”1, tre secondi sul record di Brendan Foste, 7’35”1 quattro anni prima  casa sua, a Gateshead. Richard Tuwei tira sino ai 1200, poi Henry fa da solo con un secondo km in 2’30”5 e quello conclusivo in 2’27”6. Dalla campana al traguardo, 57”6. Secondo, a 8”, il tanzaniano Suleiman Nyambui. Il record tenne duro per undici anni abbondanti, sino al 7’29”46 di Saïd Aouita.

Memorabili settimane che precedettero le sue due uniche vittorie di peso, 5000 e 3000 st ai Giochi del Commonwealth a Edmonton. Dopo la delusione per il secondo boicottaggio che lo tagliò fuori anche dai Giochi di Mosca, Henry riuscì a stringere ancora il filo magico tre anni dopo la sua stagione delle meraviglie: il 13 settembre 1981, nella norvegese Knarvik, e con l’aiuto di tre scanditori di ritmo tra cui un giovane Steve Cram, cancellò se stesso scendendo a 13’06”20 (7’55” ai 3000, 56”0 i 400 finali) regalando il suo ultimo acuto. Meno di un anno dopo, al Bislett, Dave Moorcroft avrebbe sfiorato la barriera dei 13’.

 

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