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Saro' greve / Quando incontrai Elizabeth Alice (Betty) Cuthbert

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Lunedì 20 Novembre 2017

cuthbert 2

di Vanni Lòriga

Il 20 novembre 1956, cioè esattamente sessantuno anni fa, ebbi il piacere di conoscere Elizabeth Alice “Betty” Cuthbert. L’incontro avvenne sulla pista di allenamento del Villaggio Olimpico di Heidelberg, a 14 chilometri dal Cricket Ground Stadium di Melbourne, città che ospitò i Giochi della XVI Olimpiade. Ero arrivato nella capitale dello stato del Victoria approdando, il giorno prima, nel porto della Philip Bay a bordo dell’incrociatore "Raimondo Montecuccoli." Il motivo della mia presenza in Australia è presto spiegato. L’Esercito aveva deciso di affidarmi la cattedra di Atletica Leggera presso la Scuola Militare di Educazione Fisica di Orvieto e, a titolo di aggiornamento professionale, mi inviò a Melbourne.

Tutto nel segno del massimo risparmio. Furono praticamente abolite le spese di viaggio e di soggiorno fruendo dell’ospitalità della Marina Militare che, con la sua Nave Scuola, effettuò il giro del mondo con tappa proprio a Melbourne. Per la cronaca, questa passeggiata a cavallo dell’Equatore si protrasse per 183 giorni ...

Un mondo di campioni in mezzo ettaro

Ed eccomi, nel pomeriggio di quel 20 novembre 1956, al cospetto di tutti i protagonisti di una atletica di cui ho sempre sentito parlare. Nello spazio contenuto all’interno di una pista di 440 yards, su una superficie di mezzo ettaro, sfilano campioni che sono dei veri miti, dalle donne e dagli uomini più rapidi ai più resistenti; dai più forti ai più agili.

Fra tutti si distingue però un gruppetto di simpatiche ed allegre velociste australiane. Si tratta di Strikland Shirley de la Hunty, Norma Croker Wilson, Northy Mellor Fleur, Marlene Mathews, Norma Thrower e Betty Cuthbert. Sono tutte destinate a salire sul podio olimpico; la meno giovane (Strikland. dalla gloriosa carriera) e la più giovane (Cuthbert) sono attese da plurimi successi.

La più interessante è proprio Elizabeth Alice Cuthbert detta Betty che ha appena compiuto il 18 anni essendo nata a Merrylands il 20 aprile del 1938, già notissima per aver migliorato il mondiale dei 200 metri (23"2 il 14 settembre a Sydney). Viene presentata come la grande favorita e rispetta in pieno i pronostici. Il 24 novembre ha inizio la sua maratona che la vedrà impegnata per otto volte nell’arco di una settimana.

Si comincia con le batterie dei 100 metri e noi italiani ci esaltiamo perché Giusi Leone è la vincitrice, con 11"8, della serie iniziale. Nella terza batteria si afferma invece la attesissima Betty con il nuovo record olimpico di 11"4. Si risparmia in semifinale, seconda dietro la tedesca Stubnick che travolgerà in finale. Tempi condizionati da un vento contrario di metri 2,8 al secondo: 11"5 (11.82 automatico) contro 11"7 (11"92). Con 11"9 si piazza al quinto posto Giuseppina Leone, unico centista italiano finalista olimpico (tra donne e uomini) e che ripeterà l’impresa a Roma 1960.

Da segnalare l’eliminazione in batteria della primatista del mondo Strickland che si rifà con i titoli negli 80 ostacoli e nella 4x100, al primato del mondo di 44"5 (44"65) e con l’ultima frazione affidata alla Cuthbert. Che nel frattempo ha migliorato anche il record olimpico dei 200 coperti in 23"4 (23"55).

Non saranno invece felici per Betty i Giochi di Roma. Infortunata, si piazza seconda nella batteria dei 100; viene eliminata nei quarti di finale e non si presenta alle batterie dei 200 alle quali è iscritta. Ormai ha deciso di abbandonare l’attività.

Oro nei 100,200,400 e 4x100: unica!

Si ripresenta invece nel 1962 ai Giochi del Commonwealth correndo i 400 metri. È la distanza che le ridarà ai Giochi di Tokio la medaglia d’oro. Si tratta dell’unica atleta ad aver vinto ai Giochi le tre gare individuali di velocità (oltre alla 4x100).

Ma la donna che fu la più rapida del mondo è attesa da un crudele destino. Nel 1969 la costringe sulla sedia a rotelle la sclerosi multipla che la immobilizza per altri 38 anni, sino al suo decesso avvenuto lo scorso 6 agosto.

Una malattia che non le impedisce di vivere intensamente. La rividi ad Atene nel settembre del 1982 quando Primo Nebiolo indisse una festa per celebrare i 70 anni della Federazione Internazionale di Atletica (IAAF). Insieme a tanti altri campionissimi, lei mi firmò un autografo (pubblicato in occasione del ritratto di Zabala) in cui ricordò le sue quattro vittorie olimpiche. Fu poi fra i tedofori nella cerimonia di apertura dei Giochi 2000 di Sydney. La ammirai anche lì, dove mi trovavo per seguire le imprese della scherma italiana che in quella occasione colse la centesima medaglia olimpica.

In quell'occasione Betty venne degnamente festeggiata e il ricordo delle sue imprese è oggi affidato alla statua di bronzo collocata davanti al Cricket Ground di Melbourne e che riproduce la sua elegante ma invincibile falcata. La ricordo, come credo tutti, con infiniro affetto e ammirazione.   
 

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