- reset +

Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

   Direttore: Gianfranco Colasante    info@sportolimpico.it

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-90-91661-8
Pag. 500  -  Euro: 20,00




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)

GARAGE GROUP SRL - ROMA
ISBN 978-88-909166-0-1
Pag. 352  -  Euro: 20,00




Per acquisti ed informazioni:
info@sportolimpico.it
info@garagegroup.it
Fax : 06.233208416
(Spedizione gratuita)

I sentieri di Cimbricus / I tanti perche' dei giorni nostri

PDFPrintE-mail

Lunedì 24 Luglio 2017

foto-tv 2

di Giorgio Cimbrico

Perché? Diceva José Mourinho usando abilità dialettica in un esercizio di stile che sarebbe piaciuto a Raymond Queneau.
Perché quelli della Tv dicono personal best?
Perché dicono seasonal best?
Perché dicono che gli atleti sono confidenti? Sono abbastanza vecchio per ricordare che ai miei tempi di confidenti esistevano solo quelli che avevano rapporti di convenienza con la polizia. E di solito erano pregiudicati.
Perché dicono sempre live?
Perché sono deliziati se qualcuno fa un selfie?

A parte che esisteva l’autoscatto, una cosa solitaria una volta andava confessata al curato.
PerchĂ© sono altrettanto deliziati se vedono qualcuno con il tablet? Come mi è giĂ  capitato di dire, le uniche tavolette che riconosco sono quelle del codice di Hammurabi. 

Perché dicono runners?
Perché dicono run? Senza saper distinguere tra una batteria e una serie.
Perché dicono che è stato fatto uno step? Sull’uso di parole inglesi, rivolte a un pubblico che quella lingua non parla o non capisce, potrei soffermarmi più a lungo, ma preferisco evitare.
Perché parlano sempre di pressione? Posso al massimo sopportare quella cantata dal magnifico istrione Freddie Mercury.

Perché quando c’è un italiano di mezzo dicono sempre “il nostro”? E su di esso ci si sofferma sino alla noia o a una sterile isteria. Anche in questo caso sono abbastanza vecchio per ricordare quel buonanima di Nicolò Carosio che commentò, senza alterazioni di tono, i due gol di José Altafini nella finale di Wembley contro ll Benfica. Oggi, siamo alle camicie di forza, al letto di contenzione di manicomi ormai chiusi.

Perché fanno continuamente pubblicità alla Tv per cui lavorano? Mai citato in un solo pezzo il giornale che mi ha mandato in giro per il mondo. Perché usano incerti stilemi del tipo “non è stata certo una giornata positiva”? Di solito significa che abbiamo appena assistito a un disastro, a una catastrofe.

Agli ultimi “perché” posso rispondere. E’ stato loro insegnato e comandato che è necessario essere prudenti, inamidati, compiacenti, rassicuranti. Non è più possibile dire che uno è grasso, magro, nasuto, che la Semenya è quel che è e le altre amazzoni degli 800 sono quel che sono, un anello intermedio tra l’uomo e la donna, che la Russia è stata punita ma chissà quante altre avrebbero meritato il bando.

Evitare opinioni personali, osservazioni, analisi - tutto quello, insomma, che è stato giornalismo – per evitare che arrivi l’onda d quelli che smanettano sul telefono con molti giga (ma una volta non era una danza?) e sono pronti a distribuire etichette: fascista, sessista, comunista, privilegiato, rubastipendio, censore da strapazzo.

Thomas Hardy scrisse “Via dalla Pazza Folla” (ecco, appunto) e prima del remake – ci sono caduto anch’io… – nella versione cinematografica c’era Julie Christie, la musa e l’ideale del mio tempo lontano e di altri cari e vecchi amici.  

Cerca