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1968 Citta' del Messico - Giochi della XIX Olimpiade

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1968 Città del Messico

Giochi della XIX Olimpiade

1968 mexico

(gfc) Sul palcoscenico messicano il sipario olimpico si sollevò macchiato di sangue. Per la prima volta le Olimpiadi fecero da specchio ustorio ai problemi del mondo. Il detonatore fu una manifestazione di studenti che innescò la reazione dei militari i quali sparano ad altezza d’uomo. Il numero dei morti nella strage di piazza delle “Tre Culture” resterà un mistero a tre cifre. Era il pomeriggio del 2 ottobre: mancavano dieci giorni all’apertura. Ormai i Giochi erano percepiti come un evento troppo importante perché, a regolamentarli, restasseo le sole norme dello sport dilettantistico.

Anno cruciale e di contraddizioni, il Sessantotto. L’America, tra intolleranza e razzismo (elementi che deflagreranno proprio al Messico con la silenziosa protesta di Tommie Smith e John Carlos), viveva i giorni del Vietnam e preparava lo sbarco sulla Luna, mentre i campus universitari ribollivano nelle proteste. Avanzava l’onda lunga del “maggio francese”, i ragazzi allungavano i capelli, le ragazze accorciavano le gonne. Cambiava anche lo sport. Mutavano gerarchie antiche: vacillava la tradizione anglo-sassone; nei paesi dell’est dilagava lo sport di Stato. Iniziava a raffinarsi e diffondersi la cultura del doping. Dal disgregamento del colonialismo prorompevano le nuove entità nazionali. Cambiava tutto, e troppo in fretta perché si potesse capire in che direzione si stava andando.

Sull’altopiano azteco lo sport italiano si svegliò di soprassalto dalle sue certezze. Si trattava di un’altra Olimpiade a grande distanza da casa. Per di più l’altitudine di Città del Messico – 2250 metri – creava non pochi problemi d’assuefazione, anche se favorì alcuni risultati di straordinaria portata. I personaggi che più colpirono la fantasia furono due americani: Dick Fosbury col suo personalissimo stile “a gambero” e Bob Beamon che nel lungo atterrò a 8.90.

Per esigenze più tecniche che economica il numero degli atleti italiani inviati al Messico fu pari a Tokyo ’64, ma con gli azzurri presenti in quasi tutte le discipline. Il tricolore per la sfilata inaugurale fu affidato a Raimondo D’Inzeo che, in uno col fratello Piero, detiene ancora oggi il record delle presenze olimpiche. I risultati finali, per la prima volta nel dopoguerra, furono considerati deludenti. A Messico si avvertì chiaramente che si erano esauriti la spinta e gli entusiasmi suscitati da Roma ‘60. La crisi in atto nella scuola non era da considerarsi estranea al cambiamento.

Dai Giochi del Messico gli azzurri tornarono a casa soltanto con soli tre primi posti: un regresso doloroso rispetto al passato (per trovare un bilancio tanto negativo si doveva risalire addirittura al 1912). Si salvarono in pochi: su tutti il ventunenne Klaus Dibiasi, capace di vincere un oro nella piattaforma e un argento nel trampolino. Tra tanto disastro, un cenno merita la medaglia di bronzo del triplista Peppe Gentile, il meno fortunato ai Giochi messicani: in una gara che lo vide stabilire due primati mondiali, venne alla fine relegato sul terzo gradino del podio!


La scheda di Città del Messico 1968

Date: 12/27 Ottobre 1968.
Nazioni presenti: 113 (vincitori di medaglie: 44).
Atleti partecipanti: 5531 (4750 uomini, 781 donne).
Apertura dei Giochi: Gustavo Diaz Ordaz, presidente della Repubblica.
Accensione del tripode: Norma Enriqueta Basilio de Sotela.
Programma tecnico: 21 sport, 172 gare.
Medaglie assegnate: 527 (174 Oro, 170 Argento, 183 Bronzo).

Membri italiani del CIO: Giorgio de’ Stefani (dal 1951), Giulio Onesti (dal 1964).
Presidente del CONI: Giulio Onesti.
Capo della delegazione: Giordano Bruno Fabjan.
Sede della delegazione: Villaggio Olimpico (Miguel Hidalgo).
Alfiere della squadra: Raimondo D’Inzeo (Equitazione).
Attaché: Carlo Agostoni.

Atleti italiani in gara: 167 (152 uomini, 15 donne).
Riserve o non entrati: 19 (solo uomini).
Medaglie vinte: 16 (3 Oro, 4 Argento, 9 Bronzo).
Atleti vincitori di medaglie: 30 (solo uomini).

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