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Giochi Olimpici Estivi - 1932

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1932 Los Angeles

Giochi della X Olimpiade


1932


(gfc) Verso la fine del 1928 Augusto Turati, segretario del PNF, aveva assunto nelle sue mani sia la direzione del CONI che quella di tutte le federazioni. Tre anni più tardi lo sostituirà Leandro Arpinati, suo successore anche alla segreteria del Partito. Si trattava di due uomini dai trascorsi sportivi, non solo politici. Tanto che in quel periodo al Comitato Olimpico venne concesso lo “Stadio del Partito” di via Flaminia, costruito nel 1911, perché vi ospitasse le federazioni che si andavano trasferendo a Roma. Il disegno tendente al controllo dello sport si completò quando lo statuto del PNF, nel novembre 1932, stabilì che il CONI venisse posto alle dipendenze del segretario del partito.

La trasferta per raggiungere Los Angeles, città designata per ospitare la X Olimpiade, fu la più lunga affrontata fino a quel momento dagli italiani. Che si ingegnarono di allungarla ancora di più. La squadra, infatti, fu concentrata a Roma e da lì tradotta in treno a Predappio per un omaggio corale a Mussolini, in vacanza sulla riviera romagnola. Quindi nuova tratta in treno fino a Napoli per imbarcarsi –, a mezzogiorno di sabato 2 luglio – sul “Conte Biancamano”. Il viaggio per mare durò una quindicina di giorni che gli atleti impiegarono tentando di allenarsi sul ponte turistico. Dopo una sosta a New York, di nuovo in treno per attraversare il continente fino a Los Angeles, raggiunta nella mattinata del 18 luglio.

In quegli anni l’America stentava ad uscire dalla pesante crisi che ne aveva sconvolto l’economia. Eppure quelle prime Olimpiadi californiane (ci si tornerà 52 anni dopo) furono organizzate con larghezza di mezzi. Il villaggio olimpico, il primo della storia, era formato da casette in legno di 89 mq, ciascuna per quattro atleti. Meraviglie per quei tempi. Per accogliere gli italiani ne occorsero 27 perché in California si recarono 107 azzurri, dei quali solo 102 scesero in gara. Nessuna ragazza attraversò quell’anno l’Atlantico: lo sport femminile in Italia era ancora giovane.

La nostra rappresentativa – 132 elementi, compresi dirigenti e allenatori – era la più numerosa giunta dall’Europa. Si era largheggiato in tutto, anche con la divisa, addirttura doppia. Quella da cerimonia aveva camicia e cravatta azzurra, pantaloni di flanella bianca con cinta azzurra, scarpe e calze bianche, cappello in paglia di Firenze a foggia di bustina da aviere; quella per tutti i giorni prevedeva giacca di panno blu fornita di cintura, taglio tipo aviazione, con scudo sabaudo e fascio littorio; pantaloni della stessa stoffa e colore e scarpe nere. Ciascuno aveva ricevuto un baule color cuoio con fascia tricolore e di una valigetta a mano.

Sul campo si trattà d’un grande successo. Con 36 medaglie gli azzurri figurarono alle spalle soltanto dei padroni di casa, imprendibili con le loro 103 medaglie, ma ben davanti a finlandesi (25), svedesi (23) e tedeschi (20). Come dire a tutta l’aristocrazia sportiva europea. Quasi il 62 per cento degli azzurri tornò a casa con una medaglia. Non accadrà mai più.


La scheda di Los Angeles 1932


Date: 30 Luglio / 14 Agosto 1932.
Nazioni presenti: 37 (vincitori di medaglie: x).
Atleti partecipanti: 1408 (1281 uomini, 127 donne).
Apertura dei Giochi: Charles Curtis, vice-presidente degli Stati Uniti.
Giuramento degli atleti: George Calnan (Scherma).
Programma tecnico: 16 sport, 116 gare.
Medaglie assegnate: 346 (116 Oro, 116 Argento, 114 Bronzo).

Membri italiani del CIO: Generale Carlo MontĂą (dal 1913), conte Alberto Bonacossa (dal 1925), conte Paolo Thaon di Revel (dal 1932, cooptato proprio a Los Angeles).
Presidente del CONI: on. Leandro Arpinati.
Capo delegazione: Cesare Grattarola.
Sede della delegazione: Villaggio Olimpico (Baldwin Hills).
Alfiere della squadra: Ugo Frigerio (Atletica).
Attaché: Joseph E. Pagliano Jr.

Atleti italiani in gara: 102 (solo uomini).
Riserve o infortunati: 5.
Medaglie vinte: 36 (12 Oro, 12 Argento, 12 Bronzo).
Atleti italiani vincitori di medaglie: 63.
Giornalisti italiani presenti: 12.

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