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Giochi Olimpici Estivi - 1920

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1920 Anversa

Giochi della VII Olimpiade

 

1920

(gfc)
All’indomani del conflitto toccò a Carlo Montù riannodare le fila del disperso olimpismo italiano. Nel giugno 1919, ancora in divisa da generale, convocò i membri del vecchio Comitato che si ritrovarono a Roma e che, fattosi ormai da parte Compans di Brichantenau, lo acclamarono alla presidenza del CONI. Sull’onda di questo successo, per qualche tempo Montù accarezzò addirittura l’idea di poter ospitare a Roma le Olimpiadi del 1920, per poi ripiegare su più miti consigli limitandosi a cercare i fondi per la squadra da mandare ad Anversa, città che il CIO aveva preferito a Budapest.

Quella di Anversa fu in ogni caso la prima trasferta olimpica organizzata sotto l’egida di un CONI rifondato, ma senza titoli pubblici. Motivo per cui Montù si trovò ad affrontarla senza risorse. In mancanza di sostegni economici (il Governo aveva ventilato un contributo di centomila lire, a fronte di una previsione di spesa di almeno settecentomila), Montù lanciò una sottoscrizione popolare. In breve, con l’appoggio della Gazzetta, venne raccolto quasi mezzo milione di lire. Non era quanto sognato, ma poteva bastare. Anche perchè la federcalcio, già ricca di suo, decise di accollarsi le spese per la squadra. Fu così possibile inviare in Belgio una rappresentativa consistente, forte di ben 170 elementi, tra i quali figurava anche una ragazza – la prima ad aver gareggiato alle Olimpiadi –, la tennista milanese Rosetta Gagliardi.

L’organizzazione fu curata in tutti i dettagli. I viaggi in treno risultarono confortevoli. Per alloggiare la squadra venne affittato un intero albergo in Avenue de Belgique che prese il nome di “Casa Italia”. Per la prima volta fu istituito anche un ufficio stampa, affidato a Nino Salvaneschi, una delle maggiori penne del tempo. Ma la vera novità risultò la fornitura della divisa. Nel clima patriotico sbocciato sulle sponde del Piave, non stupì che Montù imponesse alla squadra un montura uguale per tutti, come veniva precisato nelle istruzioni: “[...] Il giorno dopo l’arrivo, ciascun Atleta (esclusi i dirigenti ed addetti) riceverà dal CONI: un completo abbigliamento da passeggio, cappello della antica Casa Borsalino Giuseppe e Fratello; [...] un abbigliamento sportivo (maglie, golf e calzettoni della Ditta Fratelli Romano; accappatoi e pantaloncini della Ditta Garda e Bounous) escluse le calzature [...].” Era un bel passo in avanti per quei tempi.

Nel complesso, sul campo gli italiani si fecero onore riportando 23 medaglie (13 delle quali d’oro). L’assoluto epònimo dei Giochi fu proprio un italiano, il livornese Nedo Nadi che nella scherma collezionò 5 medaglie d’oro in altrettante gare disputate, stabilendo un primato superato solo mezzo secolo più tardi dal nuotatore Mark Spitz. Grande risalto ebbero anche le due vittorie del marciatore Ugo Frigerio, un apprendista tipografo non ancora ventenne: per quell’impresa venne celebrato come il “fanciullo d’Anversa” guadagnando l’omaggio di una copertina della Domenica del Corriere
 

La scheda di Anversa 1920

Date: 23 Aprile / 12 Settembre 1920.
Nazioni presenti: 29 (vincitori di medaglie: 20).
Atleti partecipanti: 2669 (2591 uomini, 78 donne).
Apertura dei Giochi (14 Agosto): re Alberto I del Belgio.
Giuramento degli atleti: Victor Boin (Pallanuoto).
Programma tecnico: 24 sport + 2 (Pattinaggio e Hockey su ghiaccio), 154 gare.
Medaglie assegnate: 437 (154 Oro, 148 Argento, 135 Bronzo).

Membri italiani del CIO: Carlo MontĂą (dal 1913), marchese Giorgio Guglielmi (dal 1919).
Presidente del CONI: Generale Carlo MontĂą.
Capo delegazione: Carlo MontĂą.
Sede della delegazione: “Casa Italia” (Avenue de Belgique, 99).
Alfiere della squadra: Nedo Nadi (Scherma).
Attaché: Cesare Felice Lamberti.

Atleti italiani in gara: 170 (169 uomini, 1 donna).
Riserve o non entrati: 11.
Medaglie vinte: 23 (13 Oro, 5 Argento, 5 Bronzo)
Atleti italiani vincitori di medaglie: 62.
Ufficio stampa: Nino Salvaneschi.

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