I sentieri di Cimbricus / Alla conquista dell'isola che c'e'

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Lunedì 13 Giugno 2022

 

fahnbullen 


Quella che andrà in dote a chi riuscirà a piantare il giavellotto – l’attrezzo della tradizione finnica – oltre i 93.09 del record All-Comers. Intanto, dall’altra parte dell’oceano, alle finali NCAA spunta un nuovo Tommie Smith nato l'11 Settembre.

Giorgio Cimbrico 

I “Paavo Nurmi Games” di Turku, in calendario martedì pomeriggio (con ampia rappresentanza italiana), offrono la chance di diventare padrone di una delle innumerevoli isolette al largo della città natale del Grande Taciturno, a condizione che il Keihas, il giavellotto, vada a piantarsi a 93.10, un centimetro in più del record su suolo finlandese, 93.09 di Ari Parviainen, centrato a Kuortane il 26 giugno 1999. La misura è anche il record nazionale di Suomi

Nessuno, neppure il Thomas Rohler delle stagioni migliori, è riuscito a conquistare quel pezzo di terra sospeso sul mar Baltico. L’impresa è nelle braccia e nelle possibilità di chi, a sua volta, giunge da una terra circondata da un pulviscolo di isolette, le Grenadine di Grenada, il luogo natale di Anderson Peters, 24 anni, originario di St Andrew, campione mondiale a Doha e soprattutto autore di una formidabile prima parte di stagione: 93.07, approfittando di un sostenuto vento contrario a Doha, 90.75 a Hengelo, 87.88 a Ostrava, 86.88 a Samorin, 84.28 a Starkville. Tutte queste misure hanno coinciso con una vittoria. 

Con le condizioni giuste – una sostenuta brezza in faccia (come capita nelle competizioni di salto con gli sci che garantiscono voli infiniti) – e opportunamente sollecitato (a Doha Peters rispose con l’interminabile parabola al 90.88 del ceko Jakub Vadlejch), Anderson ha buone chances di conquistare il premio e di diventare proprietario terriero, come il trinidegno Keshorn Walcott che dal suo paese ha ricevuto, per il suo successo olimpico di dieci anni fa, un’isola completa di faro. 

Ad affrontare il grenadino gli organizzatori hanno chiamato alcuni dei migliori in circolazione (uno per tutti il tedesco Johannes Vetter) ma soprattutto hanno ottenuto l’esordio stagionale dell’imprevisto campione olimpico, l’indiano Neeraj Chopra, uno dei più illustri protagonisti di questa nuova era in cui è entrato il giavellotto. Lontanissimi i tempi in cui quel buonanima di Janis Lusis poteva dire che il giavellotto era riservato solo a chi era nato sulle rive del Baltico. 

E’ curioso che Chopra, primo campione olimpico in atletica nella storia dell’India, abbia eletto a suo quartiere d’allenamento proprio Kuortane, una località che, come Kuhmoinen, Saarjarvi, Tampere, Punkallaidun (tutti nomi veri e non usciti dalle pagine di Tolkien), torna spesso nelle cronache della specialità più amata dai finlandesi, peraltro piuttosto in ribasso in queste ultime stagioni. 

Se nel luogo che ispirò Parviainen, Chopra ha assorbito un po’ di sisu, la forza mentale necessaria a spremere da sé il meglio, potrà diventare un fiero avversario per Peters impegnato nella conquista, al contrario di quella abitata dal suo quasi omonimo, dell’isola che c’è. 

Echi recenti di imprese multiple, raggruppate in una stretta parentesi: in un’ora Joe Fahnbulleh ha corso la 4x100 (la sua rimonta non è servita a Florida ad aver la meglio su USC), i 100 in 10”00, i 200 in 19”83, lo stesso tempo di Tommie Smith. Joe è nato a Hopkins, Minnesota, l’11 settembre 2001 – sì, proprio quel giorno – da genitori liberiani e per la Liberia ha deciso di correre evitando, come ha deciso mamma Theresa per Armand Duplantiss, le trappole dei Trials. A Tokyo ha corso in 19”99 e in 19”98 ed è finito quinto nella finale. Quest’anno, nella scia del sublime ragazzino Erriyon Knighton da 19”49 era progredito a 19”92. 

Alle finali NCAA di Eugene pomeriggio impegnativo anche per Abby Steiner, terza nei 100 in 11”08 (dopo il personale, 10”90, in semifinale), seconda nella 4x100 (42”56), prima nei 200, 21”80, e generosa nell’offrirsi per la staffetta del miglio di Kentucky, vittoriosa in 3’22”55, con una sua frazione da 48”92. Con il 21”80 di Hayward Field Abby, 22 anni, nativa di Dublin, Ohio, diventa la sesta velocista di pelle chiara dopo Dafne Schippers e le DDR Marita Koch, Heike Drechsler, Marlies Goher e Silke Gladisch.