I sentieri di Cimbricus / Armonizzazione o ormonizzazione?

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Martedì 24 Agosto 2021

 

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La domanda è: chi ha detto che un alto livello di testosterone assicuri vantaggi a chi corre tra il “quarto” e il miglio? L’ha detto la commissione scientifica. Ma ha tenuto conto che una maggior forza assicura risultati dappertutto?

Giorgio Cimbrico

Christine e Beatrice: armonizzazione o ormonizzazione? Una piccola vocale può fare la differenza, dettare i tempi, anche cronometrici, del futuro in agguato, provocare intensi dibattiti scientifici, portare a una revisione dei regolamenti o delle disposizioni che qualcuno ha definito discriminatorie, draconiane o peggio. E’ noto che la commissione scientifica formata da World Athletics per valutare il caso di Caster Semenya e delle altre “amazzoni” degli 800 affette da iperandroginismo (la burundiana Francine Nyonasba e la kenyana Margaret Wambui) ha stabilito che alti livelli di testosterone portano indubbi e forti vantaggi a chi pratica le distanze tra i 400 e il Miglio.

Il caldo consiglio – o meglio, l’imposizione – è di assumere farmaci che abbassino il tasso. Parafrasando Mary Poppins: con la pillola va giù. Della Wambui non si è più sentito parlare, Semenya è andata avanti nella sua battaglia di diniego coinvolgendo anche associazioni che lottano per i diritti umani e assaggiando senza risultati di rilievo i 5000, Nyonsaba si è “riconvertita” su lunghe e lunghissime distanze correndo in 30’41” e finendo quinta nei 10.000 di Tokyo e vincendo le due miglia a Eugene in un tempo che a occhio vale 8’20” sui 3000. Non male.

Alla luce di quel che sta avvenendo, la domanda è: ma chi ha detto che un alto livello di testosterone assicuri vantaggi a chi corre nella ristretta area tra il “quarto” e il miglio? L’ha detto la commissione scientifica. Ma ha tenuto conto che una maggior forza assicura risultati dappertutto? La forza assicura resistenza allo sforzo, ed è la ragione per cui ci si dopa assumendo ormoni. Si potrebbe aprire anche un capitolo sul sangue e sull’EPO, ormai consumato anche dagli africani, ma qui non è il caso.

E così arriviamo finalmente a Christine Mboma e a Beatrice Masilingi, entrambe nate nel primavera del 2003, namibiane come il loro illustre predecessore Frank Fredericks. Nella prima parte dell’anno hanno disseminato la stagione di progressi strabilianti sui 400, per approdare a 49”22 e a 49”53. Il tempo di Christine è di due decimi inferiore al trentennale record mondiale under 20 di Grit Breuer che iperandrogina non era nata, ma l’avevano fatta diventare. Miracoli del Turinabol made in DDR.

Poco prima dei Giochi è arrivata la notizia che non avrebbero corso i 400 per via del loro status e così ci si poteva aspettare una partecipazione pro forma: sono due ragazzine, esordienti ai Giochi e neanche nella loro distanza. E’ finita che sono andate tutte e due in finale, seconda e sesta, e che Christine ha bruciato la bella Gabrielle Thomas, 21”61 ai Trials, e in 21”81, un altro mondiale under 20, ha ceduto solo a Elaine Thompson, 21”53, seconda di sempre dopo “FloJo”, così come nei 100. Un finale impressionante, già fatto intravvedere in una semifinale da 21”97.

Molti importanti paesi hanno disertato i Mondiali under 20 di Nairobi, la Namibia no. Christine e Beatrice hanno fatto doppietta, 21”84 e 22”18, e hanno portato al secondo posto la staffetta con frazioni vertiginose, 9”86 e 10”16.

Ora, come diceva il compagno Lenin, che fare? Rivedere i parametri? Allargare? Restringere? Consigliare anche alle prodigiose ragazzine l’uso di farmaci che abbassino i loro eroici furori? Non resta che attendere l’arrivo di una giovane sconosciuta, possibilmente di un paese esotico, che tiri il peso a 23 metri e mezzo. Iper o super?

PS – Una risata può seppellire ma può anche sostenere il traballante spirito. Dato l’argomento, mi concedo un bis, e se fa parte, oggi, di un repertorio scorretto, amen. Jack Lemmon a Tony Curtis, in “A qualcuno piace caldo”: “Ci troveranno, ci ammazzeranno, ci porteranno all’obitorio femminile e io morirò di vergogna”.