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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

   Direttore: Gianfranco Colasante    info@sportolimpico.it

Gianfranco Colasante
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I sentieri di Cimbricus / Quando si sfondano i cancelli del cielo (1)

Giovedì 19 Agosto 2021

 

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A spasso nel tempo per rivivere le grandi gare della storia: quelle che hanno spostato in avanti i confini tremolanti del gioco, per entità tecnica e per profondità del risultato complessivo. Per chi non c’era ancora e per chi c’era e amerebbe ricordare. (Prima parte).

Giorgio Cimbrico

Provare a tracciare delle coordinate per inoltrarsi in un compito ambizioso: scoprire la gara/le gare che ci hanno coinvolto e sconvolto, che hanno lasciato tracce indelebili e che possano rispondere ad alcuni requisiti: un picco fuori dal normale per il vincitore, una profondità nel risultato complessivo, un sovvertimento portato su quegli elenchi fondamentali che sono le graduatorie di tutti i tempi, tutto questo senza tralasciare il colore e il calore dei raggi della bellezza assoluta. Lo spunto, naturalmente, è la finale dei 400H di Tokyo che può assumere le sembianze della grande onda dipinta da Hokusai.

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Italian Graffiti / 9"80: anatomia di un'estate italiana

Mercoledì 18 Agosto 2021

 

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I quaranta giorni che cambiarono il mondo della velocità: fatti ed antefatti, noti e meno noti, che hanno portato Lamont Marcell Jacobs a diventare l’uomo più veloce del mondo e a vincere due medaglie d’oro ai Giochi di Tokyo.

Gianfranco Colasante

Dall’abbraccio soffocante di Enrico Letta e Matteo Salvini, è riuscito a divincolarsi come dal più serrato dei cambi di staffetta. “Non mi occupo di politica, corro e basta”, lapidario. Con Ius soli e dintorni, già a Tokyo invocato da Giovannino Malagò (subito rimbrottato dalla Lega: “occupati di sport, dove stai facendo bene”), Lamont Marcell Jacobs non vuole avere niente a che fare. Meno che meno che lo si tiri da destra o da sinistra. Più che comprensibile, visti i toni del dibattito sfuggiti ad ogni controllo. E soprattutto lontano dalla realtà dei fatti e dei numeri. C’è chi ha annuito, ma anche chi l’ha accusato di becero qualunquismo. Capita. Ma è indubbio che le priorità per lui, dopo il rientro con le due medaglie d’oro al collo, restano decisamente altre.

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I sentieri di Cimbricus / La lunga marcia di Vladimir

Mercoledì 18 Agosto 2021

 

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Roma è stata l’alfa e l’omega nella vita di Golubnichy. Ai Giochi del 1960 vinse la sua prima medaglia olimpica, agli Europei del ’74, 38enne, conquistò un titolo che, curiosamente, non aveva mai colto.

Giorgio Cimbrico

“Un simbolo, un punto di riferimento, un campione dall’incredibile continuità. Lo incontrai a Milton Keynes nel ‘77: io poco più che un ragazzo, lui il veterano, una figura già storica”: Maurizio Damilano, così come il gemello Giorgio e il fratello maggiore Sandro non hanno mai nascosto di nutrire per l’ucraino stima, ammirazione, affetto. E proprio Maurizio ha provato a … imitare Vladimir: oro olimpico nell’80, titolo mondiale nel 91, un abisso di tempo dopo.

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Osservatorio / Tokyo 2020: chiudiamo qui con lo Sport

Martedì 17 Agosto 2021

 

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Le analisi sui Giochi si concludono con la parte sportiva vera e propria e con quello che ne consegue, dai ritorni mediatici alla televisione. Con uno sguardo al futuro e una postilla – inevitabile – sull’Atletica, vera trionfatrice a Tokyo.

Luciano Barra

L’ultimo articolo su Tokyo 2020 voglio dedicarlo allo sport, e non solo all’atletica. Io credo che ai Giochi Olimpici tutti gli sport abbiano la loro dignità. Come ho già avuto modo di scrivere esiste però una condizione basica, che siano il meglio del meglio. Per questo ho scritto che il CIO debba rivedere la sua posizione con alcuni sport professionistici, prima riducendo i contributi provenienti dai Giochi e secondo condizionato la loro presenza alla protezione dell’evento olimpico nel calendario della stagione e stimolando la partecipazione dei migliori del mondo. Ciò non è avvenuto né nel Tennis né nel Golf.

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I sentieri di Cimbricus / Nella terra dei record mostruosi

Martedì 17 Agosto 2021

 

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Riducendo a un telegramma: record mostruosi, Karsten Warholm come Forrest Towns. Tema: i progressi che spediscono nel futuro e in un’altra dimensione, con un comune denominatore, gli ostacoli. Bassi o alti, fa poca differenza.

Giorgio Cimbrico

Se il 45”94 di Warholm ha stordito, ha obbligato a inevitabili accostamenti (un buon tempo sui 400, non c’è che dire), ha proposto interessanti domande (Warholm, Rai Benjamin e Alison dos Santos hanno prodotto la più grande gara della storia, e non solo sui 400H?), come venne accolto il 13”7 di Towns, detto Spec, che spazzava il quintuplo 14”1 del bel georgiano? Con una burla. “Gli telefonammo in camera: ehi Spec, il record non te lo riconoscono perché si sono accorti che c’erano solo nove ostacoli. Ci rimase male e solo il giorno dopo gli dicemmo che era tutto uno scherzo”, raccontava anni dopo Archie Williams, campione olimpico dei 400 a Berlino così come Towns nelle barriere alte: 14”2 in finale e 14”1 in semifinale, record mondiale uguagliato. Ancora.

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