Milano Cortina 2026 / Spente le luci, quel che resta dei Giochi
Lunedì 23 Febbraio 2026
Una domanda per i giornali nazionali, sportivi o no: quante volte, negli ultimi dodici mesi, erano stati pubblicati o ricordati i nomi dei diciotto atleti azzurri che a Milano Cortina sono saliti sul podio e oggi così celebrati?
Luciano Barra
I Giochi sono finiti con tanta “gloria” per l’Italia, non solo per le medaglie. Vorrei avere tempo –, e voglia –, per fare una ricerca su quelli che per anni hanno sbeffeggiato i Giochi Olimpici in genere, e quelli di Milano Cortina in particolare, come la più nefasta sventura che si possa abbattere su un Paese. Ma non lo meritano. Anzi meritano ora di essere collocati nel limbo dei dannati. Non hanno mai capito che i Giochi Olimpici non sono solo un avvenimento sportivo, ma qualcosa di più grande.
Duncun Mckay, noto giornalista olimpico, ha scritto: “When the Olympic flame is extinguished in Verona tonight, it will bring the curtain down on a Winter Games that has exceeded all expectations, making may be the best in 102-year history”. Detto e scritto da un inglese è più che un complimento, che va girato agli organizzatori dal Presidente e dall’Amministratore Delegato all’ultimo dei 18.000 volontari.
Ha fatto bene il CIO ad assegnare loro l’Ordine Olimpico d’argento (l’oro è andato solo a Mattarella e Meloni) insieme a quello ai Ministri Salvini, Giorgetti ed Abodi. Posso chiamarli ora “colleghi”, fregiandomi anche io di quello ricevuto nel 2006 per Torino insieme alla “commenda” datami dal presidente Ciampi.
Ma viste le miei origini “muscolari” voglio invece fare alcune ricerche e domande più terra terra al mondo della stampa, in particolare a quella sportiva, Gazzetta in testa: quante volte negli ultimi dodici mesi sono stati citati i nomi di: Voetter/Oberhofer o Rieder/Kainz-waldner o Simone Deromedis o Nadalini/Betti/Spechenhauser o Federico Tomasoni o Moioli/Sommariva o Lucia Dalmasso o Riccardo Lorello o Graz/Barp/Carollo?
Rimarresti delusi: quasi mai. Mi viene spontanea una domanda: ma quanto verranno ricordati nei prossimi mesi? Tutto questo a vantaggio di quella pletora di giocatori di calcio stranieri dai nomi impronunciabili e dalle qualità tecniche ancora da scoprire, cose che fanno venire forti dubbi sul perché loro sono causa di dilapidazione di patrimoni societari e suggeritori di titoli sui giornali.
Tutto ciò è causa della mancanza di cultura sportiva e purtroppo non basta un’edizione dei Giochi Olimpici per colmare questa lacuna. Ognuno di questi scribacchini, direttori compresi, meriterebbero una continua “full immersion” sulla storia dello Sport e dell’Olimpismo. E non ci raccontino che il pubblico vuole questo. Dubito che al grande pubblico interessi più di Saelemaekers o di Arianna Fontana; o di Sara Curtis e di Thomas Ceccon che per mesi si sono allenati fra US ed Australia e le cui storie sportive ed umane interesserebbero di più di quei giocatori con tante K o W.
Per tornare ai Giochi di Milano-Cortina grazie a chi ci ha creduto fino alla fine e grazie per aver fatto risplendere l’Italia molto più di quanto meriti. Questo, grazie allo Sport, avviene da decenni.
Per rimanere al fatto prettamente sportivo, come sottolineato nel mio precedente articolo, la nuova “motorizzazione” a quattro cilindri (Governo, CONI, Federazione Sportive e Forze Armate) si sa dimostrando più che vincente.
Tra le tante classifiche pubblicate in queste ore, a mio modo di vedere una merita di essere ulteriormente ricordata, quella relativa alla “Discipline a Medaglia” con le relative valutazioni. Ecco quanto:
11 Disc. – USA (8 medaglie nel Freestyle)
10 Disc. – ITALIA (medaglie molto distribuite)
9 Disc. – GERMANIA (19 medaglie nelle gare di Sliding!)
8 Disc. – SVIZZERA (9 nello Sci alpino)
7 Disc. – NORVEGIA (14 medaglie nel Cross!)
7 Disc. – FRANCIA (13 medaglie nel Biathlon!)
7 Disc. – CANADA (5 medaglie nel Freestyle)
5 Disc. – SVEZIA (10 medaglie nel Cross donne)
5 Disc. – GIAPPONE (9 medaglie nello Snowboard)
2 Disc. – OLANDA (20 medaglie dalla gare di Pattinaggio!)
Tutto ciò esalta la nostra performance in particolare rispetto all’Olanda che nell’ultime giornate ci ha superato immeritatamente.
Altre due tabelle che meritano attenzione sono quelle relativi ai Club delle Forze Armate: sia quella relativa alla presenza di propri Atleti/Atlete nella squadra Olimpica, che quella della distribuzione delle medaglie.
ESERCITO – 33 Atleti/e in 11 Discipline
FIAMME ORO – 33 Atleti/e in 10 Discipline
FIAMME GIALLE – 30 Atleti/e in 10 Discipline
CARABINIERI – 22 Atleti/e in 8 Discipline
FIAMME AZZURRE – 8 Atleti/e in 3 Discipline
AERONAUTICA – 4 Atleti/e in 3 Discipline
CLUB CIVILI – 65 Atleti/e (dei quali molti tesserati con società estere)
Ancora più interessante è la tabella della distribuzione delle medaglie per Corpi in divisa:
12 Mdg.: FIAMME GIALLE – di cui 3 d’Oro
10 Med.: CARABINIERI – di cui 5 d’Oro
7 Med.: ESERCITO – di cui 1 d’Oro
7 Med.: FIAMME ORO – di cui 1 d’Oro
1 Med.: FIAMME AZZURRE –
3 Med.: CLUB CIVILI – di cui una d’Oro
Non voglio pensare cosa sarebbe lo Sport Italiano senza il supporto delle Forze Armate, un altro importante contributo, non solo economico, dello Stato.
Per chiudere darei un ulteriore medaglia d’oro (cosa che ci permetterebbe di riconquistare il terzo posto ….) a Luciano Buonfiglio, il nuovo Presidente del CONI. Lo faccio cospargendomi la testa di cenere, non per aver il piccolo refuso sul suo nome nel mio precedente articolo, ma per non aver avuto fiducia nella sua candidatura.
Infatti non posso dimenticare quando – un paio di settimane prima della sua elezione, nel giugno del 2025 – l’ho visto allo Stadio Olimpico (quello vero di Roma) in occasione dell’ultimo Golden Gala di Atletica.
Vagava nella tribuna d’onore ignorato da tutti. Io non lo avevo mai conosciuto direttamente perché nella mia militanza al CONI avevo avuto diretti contatto con i suoi predecessori Sergio Orsi (anche Presidente della Federazione Internazionale) e Francesco Conforti. Erano i periodi d’oro di Antonio Rossi e Josef Idem.
Per questo mi sono alzato e sono andato a salutarlo e ci siamo scambiato pochissime parole di circostanza e di incoraggiamento. Ma la mia impressione non fu positiva. Sicuramente Pancalli, il suo rivale nella corsa alla presidenza del CONI, mi appariva più carismatico e più saldo sulle gambe. Sarà un “clone” di Malagò, con tutto quello che ciò significava.
Ed invece Luciano Buonfiglio si è superato, ma non per le medaglie vinte. Lui stesso ha enumerato più volte l’elenco di coloro a cui vanno ascritti i meriti, dimostrando in questa un’umiltà invidiabile. Ma per aver raddrizzato in maniera intelligente la barra del timone del CONI verso un’intelligente e saggia collaborazione con i diversi “Stakeholders”, soprattutto con Sport e Salute e Federazioni. Non più separati in casa come era stato per gli otto anni precedenti (Sporte Salute e CONI vivono a pochi corridoi di distanza) o in continuo conflitto con alcune importanti Federazioni.
È un merito questa svolta data da Luciano Buonfiglio alla politica del CONI. Un doppio merito per uno nato e vissuto in un periodo in cui il CONI era “egocentrico”. È anche questa una lezione che Buonfiglio dà agli ambiziosi e rampicanti giovani dirigenti. Accompagnato alla dimostrazione che “quando si fa squadra, si vince”, è un bell’esempio che lo Sport dà anche alla impresentabile politica italiana dove ci si becca quotidianamente come i “capponi di Renzo” (non solo Matteo).
Ora già si parla di una candidatura di Roma per il 2040. Speriamo che Buonfiglio inverta la tendenza del passato di candidatura “copia e incolla” (ne ho colpa anche io), ma a qualcosa che serva veramente a Roma per uscire dal suo “torpore storico”. L’assegnazione avverrebbe nel 2032/2033 – 7 anni prima –, ma Roma e l’Italia, vista la nostra litigiosità politica e i rischi burocratici, hanno bisogno di molto più tempo. E quindi meriterebbe mettere ORA intorno al tavolo urbanisti ed economisti per capire di cosa Roma avrebbe bisogno.
Tra l’altro ambire al 2040 potrebbe essere un errore. Proprio in questi giorni il presidente federale tedesco, Steinmeier, ha annunciato che la Germania ambisce a candidarsi per il 2040-2044 non volendo in alcun modo farlo per il 2036, cento anni dopo Berlino, anniversario che i tedeschi non vogliono proprio commemorare. Questo rende il 2036 più accessibile anche perché i Giochi Estivi, dopo due edizioni oltreoceano (USA ed Australia), dovranno ritornare in Europa.
Vedremo. Inshallah!
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