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I sentieri di Cimbricus / Ce la fara' Keely Hodgkinson?

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Domenica 22 Febbraio 2026

 

keely 

Intendo a riportare in Gran Bretagna il record del mondo degli 800? Che manca da quasi sessant’anni, dal 1967, quando l’australiana Judith Pollock tolse un decimo al 2’01”1 dell’oro olimpico vinto da Ann Packer a Tokyo '64.

Giorgio Cimbrico

Ann era una quattrocentista, era stata seconda nel “quarto” dietro Betty Cuthbert, aussie anche lei, e non era riuscita a resistere all’invito del fidanzato Robbie Brightwell: “Prova gli 800 e vedrai”. Aveva provato, aveva visto e aveva vinto con un record del mondo ufficiale: i tempi della misteriosa nordcoreana Sin Kin Dan non vennero mai riconosciuti.

Prima di ripartire, Robbie conquistò l’argento con la 4x400. Tornati a casa si sposarono e fecero gli insegnanti. Erano giovani, ma quella era un’altra atletica. E questa è una storia vecchia, un po’ romantica. Lieve.

E ora la stessa domanda, più o meno: ce la farà Keely Hodgkinson a battere il record degli 800, il più vecchio che ci sia, 43 anni il prossimo 26 luglio, 1’53”28, stabilito da chi ottocentista non era ma quando si improvvisò lasciò un segno profondo come le impronte di Godzilla: Jarmila Kratochvilova, 75 anni compiuti da poco.

Keely è di Wigan, famosa nel mondo per la squadra di rugby league, la versione proletaria del rugby union: tredici giocatori invece di quindici. Ha un viso che sarebbe piaciuto a Burne Jones o a Dante Gabriel Rossetti e in neanche 24 anni di vita è stata una magnifica perdente (seconda ai Giochi di Tokyo, seconda ai mondiali 2022 e 2023, terza a quelli dell’anno scorso, seconda ai Giochi del Commonwealth 2022) che non si è mai persa d’animo: oro a Parigi, finalmente, e, nel frattempo, un paio di titoli europei.

La campagna per puntare al record più antico doveva cominciare l’anno scorso ma Keely ha sofferto un imprevisto malanno fisico: il lungo viaggio di andata e ritorno per e da Buckingham Palace dove ha ricevuto un “honour” reale – che ha seguito quello attribuitole dalla BBC – ha lasciato tracce nella sua muscolatura di seta.

Ai campionati britannici di un paio di settimane fa è ricomparsa per un test. “Correrò solo la batteria”. A palmi, 56” la prima parte, 60” la seconda per 1’56”33, record nazionale e terza prestazione indoor di sempre. Davanti solo l’1’55”82 della slovena Jolanda Ceplak e l’1’55”85 dell’austriaca Stephanie Graf, divise solo da tre centesimi agli Europei di Vienna il 3 marzo 2002, giorno mese e anno di nascita di Keely. “Deve essere un segno del destino”, ha detto e ripetuto avvicinandosi alla serata di Lievin quando nessuno, neppure lei, mimetizzava le vere intenzioni.

Come è andata i suiveur lo sanno benissimo: ben assistita dalla lepre, la polacca Grycz, è passata in un veloce 26”47, è transitata a metà gara in 55”06 e nella fase cruciale del mezzo miglio, tra i 400 e 600, ha mantenuto assetto e ritmo – 29”50 – per chiudere con un ultimo 200 in 29”81. Il record è diventato un bel regalo di compleanno: 1’54”87, 95 centesimi di progresso sul primato della Ceplak che nel 2007 ebbe due anni di squalifica per positività all’Epo. Jolanda si è sempre dichiarata innocente.

Il tempo è vicino al record personale e britannico all’aperto, 1’54”61, che la rende la sesta di sempre e la terza del XXI secolo dopo Pamela Jelimo e Caster Semenya.

Non resta che rinnovare la domanda, ancora con qualche correzione: può, Keely Hodgkinson battere il record di Jarmila Kratochvilova e in che modo?

Atlete diversissime, non solo per le epoche storiche che le dividono ma anche per il fisico e le attitudini. Jarmila chiuse la carriera con 11”09, 21”97, 47”99 (prima donna a scendere sotto i 48”) e con il monumento che costruì in Baviera. Keely è un’ottocentista classica, con una base veloce che non si avvicina neppure lontanamente a quella della potente ceka: il suo record sui 400 è savonese, centrato nel maggio del 2024 e fissato a 51”61, tre secondi e mezzo abbondanti tra l’una e l’altra. Un baratro. Un baratro anche sotto il profilo stilistico, di assetto: la forza di Jarmila opposta alla calligrafia e alla tenuta di Keely su ritmi molto sollecitati.

In realtà, una chance esiste e messa giù sulla carta può apparire concreta: primo giro in 55”, un aiuto supplementare di una seconda scanditrice di ritmo per portarla sino nei pressi dei 600 per confezionare una seconda parte in 58”. Fa 1’53”. Tutto semplice, vero?

Se il tentativo verrà fatto al meeting di Londra, previsto il tutto esaurito. Ma questo è capitato e capiterà anche senza assalti alla storia. Là è sempre tutto esaurito e senza biglietti omaggio.

 

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