Duribanchi / Gli italiani perdonano tutto, tranne il successo
Martedì 15 Luglio 2025
“Sinner è maledettamente normale. Sinner – piaccia o non piaccia – è un fuoriclasse. E lo vedremo ancora a lungo a rete su un campo da tennis. E' speciale come pochi ma non fa nulla per ricordare che lo è. E questa è la sua forza.”
Andrea Bosco
Sul carro (del vincitore) esauriti anche gli strapuntini. Sono saliti tutti dopo la vittoria di Sinner a Londra. Beh, tutti è esagerato. Gli spalti sono gremiti anche di odiatori di ogni tipo. Quelli che “non è italiano”. Quelli che “guadagna troppi soldi”, quelli che “si concede a troppe pubblicità”. Quelli che “è uno snob che non rilascia interviste”. Quelli che “non è andato da Mattarella”. Quelli che “ha la residenza a Montecarlo e non paga le tasse in Italia”.
E ancora. Quelli che “dovrebbe fare beneficenza” (magari la fa senza dirlo). Quelli che “non ha mai detto una parola per i bambini di Gaza”. Quelli che “perché non si spende per l'ambiente e la crisi climatica?”. Quelli che “deve portare un cero a Dimitrov che si è fatto male”. E inevitabilmente quelli che “ha patteggiato con la WADA perché si era DROGATO”.
Scriveva un tale Shaw (omonimo del più celebre George Bernard), umorista della frontiera: “Il fanatico è l'uomo peggiore che ci sia. La ragione con lui non vale e la legge proibisce di bastonarlo”. Quindi inutile rammentare al pueblo che Sinner non si è drogato e che la cosa è stata riconosciuta anche dalla WADA, organizzazione discussa e discutibile incorsa in millanta castronerie nel corso della sua storia che andrebbe se non cancellata almeno radicalmente riformata. Specie alla voce: “dimenticanze sul doping dei nuotatori cinesi medagliati poi alle Olimpiadi”.
Inutile rammentare che Sinner (come tutti i milionari sportivi, di ogni disciplina) le tasse le paga a Montecarlo (anche) perché la tassazione in Italia è ignobile: più di un “pizzo” di Stato. Molto di più. Come ben sanno quanti si vedono decurtati fino al cinquanta e oltre % dello stipendio, in busta paga. Per sovvenzionare cosa poi? Magari i film d'autore. Quelli che costano fino ad un milione di euro. Incassano mille euro al botteghino e a volte sono visti da 9 (nove) persone in sala. Altri son gli evasori: conosciutissimi. Il welfare è una grande conquista. Civile e necessaria per sostenere le fasce più deboli della popolazione. Ma in in Italia con il welfare si è per decenni barato: una “assistenza” da paesi nordici (oggi neppure loro se la possono più permettere) e dei servizi da paese subsahariano.
Inutile rammentare che se Dimitrov è stato sfortunatissimo (Sinner era sotto di due set) anche il bulgaro era stato fortunato incappando nel guaio al gomito di Sinner. Inutile rammentare che Sinner è altoatesino, ergo italiano: per la carta geografica e per la costituzione. Inutile. Come spiegava Flaiano (mi pare) “gli italiani ti perdonano tutto (mah... da verificare) tranne il successo. “Il carro” di cui sopra è certamente di Ennio Flaiano, principe degli aforismi. I postulanti (aumenteranno a dismisura nelle prossime settimane) si affollano: per un selfie o per qualche cosa di più sostanzioso.
Raccontò Giorgio Bocca che investito da improvvisa e tracimante popolarità televisiva per “Il Musichere“, Mario Riva, comico di seconda fila a Cinecittà, era letteralmente subissato ogni giorno da richieste di aiuto e da aspiranti concorrenti di una televisione che stava entrando nelle case degli italiani. Bocca definiva “Il Musichiere” il parallelo della 600, l'utilitaria che aveva messo le ruote al paese. Quando morì (cito sempre Bocca) nel segno di una isteria collettiva, Roma letteralmente si fermò per omaggiare “Mario de noantri“ che aveva ospitato senza sapere una parola di inglese divi della canzone e del cinema americano. E un sabato sera aveva convinto sua maestà Omar Enrique Sivori (prima di un Roma-Juve vinto poi dalla Lupa) a palleggiare negli studi del “Musichiere”. Basta poco in fondo per catturare il cuore del popolo. Come ben sa ogni rivoluzionario che abbia dispensato “giustizia e libertà” salvo poi … Ma questa è un'altra storia.
Io brindo a Sinner perché è così diverso nella sua normalità. Quando ha vinto a Wimbledon, terra incantata dove tutti sono vestiti di bianco, dove è previsto che i reali si intrattengano con un paio di raccattapalle, dove il rito delle fragole con la panna è più importante di quello del silenzio (ormai neppure a Wimbledon rispettato) che dovrebbe essere regola nel tempio del tennis. I tempi cambiano: inesorabilmente. La principessa che è un miscuglio di classe e di eleganza (mica la shampista che ha accalappiato il credulone Harry e che smercia come fatte in casa – da lei, con le sue manine – marmellate industriali confezionate in serie) non è peraltro la Vecchia con i suoi inimitabili cappellini. La Vecchia, con quel nome Elisabetta, che ancora incute rabbia nella Spagna cattolica, la Vecchia che rivendicava a uno dei suoi dipendenti di essere “un meccanico” formatasi durante la Seconda Guerra Mondiale: ecco, a Jannik Sinner , per avere il suo trionfo un sapore completo è mancato solo che a premiarlo fosse stata la Vecchia. Puoi essere repubblicano e persino socialista, ma la Vecchia è un monumento che va oltre l'ideologia. Puoi detestare i sovrani e le teste coronate, man non puoi detestare la Vecchia. Farlo, sarebbe contro la storia.
Sinner è maledettamente normale, quanto Alcaraz è eccentrico. Non è e non sarà mai Nole, l'antipatico, non sarà mai Nadal lo sgobbone. Nè il glaciale Borg. Né l'irascibile John McEnroe con il quale al Roland Garos (francesi che si incazzano e italiani ulcerosi) sarebbe finita male per il giudice di sedia che non aveva provveduto a (come sarebbe stato sacrosanto) sospendere l'incontro di Sinner. Oggi “girano” non solo ai francesi. Sinner è della pasta educata di Sampras e Federer. Dal maestro di cerimonia ha dovuto farsi spiegare come comportarsi con la principessa. Dopo aver vinto ha avuto solo un piccolo sorriso di soddisfazione prima di sciogliersi come qualsiasi altro umano.
Sinner – piaccia o non piaccia – è un fuoriclasse. E lo vedremo ancora lungo a rete su un campo da tennis. E' “normale” quanto può esserlo nell'approccio un impiegato del catasto. Non è una icona arcobaleno come Alcaraz. E' il ragazzo della porta accanto che apre l'uscio alle signore e dice buongiorno quando ti incrocia. E' speciale come pochi ma non fa nulla per ricordare che lo è. E questa è la sua forza. Oltre ad una cultura del lavoro che oggi molti possiedono ma che in lui è maniacale. Mi spiegava Gianni Clerici, il più grande dei commentatori di tennis mai apparso nel bel paese, che Pietrangeli avrebbe potuto essere anche più grande di quanto è stato “ma che era un ... birichino”. E quanto a Panatta, anche lui di birichinate ne faceva, ma soprattutto indulgeva a tavola con quei “maccaroni” che Albertone in “Un americano a Roma” se li “magnava”.
Sinner è il più grande tra gli italiani. E potrebbe diventarlo nel mondo. Se gli dei del tennis lo assisteranno. Oggi è nell'Olimpo. Con “Pablito” Rossi e il vecio Bearzot, con Lippi e la sua banda che un altro Rossi non avrebbe voluto mandare ai mondiali di Germania nel 2006. Con il Pozz che avrebbe voluto sbranarlo Recalcati quando ad Atene alle Olimpiadi, in trance agonistica, si sentiva onnipotente e Charlie (giustamente) lo mise in panca. (Pozz, ti arriva Di Vincenzo, i giovani in sommer league stanno facendo meraviglie al pari del Gallo: dai che forse è la volta buona).
Come la divina Federica (che magari parla troppo), come Mennea e la Simeoni. Come Jacobs. Come Pantani e prima di lui Bartali e Coppi e Gimondi e Moser. Come Nino Benvenuti che da poco ci ha lasciati e con il quale spesso abbiamo fatto notte per vederne le gesta. Come tanti altri: italiani, davvero brava gente. Niente è impossibile. Alle Olimpiadi del 1960 pronosticavano che solo un tedesco o un americano avrebbero potuto vincere i 200 metri: poi li vinse Livio Berruti, volando in pista, anche lui ragazzo della porta accanto. Onore a Sinner che ha portato in alto il tennis italiano dando un messaggio a Cobolli (forse il più talentuoso della nidiata), a Musetti, a Sonego, ad Arnaldi, a Jasmine Paolini: ragazzi (e ragazze) dateci dentro che i sogni si possono avverare.
Quanto agli invidiosi (destinati ad aumentare) l'unica consolazione è affidarsi a Russell (Bertrand) che spiegava come l'invidia sia “la base della democrazia“. Facciamo a fidarci?
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