I sentieri di Cimbricus / Il ragazzo che non conosceva ostacoli
Martedì 8 Luglio 2025
L’impresa di Forrest Towns è finita in un gigantesco magazzino, più o meno come quello dell’ultima scena di “Indiana Jones e i predatori dell’Arca perduta”: sulla cassa è scritto 27 agosto 1936. L'Arca perduta degli ostacoli.
Giorgio Cimbrico
Quelli che hanno abbattuto barriere: si comincia sempre con Roger Bannister, il primo sotto i 4’ nel Miglio e si prosegue, su e giù per il tempo, a palmi e con immancabili omissioni, con Jesse Owens, Sergei Bubka, George Horine, Rosemarie Witschas, Jim Hines, Tommie Smith, Lee Evans, Ron Clarke, Said Aouita, Jonathan Edwards, Yelena Isinbayeva, Vilma Bardauskiene, Marlies Oelsner, Uwe Hohn. Oggi con Beatrice Chebet, fresca del primo meno 14’ sui 5000.
L’impresa di Forrest Towns è finita in un gigantesco magazzino, più o meno come quello dell’ultima scena di “Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta”: sulla cassa è scritto 27 agosto 1936. E’ l’Arca perduta degli ostacoli e del più violento progresso su una distanza breve.
Towns, detto “Spec”, era una specie di Robert Redford in anticipo o, per rimanere ai suoi tempi, un giovanotto perfetto per il Grande Gatsby. Il padre era un fabbro che lavorava per le ferrovie della Georgia e non poteva permettersi di spendere dollari per un paio di scarpe da atletica. Così Forrest al liceo non scese mai in pista. Si divertiva con dei ritti e un’asticella che padre e fratello avevano messo insieme alla bella e meglio.
Un vicino vide il ragazzo saltare, ne parlò con un amico, cronista locale, che scrisse un articolo. Venne letto per caso da Weems Baskin, allenatore dell’università della Georgia. Convocò il giovanotto e per Forrest ottenne una borsa di studio. “Farai gli ostacoli”. Forrest disse che andava bene Tutto questo succedeva nel 1933.
Nel 1936 Forrest corse due volte in 14”1 le 120 yards ad ostacoli a metà maggio a Birmingham, Alabama, alla Conference del Sudest. Sarebbe stato record del mondo ma nessuno inoltrò richiesta. Una settimana dopo a New Orleans sulla distanza metrica, ancora 14”1 e stavolta record riconosciuto dalla federazione americana. Il 19 giugno vittoria ai campionati NCAA a Chicago: ancora 14”1, il quarto, omologato come record americano e mondiale anche se nel verbale di gara risulta che il vento a favore fosse +2,4. Il limite dei 2,0 venne approvato ad agosto, nel congresso che IAAF tenne a Berlino durante i Giochi.
All’Olympiastadion Forrest corse il suo quinto 14”1 in semifinale e sempre il 6 agosto divenne campione olimpico in 14”2 lasciando a due decimi il britannico David Finlay (che si sarebbe inoltrato in una lunga milizia), il compagno di squadra Frederick Pollard e lo svedese Håkan Lidman.
Tardo pomeriggio del 27 agosto, Bislett di Oslo. “Presi un avvio che non sempre mi riusciva e dopo aver tagliato il filo di lana, mi girai indietro: il più vicino era ancora sull’ultimo ostacolo. Uno mi si avvicinò e mi disse: “ehi, Spec, hai fatto il record del mondo.” E io: cos’ho fatto, 14”? No, hai corso in 13”7. “Diavolo” fu tutto quello che Forrest riuscì a dire. Non c’era un alito di vento e i tre cronometristi registrarono 13”7, 13”7, 13”8.
La giornata non era finita. Archie Williams, campione olimpico e primatista mondiale dei 400, organizzò uno scherzo. Quando Forrest era già a letto, lo chiamò: “Niente record del mondo: c’erano solo nove ostacoli”. Forrest andò fuori di testa e solo il mattino dopo a colazione gli dissero che poteva stare tranquillo. Gli ostacoli erano dieci.
| < Prev | Next > |
|---|







