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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

  Direttore: Gianfranco Colasante   

Gianfranco Colasante
BRUNO ZAULI
“Il più colto uomo di sport”




Gianfranco Colasante
MITI E STORIE DEL GIORNALISMO SPORTIVO
La stampa sportiva italiana
dall’ Ottocento al Fascismo
(le oltre 400 testate dimenticate)





Italian Graffiti / Elezioni: cambiare tutto per non cambiare nulla

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Venerdì 26 Agosto 2022

 

cozzoli 


Non un argomento prioritario nei programmi elettorali dei vari schieramenti, quello dello sport, ma con ritorni significativi per milioni di persone. Troppi i soggetti in campo: si può fare qualcosa per razionalizzare?

Gianfranco Colasante

Si può essere o meno d’accordo con Carlo Calenda quando, a proposito dei programmi elettorali, con la consueta sicumera afferma che “sono tutte balle”. Ma è anche vero che si resta un po’ perplessi, limitandosi allo sport e dintorni, nello scorrere le intenzioni di quanti – partiti o coalizioni imposte dal Rosatellum – il prossimo 25 settembre daranno vita al governo post-Draghi. In quelle pagine c’è di tutto e il contrario di tutto, con proposte molto lontane dall’esistente, modulate sulle abituali evocazioni che riempiono il nostro vuoto quotidiano: resilienza, condivisione, partecipazione, sostenibilità.

Come capita, solo a mo’ d’esempio, sia inteso, con la coalizione di centro-sinistra capeggiata da Enrico Letta e da Fratoianni che – con prosa anni Sessanta (quando l’UISP non si vergognava ancora dello “sport popolare” diventato oggi un più rassicurante “sport per tutti”) – sogna l’istituzione di un Ministero dello Sport che “definisca le politiche pubbliche” per il settore. Oppure – udite, udite – una riedizione dei Giochi della Gioventù e nel contempo di elevare/ridurre la pratica sportiva a “un farmaco, prescrivibile dal medico di base e detraibile dalla dichiarazione dei redditi”. Pensate un po’ se aveste l’uzzolo di giocare a golf o provare con la motonautica.

Né molto più convincenti appaiono le ricette della controparte di centro-destra, rintracciabili all’ultimo punto del programma stilato qualche settimana fa da un direttorio di otto personalità, peraltro con competenze specifiche piuttosto vaghe. Sotto il paragrafo “giovani, sport e sociale” (non per nulla la leader Giorgia Meloni, già ministro della gioventù nell’ultimo governo Berlusconi, lo sport lo vede come contrasto alle “devianze” giovanili), le cose si fanno un po’ sfumate. Si va da un generico “sostegno allo sport quale strumento di crescita e integrazione” alla introduzione di non meglio precisate “borse di studio universitarie per meriti sportivi”.

Quanto al terzo polo – rutilante attorno agli ex-nemici Calenda e Renzi (“c’eravamo tanto odiati …”) –, l’argomento viene posto subito sul pratico: detto che “in termini economici lo sport vale 78,8 miliardi di euro, pari al 3% del PIL” (ma per il centro-sinistra non si andrebbe oltre il 2%, …), l’accento cade sulla rimodulazione del “rapporto sport-fisco” per le società sportive ed i vari addetti mentre, per gli amati e costosi impianti sportivi, si punta su un “partenariato pubblico/privato” buono per tutte le stagioni. Ancora impianti? Di spettacolo o di base? Non è chiaro, ma se nel frattempo mettessimo a norma quelli abbandonati al degrado o lasciati a metà dell’opera? Ci potremmo portare avanti col lavoro, senza neanche allontanarsi troppo da Roma.

La vera sorpresa però la procura il M5S – o quanto ne resta dopo scissioni e scomuniche – che sull’argomento è lapidario, non spendendo una sola parola. Amnesia o pentimento dopo il ruolo determinante avuto nella nascita di Sport e Salute? Non è chiaro. La trattativa durata mesi tra M5S – trionfatore alle elezioni del marzo 2018 – e la Lega portò ad un inedito accordo anti-CONI che il buon Malagò scoprì con gran disdoro leggendone sui giornali a cose fatte. Sensibilità diverse, ma volontà comune tra i sottosegretari Simone Valente e Giancarlo Giorgetti, avevano svuotato il secolare Comitato Olimpico da fondi e competenze, cancellandone con un breve tratto di legge storia e tradizioni.

Da quei giorni molta acqua è passata sotto il ponte del Foro Italico e, come vasi non comunicanti, mentre si svuotava il CONI, si potenziava Sport e Salute che ne ha “preso il controllo economico e giuridico” fino ad assorbirne il personale, gli impianti e, soprattutto, col diritto di fissare i contributi per le Federazioni e gli Enti di promozione. Dai tempi della ricostruzione post-fascista inventata senza quattrini da Zauli e Onesti, non era mai accaduto che lo Stato entrasse così a gamba tesa nel settore. Di fatto frantumando quell’unità tra CONI e Federazioni che per decenni aveva fatto scuola.

Le vicende di questi quattro anni sono fin troppo note, anche se le conflittualità dei primi mesi paiono sopite. A cassetta di Sport e Salute, – la società partecipata al 100% dal Ministero delle Finanze cui sono affidati i cordoni della borsa –, dal 2 ottobre 2020 siede Vito Cozzoli (nella foto), un pensionato del Ministero dello Sviluppo economico, scelto tra una cinquantina di candidati dal ministro “grillino” Vincenzo Spadafora e catapultato al vertice con un contratto triennale da 216 mila e 500 euro (Corriere della Sera, 20 Dicembre 2020), coadiuvato da due membri appena nominati, cui vanno ciascuno non più di 16.000 euro l’anno, quasi assimilabile a un reddito di cittadinanza. Incarico, quello del presidente e AD, peraltro in scadenza nel marzo prossimo, ricadente tra quelle centinaia di nomine al vertice degli enti di Stato che – in tempi non sospetti – l’onorevole Meloni aveva preteso per il governo entrante.

Nei giorni scorsi, in un intervista al Foglio, rivendicando il lavoro compiuto, Cozzoli aveva reso noto che non gli sarebbe spiaciuto restare, “perché ci stiamo appassionando”. Glielo consentiranno? Ricette collaudate non ce ne sono, ma a rigor di buon senso il governo prossimo venturo, qualunque colore avrà, dovrebbe restituire al CONI e alle Federazioni le loro competenze, semplificando il guazzabuglio dei ruoli, affidando il sociale e la promozione a “vere” strutture pubbliche: Scuola, Sanità, Difesa, tanto per citare. Lo sport olimpico o professionistico segue liturgie diverse dettate da regole internazionali. Non può essere finanziato da algoritmi inventati per l’occasione. Ma tutto troppo semplice per essere fattibile.

Le elezioni che si terranno tra un mese, campagna elettorale senza esclusione di colpi bassi, aprono in ogni caso scenari inediti. I protagonisti di quella stagione politica – Valente o Spadafora – sono rientrati nell’anonimato mentre Giorgetti – privato di gran parte del sostegno dei suoi più fedeli –, è stato spedito nella periferica Sondrio. Anche la sottosegretaria allo sport Valentina Vezzali (“Sport e Salute è il mio braccio armato”, ipse dixit) ha cambiato casacca – per la terza volta – trasferendosi dal governo Draghi che l’aveva nominata nel marzo 2021, alla corte un po’ diradata del Cavaliere che per compensarla della scelta le ha affidato un collegio “sicuro” a due passi da casa. Mentre, per restare a Forza Italia, il veterano Paolo Barelli, malgrado l’ingresso nel “cerchio magico” berlusconiano e i trionfi di Roma dovrà tentare di farsi largo nel più affollato proporzionale.

Tra tanti riposizionamenti, di certo c’è che chiunque riuscirà vincitore – col centro-destra accreditato di un largo margine sul centro-sinistra –, dovrà occuparsi, forse di malavoglia, anche del comparto sport. Con un occhio non distratto ai ricchi fondi pubblici considerato che Sport e Salute nell’ultimo triennio avrebbe distribuito, ad organismi e collaboratori sportivi, oltre due miliardi e 300 milioni. Sarà ancora tollerabile che – tra crisi energetica, inflazione e povertà montante –, a muoversi nel comparto sport siano soggetti tanto diversi, da un lato i nominati dall’alto (Sport e Salute e Dipartimento Sport di palazzo Chigi) che comandano, dall’altro gli eletti dal basso (CONI e Federazioni) che eseguono? Non sarebbe più saggio rivedere priorità o schieramenti? Nessuno per ora ne ha fatto cenno: il timore fondato è che tutto resterà come prima, e che si andrà verso un semplice spoils system.

Tutto ciò premesso, proprio alle viste del voto sarebbe auspicabile attendersi dal CONI una posizione meno soporifera di quella tenuta in questi anni, riempiti da premiazioni, festicciole e tappeti rossi (ultima frontiera: Casa Italia Collection). Anche se a ben vedere sento di dover dare pienamente ragione a Giovanni Malagò quando dichiarava all’ANSA (22 Febbraio 2013): “Anche le persone più capaci, se restano al vertice per tanto tempo, non si rendono conto che ci sono altri metodi e altri progetti da sostenere”. Lucido e preveggente. Al voto, al voto, …   


 

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